La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta del 16 settembre 2026 in rialzo dello 0,69%, con il Nikkei a 63.923,00 punti, dopo aver aperto in calo dello 0,12% a 63.410,21. Il recupero di oltre 500 punti in poche ore racconta la vera dinamica della giornata asiatica: più che un rally guidato dall'attesa per la Fed, un rimbalzo sostenuto dall'allentamento delle tensioni sui rendimenti obbligazionari, favorito dal ritracciamento del petrolio. Hong Kong, Shanghai, Shenzhen, Seul e Sydney hanno chiuso tutte in territorio positivo, mentre i future su Europa e Wall Street restano indicati in salita di un paio di punti decimali.
Il rimbalzo del Nikkei: da -0,12% a +0,69% in una seduta
Tokyo ha iniziato la giornata in territorio negativo, con il Nikkei in calo dello 0,12% a quota 63.410,21 (-73 punti), frenato dalla correzione di Wall Street e dai rendimenti dei bond decennali giapponesi che hanno superato il 3%, ai massimi degli ultimi 30 anni. Da lì l'indice ha invertito la rotta fino alla chiusura a 63.923,00 punti.
Il calcolo del recupero è netto: tra apertura e chiusura il Nikkei ha guadagnato 512,79 punti, pari a circa +0,81% sul livello di partenza. Poiché il -0,12% iniziale equivaleva a 73 punti, la chiusura della vigilia si collocava intorno a 63.483 punti: il +0,69% finale corrisponde quindi a circa 440 punti guadagnati sulla seduta precedente. Le prime rilevazioni della mattinata indicavano Tokyo in rialzo dello 0,4%: un livello poi più che raddoppiato nella parte conclusiva della giornata.
Sul fronte valutario lo yen si è indebolito, a 155,10 sul dollaro e poco sopra 179 sull'euro, in attesa delle riunioni di Fed e Boj previste questa settimana.
Asia positiva, future in rialzo su Europa e Wall Street
Nella rilevazione di metà seduta i listini asiatici viaggiavano tutti in territorio positivo, con Shenzhen in testa. Per Tokyo, l'unico listino di cui è disponibile la chiusura definitiva, il dato finale è il +0,69% del Nikkei.
| Piazza | Variazione |
|---|---|
| Tokyo (Nikkei) | +0,69% (chiusura) |
| Shenzhen | +1,2% |
| Seul | +0,8% |
| Shanghai | +0,6% |
| Sydney | +0,2% |
| Hong Kong | +0,1% |
I contratti derivati che anticipano l'apertura dei listini europei e statunitensi sono indicati in rialzo di un paio di punti decimali, segnale di un sentiment costruttivo che attraversa le principali piazze prima della decisione della Federal Reserve, attesa in serata.
Bond cauti: Treasury sotto il 5%, decennale giapponese oltre il 3%
I titoli di Stato americani e giapponesi si sono mossi poco, con scambi limitati in attesa delle indicazioni della Fed. Il rendimento dei Treasury decennali USA è sceso di un punto base, restando appena sotto la soglia del 5%. In Giappone il decennale ha superato il 3% toccando i massimi da 30 anni, un livello che ha accompagnato l'apertura debole del Nikkei.

A favorire la flessione dei rendimenti americani contribuisce anche l'andamento del petrolio, che nei giorni precedenti aveva alimentato i timori di inflazione legati al caro energia. Il legame è diretto: il ritracciamento del greggio allenta, almeno in parte, le pressioni sui rendimenti obbligazionari che avevano penalizzato l'azionario.
Petrolio in calo e Fed al 90%: cosa guardano i mercati
Sul mercato energetico il WTI cede lo 0,9% scendendo a 104,8 dollari al barile, mentre il Brent arretra dello 0,4% a 108,3 dollari, correggendo parte del rally della vigilia. All'apertura giapponese le quotazioni del greggio erano indicate in progressivo rialzo intorno ai 107 dollari: anche in questo caso, valori da ancorare al momento della rilevazione.
Gli occhi restano puntati sulla Federal Reserve, con il mercato che prezza con oltre il 90% di probabilità un nuovo rialzo dei tassi. Il focus non sarà soltanto sulla decisione in sé, ma anche sulle parole del presidente Kevin Warsh. Gli analisti ritengono possibile che, in assenza di rassicurazioni sufficienti sul percorso di lotta all'inflazione, si assista a un ulteriore rialzo dei rendimenti dei bond a lunga scadenza, con gli investitori pronti a chiedere un premio al rischio più alto.
Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote Bank, ha dichiarato: "Se la Fed dovesse aumentare i tassi senza ulteriori indicazioni da parte del presidente Warsh, i mercati azionari e obbligazionari potrebbero reagire positivamente". L'analista ha inoltre indicato la possibilità di un appiattimento della curva dei rendimenti, a fronte di un rialzo dei prezzi azionari.
Analisi: cosa dicono davvero i numeri della seduta
Mettendo in fila i dati, emerge un quadro che nessuna singola rilevazione restituisce da sola. Il rendimento del Treasury decennale in flessione di un punto base e il WTI in calo dello 0,9% sono due facce dello stesso movimento: il raffreddamento del petrolio toglie pressione ai rendimenti, e i rendimenti più morbidi sostengono gli acquisti sull'azionario asiatico. Questo succede in una giornata in cui il driver atteso — la decisione Fed — non ha ancora prodotto alcun effetto.
C'è poi una tensione da osservare: mentre i rendimenti USA si muovono appena sotto il 5%, il decennale giapponese resta oltre il 3%, sui massimi da 30 anni. Per un investitore che segue il mercato obbligazionario globale, la combinazione tra un'ottima performance azionaria asiatica e un costo del denaro giapponese ai massimi storici recenti è il vero elemento di attenzione, più del +0,69% del Nikkei.
Il resto è nelle mani della Fed: con il rialzo prezzato al 90%, il fattore binario della serata non è la decisione, ma la comunicazione che l'accompagna.






