Ftse Mib chiude a 50.057 punti, tech giù ma tiene

Piazza Affari salva la soglia dei 50.000 e chiude a 50.057 punti, in rialzo dello 0,04%. Sono 57 punti di margine sopra la quota psicologica e una ventina di punti guadagnati rispetto alla vigilia, ricavabili applicando il +0,04% a una base di poco superiore ai 50.000. A tenere in piedi l'indice non sono i titoli tecnologici, in fuga sulla scia del Nasdaq, ma le banche e TIM.

Milano difende i 50.000 punti tra alti e bassi intraday

Il Ftse Mib ha archiviato la seduta del 13 ottobre poco mosso, mantenendosi sopra quota 50.000 a 50.057 punti con un +0,04%. La chiusura arriva al termine di un andamento oscillante: nel corso della giornata l'indice è passato da un +0,28% a un -0,05%, prima di recuperare terreno.

Tech in fuga, banche e TIM reggono

Il comparto tecnologico ha pagato il conto più salato. Technoprobe ha chiuso a -5,1% e STM a -3,38%, penalizzati dai timori sulla sostenibilità degli investimenti nell'intelligenza artificiale e dal calo del Nasdaq. Sui valori di STM le fonti divergono: FIRSTonline indica un -3,85%, ANSA un -3,38%. La pressione si estende ad Avio (-2,4%) e Prysmian (-2,2%).

Piazza Affari tiene quota 50mila punti, Europa piatta il 13 ottobre
La cupola dell'edificio della Borsa di Santiago del Cile sotto un cielo azzurro e limpido. Foto di Ale Zuñiga su Pexels

A compensare sono arrivati i finanziari. Unipol ha chiuso a +1,93%, promossa da Barclays insieme a Bper (+1,1%). Il quadro bancario resta misto: Monte dei Paschi +0,45%, Banca Mediolanum +1,2%, Unicredit +1%, Intesa Sanpaolo +0,2%, mentre Banco Bpm cede l'1,45% e Banca Generali l'1,2%. Il petrolio sostenuto porta Eni a +1%.

Europa piatta e petrolio a 106 dollari

Le altre piazze europee hanno chiuso sostanzialmente piatte: Francoforte -0,07%, Parigi -0,07%, Londra -0,06%. Milano è l'unica a chiudere in positivo, con un differenziale di circa 0,11 punti percentuali rispetto a Francoforte. Il Brent si è mantenuto intorno ai 106 dollari al barile e il Wti a 94 dollari. Lo spread Btp-Bund si è fermato a 107,6 punti base.

Il rendimento del T-Bond decennale resta oltre il 5,2%.

La tenuta dei 50.000 vale più per come è stata costruita che per l'entità del rialzo: se a reggere l'indice sono i finanziari e non il comparto tecnologico, il segnale da seguire è l'equilibrio interno del listino più del suo livello.

Fonti

Mps, voto 29 ottobre vale 800 mln per offerta di Intesa

Mps arriva all'assemblea del 29 ottobre con un'indicazione di voto che pesa direttamente sul valore dell'offerta concorrente di Intesa Sanpaolo. ISS raccomanda agli azionisti di bocciare le due offerte su Banco Bpm e Banca Generali e la maxi-cedola da 4 miliardi di euro, salvando solo la fusione con Mediobanca. La posta in gioco per chi guarda al titolo è misurabile: Intesa ha legato l'aumento di 800 milioni della componente cash della sua offerta alla bocciatura proprio di quei punti.

ISS boccia tre delibere chiave su quattro

Il proxy advisor Institutional Shareholder Services suggerisce voto contrario sui punti 3, 4 e 5 all'ordine del giorno e voto favorevole sulle altre delibere, fusione con Mediobanca inclusa. Sono i tre punti cardine contro cui si è schierata la stessa Intesa Sanpaolo. Il parere arriva dopo quello dei principali soci di Mps e dopo la presa di posizione del ceo Luigi Lovaglio.

DeliberaIndicazione ISSMotivazione
Offerta su Banco Bpm (punto 3)Contrariorischi di esecuzione, nessun accordo con Crédit Agricole
Offerta su Banca Generali (punto 4)Contrarioil rischio di integrazione prevale sui benefici nel wealth management
Riduzione capitale e cedola da 4 mld (punto 5)Contrariorenderebbe inefficace l'offerta di Intesa senza un beneficio commisurato
Fusione Mps-MediobancaFavorevoleragionevole logica industriale e sinergie annunciate

Considerando le quattro delibere chiave qui elencate, il proxy promuove un punto su quattro, cioè il 25%, e boccia il restante 75%.

Bpm e Banca Generali: i due azionisti che mancano all'appello

ISS motiva il no con l'assenza di un accordo preventivo con gli azionisti di riferimento delle due target. Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con quasi il 30% del capitale, si è già espresso contro la fusione con Siena. Generali detiene il 50,2% di Banca Generali e, secondo il proxy, senza il suo accordo «potrebbe essere difficile ottenere la collaborazione» necessaria al successo dell'offerta.

Grafici finanziari e skyline di un distretto degli affari per l'assemblea Mps sul voto e l'offerta Intesa
Mps si avvicina all'assemblea del 29 ottobre, dove il voto degli azionisti può incidere sull'offerta di Intesa.

La cedola da 4 miliardi e il ritocco da 800 milioni

Al centro del punto 5 c'è la cedola straordinaria da 4 miliardi di Mps, da realizzare attraverso la cessione di una quota detenuta da Mediobanca nel Leone. Distinti da questa, ci sono gli 800 milioni di cui parla il fronte Intesa: sono l'aumento cash che la banca ha legato all'esito del voto. Si tratta di grandezze diverse, quindi non direttamente confrontabili: l'una riguarda il perimetro di Siena, l'altra il prezzo dell'Opas di Ca' de Sass. ISS sostiene che distribuire la cedola attraverso la cessione di una quota detenuta da Mediobanca nel Leone «renderebbe inefficace l'offerta di Intesa, eliminando così un'opzione strategica attualmente a disposizione degli azionisti senza offrire un beneficio commisurato».

Perché Mediobanca resta l'unico sì

Sulla fusione con Mediobanca il proxy non solleva criticità sostanziali: parla di una «ragionevole logica industriale», che comprende la potenziale piena realizzazione delle sinergie annunciate, la semplificazione della struttura societaria del gruppo e il mantenimento della piena conformità ai requisiti Mrel. Il rischio segnalato è altrove: procedere anche sulle offerte aumenterebbe il rischio di esecuzione già presente nell'integrazione con Mediobanca e darebbe luogo, con ogni probabilità, a «una fusione a tre o quattro tra culture e processi diversi», da gestire con un cda e un management uniti di cui Mps, secondo il proxy, non dispone.

Il peso del voto istituzionale

ISS è, di fatto, uno dei due grandi «suggeritori» agli investitori insieme a Glass Lewis e, in quanto tale, è in grado di condizionare il voto degli investitori istituzionali. Il proxy chiarisce un possibile equivoco: interpretare il suo no come un sostegno all'offerta ostile di Intesa «non è così». L'Opas di Ca' de Sass resta «solo una possibile alternativa» da valutare con attenzione, e non è priva di criticità: il consiglio continua a ritenere che l'offerta sottovaluti Mps.

Il punto di mercato è questo: il 29 ottobre non si vota soltanto sul perimetro di Siena, ma su quale delle due offerte arriverà agli azionisti con 800 milioni in più.

Fonti

JPMorgan sotto le stime, il titolo recupera a +1,32%

JPMorgan Chase manca le stime sugli utili del terzo trimestre 2026, eppure il titolo sale: nel pre-mercato di Wall Street la prima reazione ai conti porta le azioni a +1,32%, dopo una partenza in rosso, sostenute dalla revisione al rialzo delle stime sul margine di interesse netto. Il quadro delle big bank americane resta a più velocità: Goldman Sachs guadagna il 3,6% nel pre-mercato, Citigroup lo 0,42%, Wells Fargo perde il 2,78% e paga ricavi inferiori alle attese.

Wall Street premia Goldman e Citi, JPMorgan risale, Wells Fargo arretra

La prima reazione del mercato ai conti delle quattro grandi banche Usa è stata disomogenea: Goldman Sachs e Citigroup, che battono le stime sugli utili, hanno corso; JPMorgan, che manca gli utili, è risalita dopo un avvio in rosso; Wells Fargo, che batte gli utili ma manca i ricavi, ha pagato.

BancaPre-mercatoEPS effettivoEPS atteso
Goldman Sachs+3,6%17,01 USD13,02 USD
Citigroup+0,42%2,85 USD2,66 USD
JPMorgan+1,32%5,57 USD5,93 USD
Wells Fargo-2,78%1,87 USD1,85 USD

Goldman Sachs ha chiuso il trimestre con un utile netto di 5,29 miliardi e un utile per azione di 17,01 dollari, contro i 12,25 dollari di un anno prima e i 13,02 attesi. I ricavi netti sono saliti del 23%, a 18,68 miliardi, trainati dalla divisione Global Banking & Markets (+32%) e dal balzo del 72% del trading azionario, a 6,44 miliardi.

Citigroup ha messo a segno i ricavi più alti per un terzo trimestre degli ultimi dieci anni: 23,85 miliardi, sopra le stime di 23,72. L'utile netto è cresciuto del 40%, a 5,25 miliardi, con un utile per azione di 2,85 dollari contro i 2,66 attesi.

JPMorgan: utile a 15,31 miliardi ma l'EPS sotto il consenso

JPMorgan ha chiuso il terzo trimestre 2026 con un utile netto di 15,31 miliardi di dollari, pari a 5,57 dollari per azione, e ricavi netti a 50,17 miliardi. Entrambi crescono su base annua — l'utile del 6,2%, i ricavi dell'8% — ma restano sotto le stime del consenso.

Il confronto con le attese è impietoso. I ricavi mancano il target di 51,23 miliardi per 1,06 miliardi, cioè il 2,1% della stima. Sull'utile per azione il consensus non è allineato: ANSA, FinanzaOnline e Il Sole 24 Ore indicano 5,93 dollari, FIRSTonline riporta 5,90. Il dato effettivo di 5,57 resta comunque 0,36 dollari sotto il primo, il 6,1% della stima. JPMorgan manca così il consenso per la prima volta dal quarto trimestre del 2023.

