Tokyo guida il rally asiatico (+2,08%) dopo i dati sul lavoro USA

L’indice Nikkei ha chiuso la seduta del 10 agosto a 66.970,22 punti, con un rialzo del 2,08% che trascina l’intera regione Asia-Pacifico. I 23.000 nuovi posti di lavoro creati negli Stati Uniti a luglio — un numero ben sotto le attese — hanno spento le preoccupazioni su nuove strette monetarie e acceso le scommesse su un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. A Tokyo il movimento è stato amplificato da uno yen debole, sceso a 158,42 sul dollaro, che ha dato carburante ai titoli esportatori.

Tokyo: semiconduttori e auto in prima fila

Il comparto dei semiconduttori ha messo a segno i guadagni più vistosi della giornata. Disco Corporation è balzata del +7,77%, Advantest del +6,03% e Tokyo Electron del +4,07%. Il settore beneficia della domanda legata a elettronica di consumo, cloud e intelligenza artificiale.

Sull’altro pilastro dell’industria giapponese, l’automotive, lo yen debole ha spinto Suzuki (+3,81%), Nissan (+3,14%) e Subaru (+1,75%). L’indice più ampio Topix ha guadagnato lo 0,63% a 4.100,61 punti.

Il quadro dei listini asiatici

La seduta è stata positiva per quasi tutti i mercati della regione. Taiwan ha chiuso a +1,59%, Seul a +0,65%, Singapore a +1,05%. In controtendenza Sydney, che ha ceduto lo 0,33%.

Le Borse cinesi hanno chiuso in rialzo, spinte anche dalle notizie incoraggianti su una possibile distensione della crisi in Medio Oriente. L’indice composito di Shanghai si è attestato a 3.966,59 punti (+0,67%), mentre Shenzhen è salita dello 0,04% a 14.316,96 punti. A Hong Kong l’Hang Seng ha terminato a 25.937,49 punti, con un progresso dell’1,05%.

Grafici azionari in rialzo sullo skyline di Tokyo, borse asiatiche in rally dopo i dati sul lavoro USA
Le borse asiatiche corrono con Tokyo in testa, spinta dai segnali di un prossimo taglio dei tassi americani.

Al momento delle rilevazioni, Shanghai e Hong Kong segnavano rispettivamente +0,44% e +0,76%.

Materie prime e valute: il gas sale, l’oro brilla

Lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso, ha spinto le quotazioni del gas naturale a 56,77 euro al MWh (+2,2%). Più stabile il petrolio: il WTI è arretrato dello 0,22% a 78,01 dollari al barile.

L’oro, tradizionale bene rifugio, ha guadagnato lo 0,72% raggiungendo 4.349 dollari l’oncia — un movimento coerente con le attese di tassi più bassi, che riducono il costo-opportunità di detenere il metallo.

Sul fronte obbligazionario europeo, lo spread Btp-Bund è salito a 76,7 punti base, con il rendimento del decennale italiano in rialzo di 0,6 punti al 3,9% e quello tedesco di 0,7 punti al 3,14%.

Il fattore yen e la catena export-tassi

Il cross dollaro/yen a 158,42 è il perno che collega i due motori della seduta giapponese: i tagli Fed attesi spingono al rialzo le Borse, il dollaro forte contro lo yen spinge i titoli esportatori. Una combinazione che spiega perché il Nikkei abbia corso più di tutti gli altri listini asiatici.

Per i big dell’auto, un cambio oltre quota 158 significa margini più larghi sulle vendite sui mercati internazionali. I titoli in maggiore rialzo nel settore sono stati Suzuki (+3,81%), Nissan (+3,14%) e Subaru (+1,75%).

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