Il Nasdaq ha aperto la seduta del 14 settembre 2026 in calo dell'1,28% a 25.996,95 punti, trascinando al ribasso l'intera Wall Street. Il Dow Jones ha lasciato sul terreno lo 0,27% scendendo a 52.427,36 punti e l'S&P 500 ha perso lo 0,77% a 7.599,62. Nel corso della giornata le vendite si sono attenuate: il Dow si è riportato intorno ai 52.548 punti e l'S&P 500 verso i 7.640. La sessione si è giocata su due spinte opposte, i timori legati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale e il petrolio sopra i 100 dollari da una parte, l'allentamento delle pressioni sul greggio dall'altra.
Apertura in rosso per i tre indici principali
All'apertura il ribasso era generalizzato, con il comparto tecnologico a guidare la discesa.
| Indice | Livello di apertura | Variazione |
|---|---|---|
| Dow Jones | 52.427,36 | -0,27% |
| Nasdaq | 25.996,95 | -1,28% |
| S&P 500 | 7.599,62 | -0,77% |
Le due rilevazioni di apertura diffondono valori leggermente diversi sul Dow: FinanzaOnline indica -0,31% (160,81 punti), ANSA riporta -0,27%. La differenza è di pochi centesimi di punto percentuale e riflette due letture ravvicinate della stessa apertura. Su Nasdaq (-1,27% contro -1,28%) e S&P 500 (-0,77% per entrambe) le cifre praticamente coincidono.
Il Nasdaq paga i timori sull'intelligenza artificiale
Il ribasso del listino tecnologico nasce dalle richieste di alcuni dei principali dirigenti delle aziende di intelligenza artificiale di rallentare lo sviluppo della tecnologia, con crescenti preoccupazioni sulla sicurezza. A questo si è sommato il mercato petrolifero: i future sul West Texas Intermediate hanno guadagnato il 3,73% portandosi a 103,78 dollari al barile, dopo la decisione dell'Arabia Saudita di chiudere un importante oleodotto che aggira lo Stretto di Hormuz. Il greggio americano aveva già superato la soglia dei 100 dollari la settimana precedente.

Il rientro del petrolio dai massimi
Nella settimana il Brent aveva toccato un massimo di 109,97 dollari al barile; venerdì 13 settembre le quotazioni erano scese fino a circa 104,50 dollari. Quella flessione dai picchi ha ridotto la pressione immediata sulle azioni. Il nodo resta il livello: se il greggio si stabilizzasse sopra i 100 dollari, l'effetto su carburanti, logistica e costi di produzione renderebbe più difficile il ritorno dell'inflazione verso il 2%.
La settimana precedente e il peso delle small cap
Il recupero di giornata arriva dopo una settimana negativa per tutti i principali indici. Il Dow Jones ha chiuso con -1,6%, la flessione settimanale più significativa da marzo; l'S&P 500 ha perso lo 0,8% e il Nasdaq Composite lo 0,7%. Il dato più marcato riguarda però il Russell 2000, in calo del 2,4%: l'aumento dei rendimenti e del costo del capitale penalizza soprattutto le aziende di dimensioni più contenute e più dipendenti dal credito.
La Fed del 15-16 settembre e il Treasury decennale
Gli occhi sono puntati sulla riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre. Il FedWatch Tool del Cme Group assegna una probabilità dell'88% a un aumento dei tassi, mentre la probabilità implicita di un rialzo di 25 punti base è salita all'87-90% dopo i dati sull'inflazione, dal 69-72% precedente e dal 50% di una settimana prima. Con la stretta, il tasso sui Fed funds salirebbe verso il 4,00-4,25%. Il rendimento del Treasury decennale ha sfiorato il 5%, con un massimo intraday intorno al 4,99%.
Il recupero in cifre: S&P 500 più reattivo del Dow
Mettendo a confronto l'apertura con i livelli raggiunti nel corso della seduta, il Dow ha recuperato circa 120,6 punti dai 52.427,36 di partenza (poco più dello 0,23%), mentre l'S&P 500 è risalito di circa 40,4 punti dai 7.599,62 iniziali, equivalente a circa lo 0,53%. Il recupero dell'indice a maggiore capitalizzazione è quindi più che doppio, in termini percentuali, rispetto a quello del Dow. Sullo sfondo restano i numeri dell'inflazione di agosto: +0,4% su base mensile, 3,4% su base annua, con il core a +0,3% mensile e 2,4% annuo, in calo dal 2,5%. La benzina è aumentata del 3,9% nel mese e del 27,4% su base annua.
Con la stretta di settembre ormai quasi interamente incorporata nei prezzi, la variabile che gli investitori seguiranno non è il rialzo in sé, ma se la Fed lo indicherà come intervento isolato o come inizio di una nuova sequenza tra ottobre e dicembre.