Grattacieli di un distretto finanziario illuminati dal sole con linea di tendenza in salita, simbolo dei conti bancari
Le grandi banche Usa mostrano andamenti diversi tra conti trimestrali e reazioni di Wall Street.

Sui risultati pesa una perdita di 658 milioni sui titoli di investimento presenti nei libri contabili dell'istituto. Al netto di questa, l'utile per azione sarebbe stato di 5,75 dollari, comunque sotto le attese. I costi sono saliti del 12%, a 27,3 miliardi, contro ricavi in crescita dell'8%: un differenziale di quattro punti. Tra le cause della delusione, insieme al rallentamento del trading obbligazionario, c'è l'aumento dei costi. L'amministratore delegato Jamie Dimon ha confermato che l'attività dei clienti sui mercati e nel settore delle banche di investimento si è attenuata rispetto al boom del secondo trimestre.

Secondo FIRSTonline, il rialzo è stato sostenuto dalla revisione al rialzo delle stime sul margine di interesse netto. Il margine di interesse netto al netto delle attività di mercato è cresciuto del 6%, a 24,7 miliardi, e i prestiti medi sono aumentati del 10% su base annua. La banca ha poi alzato le stime 2026 sul margine di interesse netto a 106,2 miliardi di dollari, di cui 97,2 al netto delle attività di mercato, e ha ridotto i riacquisti di azioni proprie. Ha però rivisto al rialzo anche le previsioni sulle spese, a 108,6 miliardi.

Sulle divisioni di mercato il quadro è misto: i ricavi complessivi dei mercati crescono del 15% annuo, con il trading azionario a +49%, ma il reddito fisso arretra del 4%, a 5,4 miliardi. Le commissioni di investment banking salgono del 14% su base annua e calano dell'8% rispetto al secondo trimestre, segno che lo slancio di Ipo e operazioni straordinarie si è attenuato.

Dimon ha aggiunto che «gli ampi deficit pubblici, la persistente inflazione, i prezzi degli asset elevati, l'aumento dei tassi di interesse e le condizioni geopolitiche continuano a evolvere sotto la superficie». Il banchiere ha dichiarato: «rimaniamo preparati ad affrontare un'ampia gamma di scenari».

Bank of America e Morgan Stanley chiudono il quadro mercoledì 14 ottobre

La stagione delle trimestrali delle grandi banche americane non è finita. Mercoledì 14 ottobre tocca a Bank of America e Morgan Stanley, i cui risultati completeranno il quadro sulla salute del settore bancario statunitense dopo il debutto a luci e ombre delle quattro big.

Secondo FIRSTonline, il rialzo di JPMorgan è stato sostenuto dalla revisione al rialzo delle stime sul margine di interesse netto, che ha portato il titolo da rosso a +1,32%, mentre Wells Fargo — che ha battuto di poco le attese sugli utili (1,87 contro 1,85 dollari) ma ha mancato quelle sui ricavi — è rimasta indietro. Una lettura possibile è che, in questa tornata di conti, la traiettoria degli interessi abbia pesato più del numero in sé.

Fonti

Fmi: Pil +0,8%, inflazione 3,3%, rend. calo, Milano tiene

Su questa seduta arriva il nuovo World Economic Outlook del Fmi, che alza il Pil italiano 2026 a +0,8% dal +0,5% di luglio e stima l'inflazione al 3,3%. Inflazione sopra la media dell'area euro e banche centrali con "le mani legate": è il quadro che secondo l'ANSA caratterizza questa fase.

Il World Economic Outlook: Pil Italia a +0,8%, 2027 a +0,6%

La revisione vale 0,3 punti percentuali: la crescita italiana passa da +0,5% a +0,8% per il 2026 e la stima sul 2027 sale a +0,6% dal +0,5% di luglio. Nel 2025 il Pil italiano si era fermato a +0,5%. La disoccupazione scende al 5,6% quest'anno dal 6,1% del 2025, poi risale di 0,2 punti al 5,8% nel 2027. Sul quarto trimestre 2026 il Fmi indica un +0,5%, dal +0,1% dell'aggiornamento precedente.

Inflazione al 3,3%: solo la Spagna sta peggio tra le principali economie dell'euro

L'Italia chiuderà il 2026 con un tasso d'inflazione medio del 3,3%, in accelerazione dall'1,6% del 2025: una differenza di 1,7 punti percentuali. Rispetto alla media dell'area euro (3,1%) il gap è di 0,2 punti, mentre sulla Germania sale a 0,6 punti. Ecco il confronto tra le principali economie.

Grafico di crescita in salita sullo skyline di un distretto degli affari luminoso, simbolo delle previsioni Pil per l'Italia
Il Fmi alza al +0,8% la stima di crescita del Pil italiano per il 2026, mentre l'inflazione resta al 3,3%.
EconomiaInflazione 2026Inflazione 2027
Spagna3,7%2,7%
Stati Uniti3,6%2,8%
Italia3,3%2,8%
Area euro3,1%—
Germania2,7%3,1%
Francia2,4%2,2%

Il dettaglio interessante è il 2027: l'Italia scende al 2,8% e converge sulla media dei partner europei, mentre la Germania sale dal 2,7% al 3,1%. Il differenziale tedesco diventa così negativo per 0,3 punti, dopo essere stato a sfavore dell'Italia per tutto il 2026.

I tre rischi che il Fmi consegna ai mercati

Nel Global Financial Stability Report il Fondo individua tre catalizzatori di possibili turbolenze. Primo: un indebolimento degli investimenti e della redditività legati all'intelligenza artificiale, che "potrebbe innescare una correzione dei prezzi" del settore, amplificata dalla leva finanziaria e dalla concentrazione delle esposizioni. Secondo: la ripresa dell'inflazione e i dubbi sulla tenuta dei conti pubblici, che "potrebbero innescare marcati rialzi dei tassi sui titoli di Stato". Terzo: i cyberattacchi, definiti "un crescente rischio sistemico" mentre i servizi finanziari diventano più digitali e interconnessi, con i modelli di IA che emergono sia come facilitatori degli attacchi sia come strumenti di difesa. A fare da cuscinetto, secondo il rapporto, sono i bilanci solidi di banche e famiglie.

Il calcolo che conta: Italia sotto la media dell'area euro

Mettendo in fila i numeri del World Economic Outlook, il quadro italiano è a due velocità. L'area euro crescerà dell'1,1% nel 2026: l'Italia, con lo 0,8%, resta 0,3 punti indietro. E l'inflazione italiana al 3,3% viaggia a 1,7 punti sopra quella del 2025, più che raddoppiata.

Fonti

Kospi -5,46%, Stm e Technoprobe perdono il 5%

La seduta del 13 ottobre 2026 si chiude con una vendita concentrata sui semiconduttori: il Kospi di Seul lascia sul terreno il 5,46% a 6.035,35 punti, il Nikkei 225 l'1,82% a 67.777,52; in apertura a Milano Stm e Technoprobe arretrano del 5% e il Ftse Mib sale dello 0,1%. Il dato che pesa più di tutti è però un altro: il Topix, l'indice allargato di Tokyo, chiude in rialzo dello 0,14% a 4.110,67 punti. Sulla Borsa di Tokyo la correzione non ha coinvolto il Topix.

Seul affonda: Kospi a -5,46% dopo un avvio oltre il -7%

Il listino sudcoreano è il mercato che paga il conto più salato della giornata. Il Kospi ha chiuso a 6.035,35 punti, in calo del 5,46%, dopo perdite che in mattinata avevano superato il 7% e un recupero solo parziale. Dentro l'indice, Samsung Electronics e SK Hynix hanno perso oltre l'8% ciascuna.

Sul crollo pesano due fattori indicati dalle fonti: le preoccupazioni per gli eccessivi investimenti in intelligenza artificiale e la concorrenza cinese sui chip di memoria. La rivale Cxmt prevede di lanciare entro la fine del 2026 un nuovo prodotto per la memoria dei server, con maggiore densità di archiviazione, secondo quanto riportato dal South China Morning Post.

Qui va segnalata una discrepanza tra le testate. FIRSTonline indica per il Kospi un calo del 7% e un arretramento di circa un terzo rispetto al massimo storico raggiunto a giugno; FinanzaOnline riporta per la chiusura un -5,46%. La differenza dipende dal momento della rilevazione: la prima cifra fotografa la fase più acuta delle vendite, la seconda il valore di chiusura.

Tokyo: Nikkei -1,82%, ma il Topix chiude in rialzo

A Tokyo l'indice Nikkei 225 ha chiuso a 67.777,52 punti, in flessione dell'1,82%. Sotto pressione Tokyo Electron, Advantest e SoftBank Group, con il comparto dei semiconduttori e dell'AI in prima linea nelle vendite. Kioxia Holdings, specializzata in memorie flash, ha perso oltre il 12%.

Il confronto con il Topix è la misura più chiara della selettività: tra il -1,82% del Nikkei e il +0,14% dell'indice allargato ci sono 1,96 punti percentuali di distanza, calcolati sottraendo la seconda variazione alla prima. Se la vendita fosse generalizzata, i due indici si muoverebbero nella stessa direzione. Anche in questo caso le fonti riportano variazioni diverse: FIRSTonline riporta per il Nikkei un calo del 2,6%, senza indicare l'orario della rilevazione.

Wafer di silicio e chip su un tavolo luminoso con grafico in calo, simbolo delle vendite sui semiconduttori in Borsa
Le vendite sui semiconduttori travolgono Seul e Milano, con il Kospi in calo del 5,46%.

Milano regge: Ftse Mib +0,1%, Stm e Technoprobe a -5%

Piazza Affari apre in tenuta, in linea con le altre Borse europee. L'indice Ftse Mib sale dello 0,1% nonostante le vendite mondiali sui chip. A Milano Stm e Technoprobe perdono il 5%, seguite da Prysmian a -2,2%. Stellantis è piatta dopo i dati sulle consegne del terzo trimestre 2026, che mostrano un calo dell'1% annuo in linea con le stime.

