Monte dei Paschi di Siena guadagna l'1,53% in Borsa mentre Intesa Sanpaolo cede lo 0,19%: è la reazione dei due titoli all'apertura dell'istruttoria dell'Antitrust sull'OPAS da 35 miliardi di euro lanciata l'8 giugno per il controllo esclusivo di MPS. Nella stessa seduta del 15 settembre 2026 sale dello 0,93% anche Generali, il Leone di Trieste al centro di uno dei nodi esaminati dal Garante.
La divaricazione tra il titolo MPS e Intesa Sanpaolo
I numeri raccontano una scissione tra acquirente e target. MPS avanza dell'1,53%, Intesa Sanpaolo arretra dello 0,19%, Generali sale dello 0,93%. Nessuno dei tre movimenti è dirompente, ma la direzione è leggibile: il mercato tratta l'istruttoria come un filtro regolatorio, non come uno stop all'operazione.
Il provvedimento non blocca l'OPAS. L'Antitrust ha avviato lunedì 14 settembre il procedimento ai sensi dell'art. 16, commi 4 e 6, della legge n. 287/1990. Intesa e MPS hanno dieci giorni dalla notifica per chiedere di essere sentite; a seguire si apre la fase del confronto sui rilievi e sugli eventuali rimedi, quella in cui l'operazione può essere rimodellata con correttivi.
I numeri dell'istruttoria: 20, 17 e 72 province
Il Garante vuole "verificare i possibili effetti sulle dinamiche concorrenziali in diversi e numerosi mercati bancari e assicurativi, su base sia locale che nazionale". Le verifiche preliminari condotte dopo l'annuncio dell'offerta hanno individuato criticità potenziali su tre segmenti, con una geografia precisa:
| Segmento | Province con criticità |
|---|---|
| Raccolta dei depositi | 20 |
| Prestiti alle piccole imprese | 17 |
| Credito alle famiglie | 72 |
Il credito alle famiglie è il fronte più esteso: 72 province contro le 20 della raccolta depositi e le 17 dei prestiti alle PMI. L'esame riguarda anche il risparmio gestito, oltre ai mercati bancari e assicurativi.

Sul tavolo c'è l'accordo con Unipol per la cessione di 635 filiali MPS: 445 sono già individuate, le altre 190 restano modificabili proprio per rispondere ai rilievi del Garante. Sul totale delle cessioni, le filiali già identificate valgono circa il 70% (445 su 635): il margine di negoziazione residuo è concentrato sulle 190 restanti, ed è lì che si gioca la capacità di Intesa di ammorbidire i rilievi.
Il nodo Generali: 13% o 13,32%
Completata l'operazione, Intesa acquisirebbe una partecipazione in Assicurazioni Generali. Qui le fonti divergono sulla cifra. Il Sole 24 Ore indica il 13,32% in arrivo a Intesa attraverso Mediobanca; Reuters parla di una quota del 13%. La differenza può dipendere dal perimetro considerato — la catena Mediobanca rispetto alle partecipazioni dirette — ma va segnalata, perché è su questa quota che si misura il peso di Intesa nel gruppo assicurativo.
Intesa sostiene che "è possibile escludere" che la banca "sarebbe in grado di esercitare un controllo di fatto su Generali", anche perché non potrebbe nominare autonomamente la maggioranza del consiglio. L'Autorità vuole invece valutare gli effetti dell'operazione sul mercato e sulla distribuzione assicurativa, alla luce dei legami strutturali e dei rischi di scambio di informazioni tra i due gruppi.
C'è un dettaglio tecnico che pesa. Intesa punta a beneficiare delle regole di alleggerimento patrimoniale applicabili alla partecipazione nel gruppo assicurativo, il cosiddetto Danish Compromise, e per farlo necessita di una rappresentanza nel consiglio di amministrazione di Generali. Se la fusione si completasse, secondo il Garante l'incentivo di Intesa a competere in modo aggressivo con Generali potrebbe ridursi in modo significativo, e i legami di governance tra i due gruppi potrebbero facilitare comportamenti coordinati.
Cosa guarda il mercato sui prossimi passaggi
Per chi segue i titoli, la partita si gioca su due piani. Il primo è il calendario regolatorio: dieci giorni per le audizioni, poi il confronto su rilievi e rimedi. Il secondo è la capacità negoziale di Intesa, che si concentra sulle 190 filiali modificabili e sul perimetro della quota in Generali.
L'operazione vale 35 miliardi di euro in contanti e azioni. La reazione di Borsa del 15 settembre non segnala un rischio di rottura: MPS sopra la parità, Intesa in leggero calo, Generali in rialzo. Il vero test si sposta sulle prossime comunicazioni dell'Autorità e sugli eventuali correttivi che Intesa metterà sul tavolo. Fino ad allora, il mercato prezza l'istruttoria come un passaggio tecnico.






