L’S&P 500 ha chiuso la seduta del 3 agosto a 53.081,73 punti, in rialzo dell’1,14%, con i titoli energetici nettamente protagonisti. A spingere il listino sono stati i forti guadagni del greggio, che nella sessione ha consolidato il break sopra 80 dollari al barile, mentre i mercati globali prezzavano la resilienza dell’offerta saudita nonostante la crisi dello Stretto di Hormuz.
A catalizzare l’attenzione degli operatori è arrivata oggi, 4 agosto 2026, la trimestrale di Saudi Aramco: utile netto di 32,7 miliardi di dollari nel secondo trimestre, +44% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato ha confermato che il colosso saudita sta monetizzando al massimo il rally del petrolio, forte di un’infrastruttura logistica che gli consente di bypassare le criticità del Golfo Persico.
Brent in range stretto, ma floor rialzista solido
Negli ultimi trenta giorni il Brent ha oscillato tra 79 e 83 dollari al barile, trovando un floor rialzista proprio nelle tensioni geopolitiche legate all’Iran e all’interruzione delle rotte via Hormuz. I futures sul greggio hanno reagito con acquisti costanti ogni volta che i timori sull’offerta si sono acuiti, mentre il mercato azionario Usa ha premiato i produttori con flussi selettivi verso il comparto energia.
L’S&P 500 Energy Sector Index ha sovraperformato il listino generale, con acquisti concentrati sui grandi gruppi integrati e sulle società di servizi petroliferi. Il sentiment è stato rafforzato proprio dai numeri di Aramco: la capacità di mantenere volumi di export pressoché intatti in un contesto di prezzi elevati ha trasmesso un segnale di stabilità all’intero settore.
L’effetto-Aramco sui titoli energetici
Il bilancio semestrale di Saudi Aramco – 65,2 miliardi di dollari di utile netto, contro i 48,9 miliardi del primo semestre 2025 – ha evidenziato un’accelerazione marcata nel secondo trimestre: 32,7 miliardi, pari a 122,6 miliardi di riyal sauditi, rispetto ai 22,67 miliardi (85 miliardi SAR) dello stesso periodo dell’anno scorso.

Amin H. Nasser, Presidente e CEO della compagnia, ha dichiarato che gli attacchi dei ribelli Houthi, compresi quelli di luglio contro infrastrutture sulla costa del Mar Rosso, “non hanno avuto un impatto significativo sulle nostre capacità”, confermando la solidità operativa del gruppo.
Gli analisti sottolineano che il gasdotto East-West Pipeline – l’oleodotto che collega i campi orientali ai terminali di esportazione sul Mar Rosso – ha permesso ad Aramco di scavalcare lo Stretto di Hormuz. Mentre lo stretto resta di fatto interdetto al traffico petrolifero regolare, il greggio saudita ha trovato una via alternativa per raggiungere i mercati globali, mantenendo intatti i volumi. Questo ha determinato un doppio beneficio per la compagnia: prezzo del barile in crescita e quota di mercato in espansione sul breve termine.
Seduta positiva per il comparto energia
La reazione dei mercati è stata coerente: l’S&P 500 ha chiuso la vigilia in rialzo, con tutti i sottosettori energetici in territorio positivo. I titoli legati al petrolio hanno beneficiato della percezione di un premio di affidabilità riconosciuto ad Aramco, che in questa fase è vista come l’unico grande esportatore mediorientale in grado di garantire consegne fisiche senza interruzioni. Questo ha sostenuto le quotazioni dei produttori statunitensi e internazionali quotati a Wall Street, che hanno seguito l’intonazione rialzista del greggio.
Il Brent, pur in un canale laterale relativamente stretto, ha mantenuto una configurazione tecnica costruttiva, con i minimi a 79 dollari che non sono stati violati. Secondo diversi desk di trading, la tenuta di quel livello ha innescato acquisti tecnici che si sono sommati ai flussi fondamentali legati alla crisi mediorientale.
Per il mercato, i conti di Aramco rappresentano un punto di riferimento: finché l’East-West Pipeline garantirà l’accesso ai terminali del Mar Rosso, il premio geopolitico resterà incorporato nei prezzi del greggio e, di riflesso, nelle valutazioni del comparto energetico.