Il sostegno arriva dai titoli lontani dal comparto tecnologico: Mps e Intesa Sanpaolo crescono di un punto percentuale, Poste Italiane e Campari dell'1,6%. Su Stm pesa un'indiscrezione riportata da FIRSTonline: Apple avrebbe ridotto del 15-20% gli ordini di iPhone 18 Pro e Pro Max per l'aumento dei prezzi dei componenti. Apple rappresenta il 15% dei ricavi stimati di Stm per il 2026 e il taglio potrebbe ridurre l'EBIT del 2%. L'amministratore delegato Jean-Marc Chery ha intanto accolto la richiesta del consiglio di sorveglianza di prolungare il contratto di un anno.

Da Wall Street alle trimestrali: cosa guardano i mercati

La vigilia americana aveva già dato il segnale. Il Nasdaq Composite ha chiuso a -0,44%, l'S&P 500 a -0,04%, il Dow Jones a +0,38%, con l'indice dei semiconduttori di Philadelphia in ribasso del 2,7% dopo aver toccato il minimo delle ultime tre settimane. In controtendenza Microsoft, +1,1% e capitalizzazione oltre i 4 trilioni di dollari, e Meta Platforms, +3% dopo la presentazione del modello Muse Wonder.

Sul fronte obbligazionario il rendimento del Treasury USA a 10 anni è sceso di quattro punti base al 5,20%. Il Brent è tornato a 108,75 dollari al barile prima di scendere in area 105. Secondo lo strumento FedWatch del CME, gli operatori stimavano una probabilità di quasi il 22% di un rialzo dei tassi questo mese, contro il 17,7% del venerdì precedente; Beth Hammack, presidente della Fed di Cleveland, ha parlato della necessità di una politica monetaria più restrittiva "relativamente in fretta".

Da oggi si entra nel vivo delle trimestrali USA, con JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo, seguiti domani da Morgan Stanley e Bank of America. Le stime indicano per l'S&P 500 una crescita annua degli utili del 30,6% nel trimestre luglio-settembre, con energia a +123% e tecnologia a +66,5%.

Secondo FIRSTonline, gli investitori si interrogano sul ritorno degli investimenti in AI: l'S&P 500 ha guadagnato quasi il 120% dal minimo del 2022 e le valutazioni elevate rendono i listini più vulnerabili a risultati deludenti. Hock Tan, amministratore delegato di Broadcom, ha paragonato il comportamento degli investitori a quello dei giocatori d'azzardo in un casinò, senza rendersi conto della portata della realizzazione dei progetti di AI. Secondo FIRSTonline, i conti di Asml Holding e Taiwan Semiconductor Manufacturing, attesi in settimana, aiuteranno gli investitori a valutare quanto a lungo potrà durare la forte crescita degli utili; è plausibile che anche le trimestrali bancarie americane offrano indicazioni sul sentiment verso il settore.

Fonti

Milano +0,6%, Londra +0,7%: attesa trimestrali Usa

Le Borse europee si muovono in territorio positivo e Piazza Affari segue il passo: il Ftse Mib guadagna lo 0,6%, sostenuto dalle banche, mentre i titoli tecnologici restano in rosso. La seduta, però, si decide oltreoceano. Il 13 ottobre riparte la stagione delle trimestrali negli Stati Uniti con i conti di JP Morgan, Wells Fargo, Citigroup e Goldman Sachs; gli investitori le attendono.

Londra guida, Milano insegue: i numeri della seduta europea

L'avvio era stato più prudente. Il Ftse Mib partiva con un +0,16% e l'All Share con un +0,13%, Londra si fermava a +0,6%, Parigi e Madrid a +0,3%, Francoforte a +0,2% e Amsterdam cedeva lo 0,2%. Nel corso della mattinata gli acquisti si sono consolidati: ANSA e SoldiOnline indicano Milano a +0,6%, mentre la rilevazione di FIRSTonline si ferma a +0,53% a 50.301,97 punti. Una lettura possibile è che le differenze dipendano dall'orario di rilevazione.

A dare il quadro macro è il Fmi, che stima per quest'anno una crescita del Pil mondiale del 3,1%. Il freno arriva dai prezzi: a settembre l'inflazione tedesca è salita al 3,3% su base annua, dal 2,9% di agosto, alimentando i timori di nuove pressioni sui costi.

A Piazza Affari le banche corrono, tech e lusso frenano

Sul listino milanese la seduta si divide in due. Il comparto bancario resta positivo con Intesa Sanpaolo a +0,8% e Mps a +1,3%, mentre tra i migliori acquisti figurano Bper Banca (+1,65%), Unipol (+2,05%), Inwit (+1,61%) e A2a (+1,47%). Su Inwit circolano indiscrezioni su una possibile operazione di delisting, con Unicredit indicata tra i possibili finanziatori. Tim recupera e sale del 2,5% a 5,62 euro.

Sul fronte opposto i semiconduttori restano sotto pressione dopo il crollo del Kospi coreano, chiuso a -5,46% a 6.035,35 punti, e la debolezza del comparto in Asia. Technoprobe riduce le perdite dell'avvio ma resta a -2%, Stm cede l'1,6% e Prysmian è tra i titoli in coda. La seduta asiatica era stata pesante anche a Tokyo, con il Nikkei 225 in calo dell'1,82% a 67.777,52 punti.

Grafici azionari in salita sullo skyline di un distretto finanziario europeo, Piazza Affari e mercati borsistici
Le Borse europee avanzano in apertura, con Piazza Affari sostenuta dalle banche in attesa delle trimestrali Usa.

Il lusso paga i ricavi dei primi nove mesi di Lvmh, giudicati deludenti da alcuni analisti: Moncler perde l'1,41%. Stellantis arretra dello 0,88% dopo le consegne globali del terzo trimestre in calo dell'1%, a circa 1,3 milioni di veicoli, con il Nord America giù del 12%. Controtendenza per Campari (+0,12%), sostenuta dalla crescita della divisione Wine & Spirits di Lvmh.

Risiko bancario: il cda Mps si è espresso a maggioranza

Il titolo Mps resta al centro dell'attenzione dopo la risposta al rilancio di Intesa Sanpaolo. Il cda riunitosi in seduta straordinaria «non si è spaccato, si è espresso a maggioranza», ha dichiarato il presidente Cesare Bisoni, confermando il sostegno al piano dell'ad Luigi Lovaglio: «Siamo fiduciosi». Sul futuro dell'istituto il rinvio è all'assemblea del 29 ottobre: «Le strade sono quelle che ci sono e vedremo», ha aggiunto Bisoni. Il 12 ottobre è partito l'aumento di capitale Unipol da 2,5 miliardi di euro, destinato a finanziare l'acquisizione delle attività Mps.

Spread, euro e materie prime: i numeri della giornata

Sul fronte obbligazionario le rilevazioni divergono. ANSA e SoldiOnline indicano lo spread Btp-Bund in calo a 107 punti base; FIRSTonline e Il Sole 24 Ore lo danno a 110 punti base, in leggero rialzo dai 109 della vigilia. Il rendimento del Btp decennale benchmark scende al 4,53% dal 4,57%: quattro punti base in meno, calcolando la differenza tra i due valori (0,04 punti percentuali).

L'euro sale dello 0,2% contro il dollaro a 1,118. Nel comparto energia il gas ad Amsterdam guadagna oltre un punto percentuale a 85,8 euro al Megawattora, mentre il petrolio cala dell'1,8% (secondo ANSA), con il Wti sotto i 92 dollari al barile e il Brent intorno ai 105 dollari.

Cosa aspettano i mercati americani

Oltreoceano il calendario è fitto. Sono attese le vendite di case esistenti di settembre, osservate con particolare attenzione dopo il rialzo dei tassi sui mutui legato all'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato. Il punto decisivo arriva mercoledì 14 ottobre con il Cpi di settembre, uno degli ultimi grandi dati sull'inflazione prima della riunione della Fed del 27 e 28 ottobre. «Un'eventuale sorpresa al rialzo rischierebbe di riaccendere i timori di una politica monetaria più restrittiva o comunque più lunga del previsto, mentre un dato più accomodante darebbe un pò di respiro a bond e azionario», ha spiegato Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim.

Il rialzo di Milano poggia su un solo comparto

Messi in fila i numeri, la seduta dice una cosa semplice: il Ftse Mib sale grazie alle banche. Intesa, Mps, Bper e Unipol compensano i cali di Stm, Technoprobe, Moncler e Stellantis, mentre Prysmian resta in coda. È una tenuta a base stretta, che si appoggia a un comparto sensibile alle trimestrali americane in arrivo proprio oggi. Nel frattempo lo spread è tra 107 e 110 punti base: 107 secondo ANSA, 110 secondo FIRSTonline e Il Sole 24 Ore, e il rendimento del decennale italiano cala di quattro punti base al 4,53%.

Fonti

LVMH, titolo giù del 40%: ricavi sotto le attese

Il titolo LVMH ha bruciato circa il 40% del suo valore da inizio anno alla Borsa di Parigi, dopo una trimestrale che ha deluso il mercato. I ricavi dei primi nove mesi del 2026 si fermano a 57,15 miliardi di euro, in calo dell'1,6% a cambi correnti, con la divisione moda e pelletteria in flessione del 5% nel terzo trimestre. La debolezza della domanda cinese è il filo rosso che attraversa i conti.

Il titolo perde il 40% da gennaio, Wall Street vira al ribasso

A Parigi, principale piazza di quotazione del gruppo francese, le azioni LVMH hanno lasciato sul parterre circa il 40% del loro valore dall'inizio del 2026. A New York il titolo ha reagito ai risultati virando al ribasso. I conti, nel complesso, sono risultati leggermente inferiori alle previsioni degli analisti.

Nove mesi a 57,15 miliardi, il terzo trimestre rallenta all'1%

Nei primi nove mesi del 2026 LVMH ha registrato ricavi per 57,15 miliardi di euro, contro i 58,09 miliardi dello stesso periodo del 2025: la variazione a cambi correnti è del -1,6%, mentre al netto di cambi e perimetro la crescita organica si attesta al 2%. Nel solo periodo luglio-settembre i ricavi hanno raggiunto 18,50 miliardi, contro i 18,28 miliardi del terzo trimestre 2025: calcolando la differenza tra i due valori sul dato dell'anno precedente, si tratta di un progresso a cambi correnti di circa l'1,2%.

