Fed, futures al 90% sul rialzo: il Treasury decennale verso il 5%

Il rialzo da 25 punti base che la Fed dovrebbe annunciare il 16 settembre è già nei prezzi: i futures lo scontano al 90% e il rendimento del Treasury decennale resta vicino al 5%. Nella seduta del 14 settembre il Nasdaq aveva aperto in calo dell'1,28% a 25.996,95 punti e il Ftse Mib aveva chiuso in rosso dell'1,68% a 51.628 punti. Per gli operatori la partita non è la decisione in sé, ma la traiettoria che la Fed lascerà sul tavolo dopo il voto.

Futures e Treasury: il rialzo del 16 settembre è già nei prezzi

Con l'inflazione di agosto al 3,4% (+0,4% su base mensile), i futures attribuiscono circa il 90% di probabilità a un aumento dei Fed Funds da 25 punti base, che porterebbe il tasso al 3,75%-4%. Il rendimento del Treasury decennale si muove vicino al 5%, con le rilevazioni più recenti attorno al 4,9%, spinto dalle pressioni sui prezzi energetici e dall'aumento delle emissioni di debito statale.

L'85% degli economisti interpellati da Reuters si aspetta il rialzo. Solo una settimana prima, oltre due terzi prevedevano una pausa: una svolta rapida, coerente con un'inflazione che non offre alla Fed la finestra necessaria per una pausa prolungata. La componente core ha mostrato una persistenza che continua a preoccupare e il Pce, il parametro privilegiato dalla Fed, resta vicino al doppio dell'obiettivo del 2%. Con il greggio sopra i 100 dollari al barile e il diesel ai massimi, il rischio è che lo shock energetico alimenti di nuovo le aspettative di inflazione.

Dollaro: supporto di breve, poi indebolimento nel 2027

L'indice del dollaro (DXY) si muove a metà del range annuale tra 96 e 102 punti, dopo il picco di 101,80 toccato a giugno 2026. Per ING il rialzo dei tassi offrirà un supporto di breve termine alla valuta americana, restituendo credibilità alla politica monetaria e arginando le strategie di vendita legate ai timori di svalutazione.

La casa d'affari olandese prevede l'EUR/USD verso area 1,1500 nelle prossime settimane e l'USD/JPY in correzione verso 157-158, se le decisioni della Bank of Japan deluderanno le attese restrittive. La forza del biglietto verde sarà però temporanea: trattandosi di una ricalibrazione e non di un ciclo strutturale, ING vede un progressivo indebolimento del dollaro nel prossimo anno.

Grafici finanziari in rialzo sullo skyline di un distretto degli affari, simbolo dell'attesa di aumento dei tassi della Fed
I mercati azionari e i Treasury scontano l'attesa della Fed sui tassi di interesse per il prossimo semestre.

Azioni: P/E sceso da 22 a 19 volte, il cuscinetto sono gli utili

Il rapporto prezzo/utili forward dell'S&P 500 è sceso dalle 22 volte di inizio 2026 alle 19 volte attuali: una riduzione di circa il 13,6% (calcolo derivato: 3 punti su 22). L'indice quota comunque a meno del 2% dai massimi storici, sostenuto da bilanci aziendali solidi.

Goldman Sachs rileva che storicamente l'avvio di un ciclo di rialzi tende a creare scossoni senza interrompere il bull market: nei sette cicli registrati negli ultimi decenni, l'S&P 500 ha segnato in media una flessione del 2% nei primi tre mesi dalla stretta, per poi rimbalzare del 9% nei 12 mesi successivi al primo intervento. A reggere i listini restano gli utili societari, che la banca d'affari indica come il vero motore dei prezzi azionari.

Dopo settembre il bivio: futures e ING non concordano

È qui la divergenza più netta tra le fonti. I futures prezzano almeno tre rialzi fino a marzo 2027 e circa due rialzi e mezzo dopo settembre; il 53% degli economisti si aspetta almeno un altro rialzo entro fine marzo. ING sostiene invece lo scenario "one and done": un singolo rialzo seguito da una pausa prolungata, con i Fed Funds al 4% sia a fine 2026 sia a fine 2027.

Il discrimine è la mediana delle proiezioni sui tassi per il 2026 contenuta nel dot plot. Lo scenario più probabile resta quello di un solo ulteriore rialzo, ma il margine rispetto all'ipotesi di due mosse è ormai ridotto. Sullo sfondo resta la credibilità del presidente Kevin Warsh, chiamato a un voto che la Casa Bianca non desidera: Trump ha ribadito che gli Stati Uniti dovrebbero avere "il tasso di interesse più basso al mondo". Per l'economista di BMO Capital Markets Scott Anderson, la Fed "deve dimostrare di fare seguire ai toni restrittivi un'azione concreta". Jonathan Millar di Barclays si spinge oltre: il rischio, osserva, è che "alla fine il presidente Usa, Donald Trump, comincerà a rivolgere la sua ira contro Warsh".

La decisione del 16 settembre è già nei prezzi. I due numeri da seguire sono la mediana del dot plot per il 2026 e il rendimento del decennale: sono loro, non il rialzo da 25 punti base, a dire se settembre chiude la partita o la riapre.

Fonti

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