Tassi mutui al 3,48%, ma l’IRS sale al 3,20%: Hormuz pesa sui mercati

I tassi bancari di giugno restano quasi immobili, ma sotto la superficie il mercato ha già cominciato a prezzare il rischio geopolitico. Il bollettino mensile ABI registra un tasso medio sui prestiti al 4,08%, mutui al 3,48% e finanziamenti alle imprese al 3,76%. Mentre i contratti già stipulati godono di questa stabilità, l’IRS a 10 anni — parametro di riferimento per i nuovi mutui a tasso fisso — è schizzato al 3,20% a luglio, dal 3,02% della media di giugno, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il quadro dei tassi: prestiti stabili, mutui in lieve calo
Il costo del credito a giugno 2026 si è mosso di pochi centesimi, confermando una fase di stabilità che dura da mesi. Il tasso medio sul totale dei prestiti è salito al 4,08% (+0,03% rispetto a maggio), mentre il tasso sulle nuove operazioni di acquisto abitazioni è sceso al 3,48% (-0,02%). Per i finanziamenti alle imprese il tasso medio si attesta al 3,76% (+0,09%).
Il calo rispetto ai picchi di fine 2023 resta significativo: i mutui per la casa costavano il 4,42% a dicembre 2023, quasi un punto percentuale in più. Ancora più marcata la discesa per le imprese, che a fine 2023 pagavano il 5,45% sui nuovi finanziamenti — 169 punti base in meno rispetto al dato attuale.
Lo spread sulle nuove operazioni è stato di 208 punti base, un differenziale che misura quanto le banche caricano sul costo della raccolta per prestare a famiglie e imprese. Il totale dei finanziamenti ha superato i 1.318 miliardi di euro, con una crescita del 3,3% su base annua (+3% a maggio). Per le famiglie è il diciottesimo mese consecutivo di aumento, per le imprese il dodicesimo.
Hormuz spinge l’IRS, le banche avvertono: effetti in arrivo
Il dato che ha attirato l’attenzione degli operatori non è nei numeri di giugno, ma nel balzo dell’IRS a 10 anni registrato nelle prime settimane di luglio. Il parametro, usato come base per i mutui a tasso fisso, è risalito al 3,20% contro una media di giugno del 3,02%. La spinta arriva dalla nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha innescato un rialzo dei tassi di mercato.
Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario dell’ABI, ha collegato direttamente il movimento alla crisi in corso: «La nuova chiusura di Hormuz ha determinato un rimbalzo dei tassi di mercato, nei prossimi mesi dovremo valutare qual è l’effetto sui tassi bancari, sia sui tassi di finanziamento, sia sui tassi di raccolta». L’ABI stima di avere circa due mesi per valutare l’impatto prima che si scarichi sui contratti di nuova stipula.

Il rialzo dell’IRS arriva dopo che il mercato aveva già digerito il ritocco di 0,25 punti percentuali (25 basis points) deciso dalla BCE a giugno. La combinazione tra costo del denaro in risalita e tensioni geopolitiche sta comprimendo lo spazio per nuovi cali dei tassi bancari.
Raccolta e depositi: che cosa segnala il mercato
Sul lato della raccolta, i dati di giugno mostrano un sistema bancario che continua ad attrarre liquidità. La raccolta diretta complessiva (depositi più obbligazioni) è cresciuta del 3,6% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,9% di maggio. I depositi sono saliti del 3,2% a 1.882 miliardi (in lieve calo dal record di 1.898 miliardi del mese precedente), mentre la raccolta obbligazionaria a medio e lungo termine ha segnato un +6,2%.
I rendimenti offerti alla clientela restano contenuti ma in graduale aumento. Il tasso medio sui depositi a durata prestabilita è salito al 2,31% (+0,13%), sopra il 2,01% della media dell’area euro di maggio. Il rendimento delle nuove obbligazioni bancarie a tasso fisso è stato del 2,72%. Sul totale dei depositi il tasso medio è allo 0,67%; sui conti correnti si ferma allo 0,31%.
La raccolta indiretta (investimenti in titoli custoditi dalle banche) è aumentata di 105,8 miliardi tra maggio 2025 e maggio 2026: 46,2 miliardi dalle famiglie, 15,8 miliardi dalle imprese, il resto da altri settori.
Analisi: il differenziale tassi si restringe, ma per ora solo sulla carta
Il confronto tra i tassi attivi e quelli passivi di giugno restituisce un margine d’interesse ancora ampio — 341 punti base tra il 4,08% medio sui prestiti e lo 0,67% sui depositi — ma la dinamica più interessante è quella tra l’IRS e i tassi sui mutui. A giugno il tasso sui nuovi mutui (3,48%) era superiore di 46 punti base all’IRS medio del mese (3,02%); a luglio, con l’IRS balzato a 3,20%, il differenziale si è compresso a soli 28 punti teorici. Se il rialzo dell’IRS dovesse consolidarsi, le banche potrebbero essere costrette a rivedere al rialzo le condizioni sui nuovi contratti a tasso fisso, vanificando il calo di quasi un punto percentuale accumulato dal dicembre 2023.
Un altro segnale arriva dalla qualità del credito: i crediti deteriorati netti sono scesi a 26,7 miliardi (1,28% dei crediti totali), un miliardo in meno rispetto a dicembre 2025 e oltre 169 miliardi sotto il picco di 196,3 miliardi del 2015. Un cuscinetto che dà solidità al sistema mentre le variabili geopolitiche tornano a premere sui tassi.





