La crescita organica trimestrale si è fermata all'1%, dopo il +3% del secondo trimestre e il +1% dei primi tre mesi dell'anno. Il rallentamento rispetto al trimestre precedente è netto.

Moda e pelletteria unico comparto in rosso

Tutte le divisioni hanno registrato una crescita organica positiva nel trimestre, tranne una. La moda e pelletteria ha segnato una flessione delle vendite del 5% a 8,2 miliardi di euro.

Divisione (Q3 2026)RicaviCrescita organica
Moda e pelletteria8,2 mld-5%
Selective Retailing4 mld+8%
Wines & Spirits1,4 mld+6%
Watches & Jewelry2,5 mld+6%
Perfumes & Cosmetics2 mld+1%

Sui nove mesi la moda e pelletteria vale 26,39 miliardi (-4% reported, -2% organico). La direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha dichiarato di non ravvisare fattori strutturali che compromettano la ripresa del comparto e ha escluso tagli dei prezzi, spiegando che per Louis Vuitton non esistono scorciatoie per accelerare la crescita; sulla performance del marchio ha inciso un problema logistico che ha sottratto poco più di un punto percentuale alla crescita organica del trimestre. Per Dior l'andamento da inizio anno resta positivo, con un terzo trimestre sostanzialmente stabile, mentre Loro Piana prosegue a ritmi sostenuti.

Grafico in calo sullo skyline di un distretto degli affari, con borsa in pelle e monete d'oro: il titolo del lusso in Borsa
Il titolo del lusso perde terreno in Borsa, con ricavi sotto le attese e domanda cinese in frenata.

Asia ex Giappone in contrazione, tiene il resto del mondo

Sul piano geografico gli Stati Uniti hanno segnato una crescita organica del 5% nel terzo trimestre (dopo il +6% del secondo) e del 4% sui nove mesi. Il Giappone ha registrato un +6% trimestrale e un +5% da inizio anno. L'Europa esclusa la Francia è cresciuta del 4% nel trimestre.

Sui nove mesi il dato resta positivo al 3%, ma la frenata pesa.

L'analisi: il paradosso di un gruppo che cresce mentre il titolo crolla

La moda e pelletteria, con 26,39 miliardi sui 57,15 totali dei nove mesi, vale circa il 46% dei ricavi del gruppo (calcolando il rapporto tra le due cifre). È il comparto più grande e l'unico in calo: il resto del portafoglio deve quindi correre per compensare. Il confronto tra il +1% organico del terzo trimestre e il +3% del secondo dice che la compensazione si è fatta più difficile.

C'è poi un incrocio geografico: l'Asia escluso il Giappone è la prima area per peso sul fatturato (27%) ed è l'unica in contrazione nel trimestre. Il Sole 24 Ore e la Repubblica inquadrano lo stesso dato con accenti diversi — il primo insiste sulla delusione del mercato, la seconda sulla tenuta di champagne e gioielli — ma entrambi convergono sullo stesso punto: a soffrire è la moda.

Per il gruppo guidato da Bernard Arnault il 2026 si chiude con un contesto economico e geopolitico incerto, senza obiettivi quantitativi di ricavi o redditività annunciati. La tenuta dei prossimi mesi dipenderà dalla capacità di trasformare il rinnovamento creativo in domanda effettiva.

Il vero indicatore da seguire non è il dato trimestrale, ma se il -5% dell'Asia ex Giappone diventerà un punto di svolta o una tendenza: è lì che si gioca la tenuta del margine.

Fonti

Ue-Cina, intesa auto ibride: export cinesi di auto ibride verso una possibile riduzione di oltre la metà

L'industria europea dell'auto incassa la prima boccata d'ossigeno sul fronte cinese. L'intesa interinale annunciata venerdì 9 ottobre 2026 apre la prospettiva di ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di auto ibride e ibride plug-in verso l'Unione europea e allarga alle imprese europee l'accesso al mercato cinese su componenti automobilistici, olio d'oliva e calzature. Una lettura possibile è che il fronte su cui Bruxelles è più esposta sia il disavanzo Ue-Cina, che viaggia a circa 1 miliardo di euro al giorno.

I numeri dell'intesa: export, dazi e risparmi

Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha annunciato a Pechino che l'intesa "apre la prospettiva di ridurre le esportazioni cinesi di oltre la metà". Sul piatto opposto, Bruxelles ottiene un accesso più semplice al mercato cinese per prodotti che valgono già quasi 4 miliardi di euro di export e risparmi doganali di almeno 225 milioni di euro.

VoceValore
Disavanzo commerciale Ue-Cinacirca 1 miliardo di euro al giorno
Export europei interessati dall'intesaquasi 4 miliardi di euro
Risparmi dalla riduzione degli oneri doganalialmeno 225 milioni di euro
Riduzione prospettata dell'export cinese di ibride e plug-inoltre la metà
Mercato interno Uecirca 450 milioni di consumatori
Settori industriali europei firmatari dell'appello44

Sulla misura esatta del taglio le fonti non usano le stesse parole. Teleborsa titola su un obiettivo da "dimezzare" l'export cinese di ibride, mentre Euronews e Il Messaggero riportano dalla conferenza stampa la formula "oltre la metà". Le due versioni non coincidono: dimezzare indica un -50% esatto, "oltre la metà" lascia aperta una riduzione più ampia.

I 4 miliardi di export europei valgono l'1,1% del disavanzo record

Il pacchetto di aperture sul mercato cinese riguarda esportazioni europee per quasi 4 miliardi di euro: componenti automobilistici, olio d'oliva e calzature. È la parte dell'intesa che si traduce in ordini per le imprese Ue, ma il suo peso relativo resta contenuto.

Il calcolo aiuta a misurare la scala. Un disavanzo di circa 1 miliardo di euro al giorno equivale a circa 365 miliardi su base annua; i quasi 4 miliardi di export europei coinvolti valgono quindi circa l'1,1% del disavanzo annuo (4 su 365). I 225 milioni di risparmi doganali, misurati sul valore degli export interessati, pesano invece circa il 5,6% (225 su 4.000).

Germania, Francia e 44 settori industriali: la pressione su Bruxelles

La disponibilità al dialogo non ha fermato le richieste di una linea più dura verso Pechino. Prima dell'annuncio, Germania e Francia hanno sollecitato la Commissione europea a intervenire contro le pratiche commerciali cinesi che provocano distorsioni del mercato. Nel documento congiunto i due Paesi hanno evocato anche la possibilità di un'esclusione immediata dal mercato interno, se necessaria.

Intesa Ue-Cina sul commercio di auto ibride, in linea con le regole OMC
Un'auto elettrica bianca collegata per la ricarica, in primo piano sulla presa. Foto di Rathaphon Nanthapreecha su Pexels

Il Parlamento europeo ha poi approvato a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede misure decise contro la Cina. All'appello si sono aggiunti 44 settori industriali europei — chimica, macchinari, metallurgia, solare, vetro e cemento — secondo cui l'Europa non può proteggere la propria base industriale, i posti di lavoro qualificati e gli investimenti senza strumenti efficaci contro le pratiche scorrette e le distorsioni della concorrenza.

Terre rare e calendario: licenze più semplici, Tic a marzo 2027

Sulle materie prime strategiche Pechino ha accettato di semplificare ulteriormente il rilascio delle licenze di esportazione per terre rare e magneti permanenti. È un punto decisivo per l'industria automobilistica, le tecnologie verdi e la difesa europea. Nel 2025, durante l'escalation della guerra commerciale con gli Stati Uniti, la Cina aveva introdotto restrizioni sulle esportazioni di terre rare, alimentando i timori europei sulle catene di approvvigionamento.

La dichiarazione congiunta fissa anche il calendario. Le due parti si ritroveranno per una videoconferenza ministeriale a gennaio e per la terza riunione ministeriale del Tic (Trade Investments Consultations) a marzo 2027. Resta attivo il dialogo sul controllo delle esportazioni, con preavvisi e maggiore trasparenza sulle procedure di inserimento e cancellazione dagli elenchi.

Cosa cambia per l'industria dell'auto europea

ACEA ha accolto l'intesa come un passo positivo per allentare le tensioni commerciali. Šefčovič l'ha definita la conclusione della "prima fase dei negoziati": i dettagli saranno valutati dai leader europei, attesi la prossima settimana a Bruxelles.

Due nodi aperti riguardano direttamente il mercato. Il primo è quello delle procedure relative agli impegni sui prezzi assunti dalle aziende, ancora in corso e senza dettagli sui termini: è plausibile che da lì dipenda l'effetto concreto sui prezzi dei veicoli importati. Il secondo è la riluttanza di Pechino a rinunciare ai vantaggi dell'accesso a un mercato da circa 450 milioni di consumatori.

Una lettura possibile è che il parametro per valutare l'intesa non sia la dichiarazione congiunta di venerdì, ma l'andamento del disavanzo da 1 miliardo di euro al giorno nei mesi che portano al Tic di marzo 2027.

Fonti

OpenAI: stime a 50-70 miliardi, Nasdaq -1,4% e tech europei divisi

Le stime sul fatturato di OpenAI hanno scosso Wall Street e lasciato i tech europei senza una direzione comune. Nella seduta in cui il Financial Times ha riportato un fatturato annualizzato di 50 miliardi di dollari, il Nasdaq 100 ha perso l'1,4% e l'indice dei semiconduttori è crollato del 3,4%. Poi Bloomberg ha indicato che OpenAI potrebbe raggiungere o superare i 70 miliardi, e i futures Usa sono tornati positivi. La domanda per il mercato non è più se l'AI cresca, ma quanto costi e chi paga.

Wall Street: Nasdaq 100 -1,4%, semiconduttori -3,4%

Nella seduta di giovedì, i titoli tecnologici statunitensi hanno pagato le stime sul fatturato di OpenAI riportate dal Financial Times. Il Nasdaq 100 ha chiuso in calo dell'1,4% e l'indice dei giganti dei semiconduttori ha perso il 3,4%. Il dato centrale è un fatturato annualizzato di 50 miliardi di dollari condiviso con gli investitori durante una raccolta fondi, 20 miliardi in meno rispetto alle indiscrezioni iniziali.

Titolo/IndiceVariazione
Nasdaq 100-1,4%
Indice semiconduttori-3,4%
Nvidia (after hours)+1,4%
Tsmc (after hours)+1,2%
Broadcom (after hours)+1,9%
Amd (after hours)+1,8%

Per il settore è una nuova tegola dopo settimane di dubbi sui ritorni degli investimenti stellari e sui costi delle infrastrutture come i data center. Nelle contrattazioni after hours di Wall Street i colossi dei chip hanno recuperato terreno: Nvidia +1,4%, Tsmc +1,2%, Broadcom +1,9%, Amd +1,8%.

Tech europei in ordine sparso: Technoprobe sale a Milano, STMicro scivola

I titoli tecnologici europei hanno chiuso senza una direzione unica. A Milano Technoprobe è salita, mentre Stmicroelectronics ha ceduto. A Francoforte Infineon ha mostrato un cauto rialzo. Ad Amsterdam Asm Holding e Asml hanno perso mezzo punto percentuale, e Be Semiconductor ha lasciato sul terreno lo 0,8%.

Stime sui ricavi di OpenAI: pesano sul Nasdaq e sui tech europei
Monitor con grafici di borsa in una stanza poco illuminata. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels
TitoloMercatoVariazione
TechnoprobeMilanoin rialzo
StmicroelectronicsMilanoin calo
InfineonFrancofortecauto rialzo
Asm HoldingAmsterdam-0,5%
AsmlAmsterdam-0,5%
Be SemiconductorAmsterdam-0,8%

Il quadro resta contrastato anche in vista della stagione degli utili che si aprirà nelle prossime settimane. Gli investitori cercheranno segnali che ricavi e profitti tengano il passo con il capitale necessario a sviluppare e gestire i modelli di intelligenza artificiale.

OpenAI: 50 o 70 miliardi? La discrepanza tra FT e Bloomberg

Le due stime sul fatturato di OpenAI non coincidono. Il Financial Times parla di 50 miliardi di fatturato annualizzato alla fine di settembre, condiviso durante l'ultima raccolta fondi e basato su un periodo più breve. Bloomberg indica che l'azienda potrebbe raggiungere o superare i 70 miliardi entro la fine dell'anno. La differenza è di 20 miliardi: il 40% del dato FT e il 28,6% del dato Bloomberg.

A settembre 2026 alcune testate avevano già riportato una previsione di quasi 70 miliardi sulla base delle stime degli investitori. Banca Akros collega l'incertezza anche al confronto con Anthropic, il cui fatturato annualizzato è di 65 miliardi ma calcolato con un metodo diverso. Anthropic, per esempio, contabilizza le vendite provenienti dai fornitori di servizi cloud in modo differente.

La prova del nove: la stagione degli utili

Per gli investitori il vero test arriverà con la stagione degli utili delle prossime settimane. Josh Gilbert, analista capo per l'Asia-Pacifico presso eToro, ha spiegato che "Sono state settimane di nervosismo per il settore dell'intelligenza artificiale e, con i rendimenti statunitensi vicini ai massimi pluriennali, la propensione al rischio degli investitori si è raffreddata". Gilbert ha aggiunto che "La prova del nove arriverà con l'avvio della stagione degli utili nelle prossime settimane, quando le aziende che stanno investendo le somme più ingenti nell'Ai ci diranno se sono ancora disposte a continuare a farlo".

Questa mattina i mercati asiatici e i futures sulla Borsa statunitense hanno reagito positivamente alle nuove stime di Bloomberg. Per chi segue i mercati, la giornata lascia un segnale preciso: la volatilità non nasce dal business dell'AI, ma dalla difficoltà di misurarlo. Stime di fatturato annualizzato che variano di 20 miliardi a seconda del metodo e del periodo rendono i titoli tech sensibili alle indiscrezioni. Fino a quando le società non pubblicheranno ricavi e profitti confrontabili, la cronaca di borsa resterà dominata da notizie non verificate.

Fonti

Trevi, l’Opa di Webuild sale a 5,165 euro: corrispettivo +14,8%, Webuild al 27,69%

Il corrispettivo dell'Opa di Webuild su Trevi passa da 4,50 a 5,165 euro per azione, un rilancio del 14,8% che il consiglio di amministrazione della società target ha approvato giovedì 8 ottobre 2026. Una lettura possibile è che il nuovo prezzo non nasca da una trattativa, ma sia stato guidato dall'acquisto da Praude a 5,165 euro, che la normativa estende a tutti gli aderenti: Webuild ha comprato il 13,916% del capitale a 5,165 euro per azione. Con gli acquisti successivi sul mercato, il gruppo è arrivato al 27,69% del capitale e dei diritti di voto di Trevi.

Il corrispettivo sale da 4,50 a 5,165 euro per azione

Il nuovo corrispettivo dell'offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa da Webuild sulle azioni ordinarie Trevi è di 5,165 euro per azione in contanti. Il rialzo rispetto ai 4,50 euro confermati il 2 ottobre 2026 è di 0,665 euro per azione: il calcolo dà un incremento del 14,8% (5,165 diviso 4,50).

La meccanica è quella della normativa sulle Opa. Poiché l'acquisto da Praude Asset Management Limited è avvenuto a un prezzo superiore al corrispettivo dell'offerta, il valore di 5,165 euro sarà riconosciuto a tutti gli aderenti, compresi coloro che avevano già aderito, in sostituzione dei 4,50 euro originariamente offerti.

Il cda di Trevi ha approvato l'aggiornamento del comunicato dell'emittente con il voto favorevole di tutti i consiglieri presenti e l'astensione del consigliere Andrea Nuzzi. Nel comunicato la società sottolinea che il nuovo corrispettivo "rientra negli intervalli di valore individuati" nel comunicato del 24 settembre 2026, precisando però che si colloca "nella parte inferiore" di quegli intervalli.

La corsa di Webuild al capitale: dal 13,916% al 27,69%

Il 5 ottobre 2026 Webuild ha annunciato l'accordo per l'acquisto di 9.125.702 azioni Trevi, pari al 13,916% del capitale sociale, da Praude Asset Management Limited, al prezzo unitario di 5,165 euro. Il 5 e il 6 ottobre sono poi arrivati ulteriori acquisti sul mercato, a un prezzo unitario non superiore a 5,165 euro.

Il totale è di 18.161.108 azioni Trevi, pari a circa il 27,69% del capitale sociale e dei diritti di voto. I conti tornano anche a ritroso: dividendo 18.161.108 per 0,2769 si ottiene un capitale sociale di circa 65,6 milioni di azioni, lo stesso ordine di grandezza che emerge dai 9.125.702 titoli divisi per 0,13916.

Sulla quota detenuta le due testate divergono. Il Sole 24 Ore indica una partecipazione di Webuild "oltre il 28% del capitale", mentre CesenaToday fissa il dato a 27,69% su 18.161.108 azioni. La cifra del Sole 24 Ore non è compatibile con il 27,69% calcolato da CesenaToday; le fonti non spiegano la discordanza.

Trevi, il CdA approva l'offerta Webuild dopo il rilancio a 5,165 euro
Silhouette di gru industriali davanti a uno skyline urbano al tramonto. Foto di Enes Beydilli su Pexels

Il calendario della partita in Borsa

DataEventoCorrispettivo / quota
24 settembre 2026Comunicato dell'emittente Trevi sugli intervalli di valore—
2 ottobre 2026Webuild conferma il corrispettivo e modifica la soglia4,50 euro
5 ottobre 2026Annuncio dell'accordo per l'acquisto di 9.125.702 azioni da Praude (13,916%)5,165 euro
5-6 ottobre 2026Ulteriori acquisti sul mercatomax 5,165 euro; 27,69%
7 ottobre 2026Richiesta di waiver alle banche finanziatrici—
8 ottobre 2026Il cda di Trevi approva l'aggiornamento5,165 euro

La soglia di efficacia scende dal 66,7% al 50% più un voto

Il 2 ottobre 2026 Webuild non ha toccato il prezzo, ma ha riscritto la condizione di efficacia dell'offerta. La condizione soglia originaria, fissata al 66,7% del capitale, è stata ridotta al 50% più un diritto di voto esercitabile nelle assemblee di Trevi. Una lettura possibile è che, con il 27,69% già in mano, la riduzione della soglia abbia reso l'obiettivo minimo più vicino.

Il waiver alle banche e il nodo Cdp Equity

Trevi ha comunicato di aver trasmesso il 7 ottobre 2026 alle banche finanziatrici, per il tramite della banca agente, una richiesta di rinuncia — il cosiddetto waiver — all'esercizio dei rimedi previsti dal contratto di finanziamento in relazione alla clausola di cambio di controllo.

Una lettura possibile è che la richiesta di waiver sia stata il passaggio formale con cui il mercato ha preso atto di un nuovo azionista di riferimento, dopo che Cdp Equity ha perso il primato di azionista con la maggiore partecipazione nel capitale sociale di Trevi.

Cosa cambia per chi ha già aderito all'offerta

Per gli azionisti Trevi che hanno già consegnato le proprie azioni in Opa, il prezzo riconosciuto passa da 4,50 a 5,165 euro per azione senza necessità di rifare l'adesione. Il cda ha però ribadito che il comunicato di aggiornamento, come già il comunicato dell'emittente, "non costituisce una raccomandazione ad aderire o non aderire all'offerta e non sostituisce la valutazione autonoma di ciascun azionista".

Il dato che conta per il mercato è un altro: Webuild ha comprato da Praude a 5,165 euro e, sul mercato il 5 e 6 ottobre, a un prezzo non superiore a 5,165 euro.

Il punto: un rilancio guidato dagli acquisti

La sequenza dei fatti indica che il prezzo dell'Opa deriva dall'acquisto da Praude a 5,165 euro, che la normativa estende a tutti gli aderenti: comprando da Praude un pacchetto del 13,916%, Webuild ha trascinato verso l'alto il corrispettivo dovuto a tutti gli aderenti. Il miglioramento per gli azionisti è del 14,8% rispetto ai 4,50 euro, ma il nuovo valore resta nella parte bassa degli intervalli di valore che il cda di Trevi aveva individuato.

Con il 27,69% del capitale e una soglia di efficacia scesa al 50% più un voto, la partita non si gioca più sul prezzo. Si gioca sulla quantità di titoli che deciderà di aderire.

Fonti

Ftse Mib sopra 50mila: Inwit e Stellantis guidano il rialzo

Il Ftse Mib è tornato sopra quota 50mila nei primi scambi di lunedì 12 ottobre 2026. A trainare la seduta sono Inwit, Stellantis e un gruppo compatto di banche, mentre i mercati asiatici hanno aperto in ordine sparso.

L'indice parte a 50.063 punti e sale fino a 50.193

Il Ftse Mib ha aperto la settimana in rialzo dello 0,64% a 50.063 punti, secondo l'aggiornamento AGI delle 9:09. La prima rilevazione di askanews, subito all'apertura, segnava invece un progresso dello 0,71%. Poi l'indice ha accelerato.

Nei primi minuti di contrattazioni ha raggiunto 50.193 punti, con un guadagno dello 0,9% e quasi l'intero paniere in territorio positivo. Dall'apertura sono 130 punti in più, pari a circa lo 0,26% del livello di partenza. La differenza tra lo 0,71% di askanews e lo 0,64% di AGI non è una divergenza tra testate: sono due fotografie scattate in momenti diversi dei primi minuti.

Sulla soglia psicologica il margine è cresciuto con l'accelerata. All'apertura erano 63 punti sopra i 50mila, lo 0,13%. Con i 50.193 punti dei primi minuti sono diventati 193, lo 0,39%.

Banche e Stellantis davanti, giù Technoprobe e Unipol

Nei primi minuti i rialzi più marcati sono quelli di Inwit e Stellantis, seguiti da quattro titoli del settore bancario. Tra i ribassi spiccano Technoprobe, Unipol e Lottomatica. Le variazioni qui sotto riportano la rilevazione ANSA dei primi minuti.

TitoloVariazione
Inwit+2,56%
Stellantis+2,2%
Mediolanum+1,6%
Intesa Sanpaolo+1,55%
Banco Bpm+1,5%
Mps+1,29%
Technoprobe-1,35%
Unipol-0,73%
Lottomatica-0,45%

Quasi fermi Iveco (-0,28%), Eni (-0,02%) e Stm (-0,05%). Stellantis sale nel primo giorno del Salone di Parigi, dove il gruppo presenta diverse novità.

Le cifre di Mps e Intesa Sanpaolo variano a seconda della rilevazione. Affaritaliani le dava a +1,24% e +1,42% nei primi scambi, ANSA a +1,29% e +1,55%. Sono rilevazioni di testate diverse, non un disaccordo sui dati. Mps ha convocato per oggi un consiglio di amministrazione straordinario sul risiko, chiamato a esaminare la situazione dopo il rilancio dell'offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo. Come avevamo riportato, Intesa ha alzato la parte in contanti, che vale circa 3,8 miliardi di euro in caso di adesione totalitaria.

Piazza Affari in rialzo in apertura, FTSE MIB verso quota 50mila punti
Cupola della Borsa di Santiago del Cile, ripresa dal basso su un cielo azzurro e sereno. Foto di Ale Zuñiga su Pexels

Il confronto con venerdì 9 ottobre mostra due inversioni. Technoprobe quel giorno guadagnava il 3% alle 15:30, mentre oggi è tra i peggiori con -1,35%. Stm, che venerdì alle 15:30 perdeva l'1,2%, oggi è praticamente ferma. Per Unipol, il ribasso arriva nel giorno in cui parte l'aumento di capitale, che si concluderà il 26 ottobre dopo il via libera di Consob al prospetto. Le fonti non collegano i due fatti.

Spread a 109 punti e rendimento del Btp al 4,55%

Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi apre a 109 punti base, contro i 110 della chiusura di venerdì. Il rendimento del Btp decennale scende al 4,55% dal 4,58%. In pratica lo spread cala di un punto base e il rendimento di tre.

Il movimento è contenuto, ma va nella stessa direzione dell'azionario. Milano si muove in controtendenza rispetto alle principali piazze asiatiche, prevalentemente deboli a inizio settimana.

L'Asia in ordine sparso, petrolio in calo

Le aperture asiatiche sono miste, con la Borsa di Tokyo chiusa per festività. Il Kospi sudcoreano perde il 3,1% e si ferma a 6.416,17 punti. Hong Kong guadagna lo 0,2% con l'Hang Seng a 24.253,70, mentre lo Shanghai Composite cede lo 0,1% a 3.809,08. L'S&P/ASX 200 australiano sale dello 0,9% a 8.790,70. Il Taiex di Taiwan lascia sul terreno lo 0,2% e il Sensex indiano guadagna lo 0,1%.

Il petrolio scende di circa 1,50 dollari al barile, ma resta incerto su quando la guerra con l'Iran lascerà il settore energetico globale libero di tornare alla normalità. I futures sulle azioni statunitensi guadagnano oltre lo 0,3%, dopo una settimana chiusa da Wall Street con rialzi da record.

Gli operatori guardano ai dati sull'inflazione e sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti, attesi in settimana, e ai conti trimestrali delle principali banche americane. Sul fronte politico pesa l'annuncio fatto da Donald Trump venerdì 9 ottobre: un accordo con Vladimir Putin per acquistare gasolio russo, con l'obiettivo di frenare i prezzi del carburante in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre.

Il rialzo è ampio: secondo ANSA quasi l'intero paniere è in territorio positivo, con Inwit e Stellantis in testa e quattro bancari tra i rialzi più marcati.

Fonti

Mps, la Borsa guarda al cda straordinario: no oltre il 33%

Il consiglio di amministrazione straordinario di Banca Monte dei Paschi di Siena si riunisce per il primo pomeriggio di oggi, 12 ottobre 2026. Il fronte dei soci contrari al piano difensivo dell'ad Luigi Lovaglio ha superato il 33% del capitale, e Piazza Affari ne segue gli sviluppi. La somma delle quote schierate contro arriva a 33,17%. Per il mercato il destino del Monte si separa sempre più da quello di Banco Bpm, mentre l'offerta di Intesa Sanpaolo resta vincolata alla bocciatura del piano difensivo nell'assemblea del 29 ottobre.

Il fronte del no vale 33,17%: i numeri dell'assemblea

Il blocco contrario al piano di Lovaglio mette insieme il 13,5% del gruppo Caltagirone, il 17,5% di Delfin, l'1,45% della famiglia Benetton e lo 0,72% di Praude Asset Management. La somma fa 33,17%, quota che supera il 33% del capitale di Siena. Sul tavolo del cda c'è proprio questo: il nuovo scenario creato dal ritocco dell'Opas di Intesa e dall'emersione di un blocco di azionisti contrari al piano.

Caltagirone ha anticipato il voto contrario su tutti e cinque i punti in agenda il 29 ottobre, compresi quelli sulle operazioni e sul dividendo. Delfin ha invece dato il consenso all'offerta di Intesa, mentre Benetton e Praude hanno allargato il fronte favorevole a Ca' de Sass. L'assemblea straordinaria di fine mese sottopone al voto dei soci le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, oltre alla distribuzione del dividendo straordinario da 4 miliardi di euro.

Il rilancio di Intesa e la condizione del 3 ottobre

Intesa Sanpaolo ha rilanciato l'Opas su Mps il 3 ottobre 2026, aumentando di 25 centesimi la componente in contanti. Il corrispettivo vale ora 1,25 euro in contanti più 1,6 azioni Intesa di nuova emissione per ogni titolo Mps consegnato, ed è vincolato alla bocciatura del piano difensivo di Siena.

L'offerta era stata lanciata l'8 giugno 2026. Il meccanismo ha una conseguenza diretta per i soci che voteranno il 29 ottobre: lo ha chiarito la stessa Ca' de Sass al momento del rilancio, basta che uno solo dei tre punti in discussione (le due Ops e il dividendo) venga approvato con la maggioranza del 66,67% del capitale presente perché l'Opas di Intesa decada automaticamente. Il mercato considera questo scenario altamente improbabile.

MPS, cda straordinario dopo le mosse di Intesa Sanpaolo
Veduta dal basso della cupola dell'edificio della Borsa di Santiago del Cile, sotto un cielo azzurro e limpido. Foto di Ale Zuñiga su Pexels

Cosa guarda la Borsa: proxy advisor, Bpm e il nodo Generali

Il cda si riunisce mentre sono attesi i pareri dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, la bussola dei grandi fondi, che potrebbero arrivare già oggi. Secondo Il Messaggero, almeno uno dei due potrebbe esprimersi in giornata, chiudendo il cerchio, con le anticipazioni di voto alla mano, sullo stop al piano Lovaglio.

Due le strade sul tavolo per l'ad del Monte: prendere atto del posizionamento di una buona parte dei soci e ritirare le delibere assembleari, oppure cercare di prendere tempo rinviando l'assemblea del 29 ottobre, una via considerata comunque complicata. Il Sole 24 Ore rileva un punto ancora aperto: se Lovaglio presenterà o meno contromisure per resistere alla mossa di Ca' de Sass. Tra le ipotesi circolate in Borsa ci sono anche un possibile cavaliere bianco o una maxi distribuzione, entrambe giudicate finora molto complicate.

Sul fronte Banco Bpm, il cda di Piazza Meda è atteso (fonti finanziarie ipotizzano già domani) con un'informativa sul risiko bancario. Il primo azionista, Crédit Agricole, ha bocciato l'Ops lanciata da Mps. Piazza Affari continua intanto a guardare alle possibili mosse di UniCredit, finora alla finestra, con rumors non confermati su Banca Generali, controllata da Generali, di cui Mps detiene il 13,5% tramite Mediobanca. Nessuna indicazione è arrivata dall'ultimo cda di Gae Aulenti convocato ad hoc sul fronte acquisizioni.

Perché i numeri contano più delle contromosse

Mettendo in fila le quote, il calcolo è presto fatto: 13,5 + 17,5 + 1,45 + 0,72 = 33,17% del capitale. Nel meccanismo assembleare il blocco dipende però dal capitale presente in assemblea: il 33,17% del totale basta a impedire il raggiungimento del 66,67% solo se l'affluenza resta sotto circa il 99,5%. Il fronte del no non deve vincere: gli basta non perdere. Per questo, per il mercato, le contromosse di Lovaglio contano sempre meno rispetto all'aritmetica dei soci.

C'è però una variabile che nessuna quota fissa: la soglia dei 66,67% si calcola sul capitale presente in assemblea, non su quello totale. Se l'affluenza resta alta e il fronte del no si presenta compatto, il blocco tiene; se una parte dei soci contrari diserta, i margini si allargano. È il motivo per cui le indicazioni dei proxy advisor pesano quanto le quote: orientano i grandi fondi che decidono quanta parte del capitale si presenterà davvero a votare.

Per chi segue il titolo, la partita si è trasformata: da corsa al piano difensivo a scommessa sugli equilibri dell'assemblea. Se il Monte si proietta verso Intesa alle condizioni attuali, il riferimento per i soci diventa il corrispettivo da 1,25 euro più 1,6 azioni Intesa, che incorpora già il rilancio del 3 ottobre.

Fonti

Iveco: Tata alza l’Opa a 14,40 euro, allineandosi alla chiusura di Piazza Affari

Tata Motors porta a 14,40 euro per azione il corrispettivo dell'Opa totalitaria su Iveco Group, allineandolo alla chiusura del titolo a Piazza Affari. Sono 30 centesimi in più rispetto ai 14,10 euro precedenti, un rilancio che vale 81,36 milioni di euro di esborso aggiuntivo in caso di adesione totalitaria. L'assemblea straordinaria degli azionisti è convocata per venerdì 16 ottobre 2026.

Il rilancio allinea l'Opa al prezzo di Borsa

I 14,40 euro coincidono con la chiusura del titolo Iveco a Piazza Affari nella seduta precedente all'annuncio. Tata Motors ha definito l'incremento «la propria migliore e finale determinazione del corrispettivo dell'Offerta», precisando che «non si procederà ad ulteriori incrementi». La decisione è legata al «lieve differimento del completamento dell'Offerta»: il processo autorizzativo in alcune giurisdizioni ha richiesto tempi più lunghi del previsto.

Il gruppo indiano ribadisce comunque di considerare il prezzo precedente già «una valutazione piena ed equa» del gruppo.

Dai 14,10 ai 14,40 euro: i numeri del rialzo

L'aumento di 0,3 euro per azione corrisponde a un incremento del 2,13% sul corrispettivo precedente (calcolo: 0,3 / 14,1). L'esborso massimo complessivo passa invece da 3,825 a 3,906 miliardi di euro, con un rialzo del 2,13% (calcolo: 81,36 milioni su 3.824,6 milioni, il valore precedente).

Tata Motors alza a 14,40 euro il prezzo dell'Opa su Iveco, adesioni al 28,44%
Camion bianco su un'autostrada dell'Uttar Pradesh, in India, mentre trasporta merci. Foto di Shantum Singh su Pexels
VocePrima del rilancioDopo il rilancio
Corrispettivo per azione14,10 euro14,40 euro
Esborso massimo3,825 mld di euro3,906 mld di euro
Premio sul prezzo del 29 luglio 2025—6,77%
Premio sul prezzo del 17 luglio 2025—33,47%

I due premi indicati da Il Sole 24 Ore permettono di ricostruire i prezzi di riferimento del titolo. Il prezzo ufficiale del 29 luglio 2025, ultimo giorno di Borsa aperta prima dell'annuncio dell'operazione, si collocava intorno ai 13,49 euro (calcolo: 14,40 / 1,0677). Quello del 17 luglio 2025, ultimo giorno prima delle indiscrezioni sull'interesse di Tata Motors, era di circa 10,79 euro (calcolo: 14,40 / 1,3347). Su quest'ultimo riferimento il rilancio incorpora oltre un terzo di rialzo.

Il Cda di Iveco raccomanda l'adesione, appuntamento al 16 ottobre

Il consiglio di amministrazione di Iveco Group ha accolto con favore l'aumento del corrispettivo, con una nota diffusa subito dopo l'annuncio in serata. L'offerta è sostenuta dal Cda, che ha raccomandato agli azionisti di aderire e di votare a favore delle deliberazioni connesse all'Offerta nell'assemblea straordinaria convocata per venerdì 16 ottobre 2026. Nessun altro termine o condizione dell'operazione risulta modificato.

Cosa cambia per chi ha Iveco in portafoglio

Il rilancio di Tata arriva a pochi giorni dall'assemblea e a un prezzo pari alla chiusura di mercato: chi ha già aderito al corrispettivo precedente riceve ora i 14,40 euro, mentre chi è ancora fuori si trova davanti a un'offerta che non lascia margine di rivalutazione sul prezzo di Borsa. L'azienda ha escluso ulteriori incrementi, quindi il livello dei 14,40 euro è per definizione il tetto dell'operazione. Vale la pena leggere il dato sulle adesioni insieme al calendario: i sette giorni che separano il 9 ottobre dall'assemblea del 16 ottobre saranno quelli in cui si capirà se il rilancio ha spostato davvero il consenso degli azionisti.

Se il quorum non arrivasse, l'allineamento al prezzo di chiusura resterebbe comunque il vero segnale di questa mossa: Tata ha smesso di pagare un premio rispetto alla Borsa e ha scelto di pagare la Borsa.

Fonti

FTSE MIB a 49.746 punti: Amplifon e Fincantieri tra i migliori, Banca Generali in rialzo

Piazza Affari chiude in rialzo dello 0,91% a 49.746,31 punti, ma il bilancio settimanale resta negativo per quasi tutte le Borse europee. Tra i titoli migliori del listino si segnalano Amplifon (+6,15%), Fincantieri (+6,55%) e Banca Generali (+3,41%), mentre lo spread BTp-Bund scende intorno a 107-110 punti base. La prossima settimana entrano nel vivo le trimestrali.

Milano chiude a +0,91%, Madrid si allinea e Francoforte guida i rialzi

Il FTSE MIB termina a 49.746,31 punti, in progresso dello 0,91%. Le principali piazze europee chiudono tutte in territorio positivo: Francoforte +1,17%, Londra +1,13%, Parigi +0,98%, Amsterdam +0,97% e Madrid +0,91%. Milano si allinea esattamente a Madrid, mentre il DAX tedesco chiude a +1,17%, il rialzo più ampio, seguito da Londra a +1,13%; rispetto a Milano e Madrid (+0,91%) il margine è di 0,26 punti.

Sul dato di chiusura emerge una piccola differenza di precisione tra le fonti: FIRSTonline riporta 49.746,31 punti, mentre ANSA e SoldiOnline arrotondano a 49.746 punti. Nessuna divergenza sostanziale, solo un diverso livello di dettaglio.

Wall Street torna a respirare grazie ai tecnologici: Nasdaq +0,7%, S&P 500 +0,4%, Dow Jones +0,1%. Recuperano Broadcom (+1%), Micron (+0,8%), Marvell (+0,7%), AMD (+0,4%) e Nvidia (+0,5%). Bene anche Amazon (+1,6%) e Alphabet (+1,4%).

Banca Generali, Amplifon e Fincantieri: i titoli in evidenza

Il risiko bancario accende Banca Generali, che chiude a +3,41% dopo un massimo intraday oltre il +5%. Le indiscrezioni su un possibile interesse di UniCredit hanno alimentato gli acquisti. Nel pomeriggio il consiglio di amministrazione straordinario sarebbe dedicato a un aggiornamento sulle operazioni di M&A in Italia e Europa, con i dossier Commerzbank, Banca del Mezzogiorno e Cassa di Orvieto. Non sarebbero attese decisioni specifiche.

Sul fronte tedesco, l'operazione UniCredit-Commerz è stata notificata alla Commissione europea, chiamata a pronunciarsi entro il 16 novembre. Generali sale dell'1,15%, mentre Mps ha ottenuto dall'Ivass il via libera all'acquisizione, da parte di Mediobanca Premier, di una partecipazione superiore al 10% del capitale di Generali.

Amplifon e Fincantieri sono i due migliori titoli del listino principale: il primo segna un +6,15%, il secondo un +6,55%. Amplifon beneficia delle prospettive favorevoli per il 2026 indicate dalla danese Demant e dal giudizio di Morgan Stanley, che conferma Overweight e alza il prezzo obiettivo a 14,96 euro. Tra gli altri rialzi: Inwit +3,72% e Technoprobe +0,59%. In rosso STMicroelectronics (-2,83%), terza seduta consecutiva in calo, Avio (-1,03%), Unipol (-0,79%) e Tim (-0,55%).

Grafici azionari in rialzo sullo skyline di un distretto degli affari, simbolo della Borsa italiana in crescita
Piazza Affari chiude in rialzo e il FTSE MIB guadagna quasi l'uno per cento.
TitoloVariazione
Fincantieri+6,55%
Amplifon+6,15%
Inwit+3,72%
Banca Generali+3,41%
STM-2,83%
Tim-0,55%

Il +6,15% di Amplifon è 6,8 volte la variazione dell'indice (+0,91%). Banca Generali, con il suo +3,41%, vale 3,75 volte il progresso del FTSE MIB.

Spread in calo e petrolio in ripresa: cosa muove i mercati

Lo spread BTp-Bund decennale si muove intorno a 107-110 punti base, dai 111 della vigilia e dai 115 di mercoledì. Il rendimento del BTp decennale si attesta al 4,59% (dal 4,60% precedente), mentre il Bund tedesco è al 3,48%. L'Oat francese scende al 4,81% dal 4,88%, con il differenziale rispetto al Bund in area 135 punti base.

Sul fronte energetico, il Brent risale a 104,49 dollari al barile (+0,2%) e il WTI a 91,69 dollari (+0,22%). Il gas torna sopra gli 81 euro al megawattora sul mercato Ttf di Amsterdam, dopo le dichiarazioni dei Pasdaran su un presunto attacco a una nave per il trasporto di gas di petrolio liquefatto nello Stretto di Hormuz.

Sul valutario, l'euro resta vicino a 1,12 dollari e scambia a circa 177,2 yen; il cambio dollaro-yen è in area 158,2. Il Bitcoin torna sopra gli 83mila dollari, mentre l'oro spot resta poco sotto i 4.200 dollari l'oncia.

La settimana resta negativa: il rimbalzo non cancella le perdite

Nonostante la seduta positiva, il bilancio settimanale è negativo per tutti i principali listini europei, a eccezione di Londra. Il recupero del 9 ottobre non compensa le perdite accumulate nei giorni precedenti, quando hanno pesato le preoccupazioni per i conti pubblici francesi, il costo del debito e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

A dare una spinta ai mercati ha contribuito anche l'ottimismo sull'intelligenza artificiale: SoftBank punta a raccogliere 100 miliardi di dollari da investitori del Golfo per finanziare nuovi progetti nel settore. Resta aperto il dibattito sulla sostenibilità degli investimenti, alimentato dalle indiscrezioni sui ricavi di OpenAI: secondo il Financial Times, a settembre il fatturato annualizzato avrebbe sfiorato i 50 miliardi di dollari, circa 20 miliardi in meno rispetto alle precedenti indicazioni; Bloomberg prospetta invece ricavi potenzialmente pari o superiori a 70 miliardi entro fine anno.

La prossima settimana entrerà nel vivo la stagione delle trimestrali. I risultati societari saranno il banco di prova per valutare la tenuta degli utili in uno scenario ancora incerto.

Il dato che pesa più del +0,91% di giornata è il bilancio settimanale: senza Londra, nessuna delle principali Borse europee chiude la settimana in positivo. Il rimbalzo del 9 ottobre, per ora, vale come una boccata d'ossigeno.

Fonti

Tokyo: Nikkei chiude piatto a 69.030, pesano elettronica e apparecchiature elettriche

La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta del 9 ottobre 2026 con il Nikkei 225 in ribasso dello 0,02% a 69.030,92 punti. La flessione è marginale, ma racconta una giornata in cui gli investitori hanno venduto i titoli dei componenti elettronici e delle apparecchiature elettriche, temuto l'aumento dei costi energetici e messo in discussione la sostenibilità degli investimenti in intelligenza artificiale. Per il mercato giapponese è una chiusura quasi piatta, con le vendite concentrate nei settori più sensibili alle fluttuazioni globali.

Nikkei 225: 69.030,92 punti e una perdita dello 0,02%

L'indice Nikkei 225 ha chiuso a 69.030,92 punti, in calo dello 0,02%. Calcolando a ritroso dal livello di chiusura, la variazione implica una chiusura precedente di riferimento intorno a 69.044,7 punti e un arretramento di circa 14 punti. È un movimento marginale su un indice sopra quota 69.000. La seduta si è così chiusa quasi piatta, nonostante le pressioni arrivate da petrolio, rendimenti obbligazionari e titoli elettronici.

Linee di tendenza piatte sopra lo skyline luminoso di Tokyo, simbolo della Borsa e del Nikkei 225
La Borsa di Tokyo chiude quasi invariata, con il Nikkei fermo mentre pesano elettronica e costi energetici.

Vendite sui componenti elettronici e il retail

Tra i titoli maggiormente penalizzati si segnalano quelli delle apparecchiature elettriche, del commercio al dettaglio e dei componenti elettronici. Sono settori particolarmente sensibili alle fluttuazioni economiche globali. I rincari del petrolio registrati durante la notte hanno contribuito a un sentiment di incertezza tra gli investitori.

Rendimenti obbligazionari e dubbi sull'intelligenza artificiale

A pesare sul listino di Tokyo sono stati anche l'aumento dei rendimenti obbligazionari globali e i dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale. Il settore continua a generare discussioni tra gli analisti finanziari, mentre il mercato azionario giapponese resta esposto alle oscillazioni dei tassi e delle materie prime. L'aumento dei rendimenti obbligazionari ha messo ulteriore pressione sui mercati azionari nipponici, amplificando le vendite sui comparti più sensibili.

Lettura di mercato: cosa dicono i numeri

Secondo l'analisi redazionale, la chiusura a 69.030,92 punti con un calo dello 0,02% indica che il Nikkei ha assorbito le pressioni senza cedimenti rilevanti. Tra i titoli maggiormente penalizzati si segnalano quelli di apparecchiature elettriche, commercio al dettaglio e componenti elettronici. La combinazione di rincari del petrolio e rendimenti in aumento, secondo l'analisi redazionale, pesa sui titoli più sensibili alle fluttuazioni economiche globali. Secondo l'analisi redazionale, la seduta non cambia il quadro in modo strutturale, ma conferma che energia e tassi restano le variabili che hanno guidato la giornata.

Fonti

UniCredit, CdA straordinario: Banca Generali vola oltre il 5%

Banca Generali segna un rialzo superiore al 5% a Piazza Affari, mentre UniCredit avanza di più dell'1% a 76,09 euro. A muovere i corsi è l'indiscrezione su un consiglio di amministrazione straordinario del gruppo di Andrea Orcel convocato per oggi, 9 ottobre 2026, con un possibile focus sulla controllata di Generali. Il mercato prezza un riassetto del risiko bancario: comunicazioni ufficiali, al momento, non ce ne sono.

Banca Generali oltre il 5%, UniCredit sopra i 76 euro

La controllata di Generali guidata da Gian Maria Mossa è il titolo che si muove con più forza tra i due protagonisti della giornata. Il suo rialzo, superiore al 5%, è nettamente superiore a quello di UniCredit, fermo a poco più dell'1% a 76,09 euro. Tradotto in prezzo di partenza, un rialzo superiore all'1% da 76,09 euro implica una quotazione di riferimento inferiore a 75,34 euro (76,09 diviso 1,01).

Il movimento di Banca Generali non nasce oggi: il titolo è al centro di indiscrezioni, tra cui quella riportata da Affari Italiani su un'OPA totalitaria di Generali sulla controllata. La seduta odierna aggiunge un tassello, senza sciogliere il nodo.

Il CdA straordinario e l'intreccio Generali-Mps

UniCredit ha convocato il consiglio di amministrazione in via straordinaria per la giornata odierna. Il Sole 24 Ore collega la riunione a un possibile interessamento per Banca Generali, rete distributiva specializzata nel private banking, e richiama le recenti ipotesi di un interesse di Generali per le quote di minoranza della propria controllata.

Non risultano conferme di una specifica operazione né indicazioni ufficiali che il dossier sia formalmente all'ordine del giorno. Il contesto in cui si inserisce la mossa è più ampio: UniCredit detiene il 9% del capitale di Generali e figura tra gli azionisti di peso del Leone.

Attorno a Banca Generali si intrecciano più partite. Mps punta a rilevarla con un'Ops annunciata ad agosto, affiancata a quella comunicata lo stesso giorno su Banco BPM; sullo sfondo, l'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps ha modificato gli equilibri tra i grandi soci della banca toscana.

Grafici azionari in rialzo sullo skyline di un distretto finanziario luminoso, simbolo del risiko bancario
Il titolo Banca Generali sale oltre il 5% in Borsa mentre si fa strada l'ipotesi di un riassetto del risiko bancario.

Commerzbank, il fronte tedesco resta aperto

Mentre il mercato italiano lavora sulle ipotesi di riassetto, UniCredit è impegnata nella fase finale del percorso su Commerzbank. Il governo tedesco è tornato a ribadire le proprie condizioni: continuità nel finanziamento delle piccole e medie imprese, mantenimento della sede centrale a Francoforte e tutela degli interessi dei dipendenti.

Il vice cancelliere e ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha definito "costruttivo" l'incontro avuto il 14 settembre con il CEO di UniCredit Andrea Orcel, a margine dei lavori dell'Eurogruppo. Le indicazioni di Berlino confermano che l'operazione non si esaurisce negli aspetti finanziari.

Asia in rosso e petrolio in calo

Il contesto internazionale non offre slancio. L'indice giapponese Nikkei ha chiuso una seduta piatta (-0,02%), con il più ampio MSCI Asia Pacific in calo dello 0,2% e i mercati di Corea del Sud e Taiwan chiusi per festività. A Wall Street il Nasdaq 100 ha ceduto l'1,4% e un indicatore statunitense dei produttori di chip ha perso il 3,4%, penalizzato dalle incertezze sui ricavi di OpenAI.

Il petrolio scende: il Brent arretra dello 0,6% a circa 103,70 dollari al barile, dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump sull'Iran.

Dove si concentra il movimento

Per chi segue la Borsa, la giornata si legge su due binari. Il primo è la reazione dei titoli: Banca Generali amplifica il movimento (oltre il 5%) molto più di UniCredit (oltre l'1%), un divario che segnala come il mercato attribuisca alla controllata di Generali una sensibilità al dossier superiore a quella della banca che potrebbe muoversi come acquirente. Il secondo è lo stato delle informazioni: il quadro resta fatto di indiscrezioni, senza documenti ufficiali depositati.

Un dettaglio pesa più degli altri. UniCredit è contemporaneamente azionista di Generali al 9% e possibile interessata a Banca Generali, mentre Generali sarebbe interessata alle quote di minoranza di Banca Generali, secondo indiscrezioni: tre soggetti, un solo perimetro, e nessuna comunicazione che chiarisca chi muove per primo. È questo incrocio, non il rialzo in sé, a tenere alta la volatilità sul titolo.

Se e quando il consiglio produrrà una comunicazione, il mercato avrà un fatto da prezzare. Fino a quel momento, i rialzi di oggi restano una scommessa sulle indiscrezioni, non sulle carte.

Fonti

Piazza Affari apre in rialzo: FTSE MIB a 49.704, vola Banca Generali

Il FTSE MIB apre in rialzo dello 0,82% a 49.704 punti e allunga fino a +0,9% nei primi minuti, al passo con le principali Borse europee. Il rialzo di Milano poggia su tre leve visibili nei numeri del mattino: rendimenti dei titoli di Stato in discesa, petrolio in lieve arretramento e l'ipotesi di un'offerta di Unicredit su Banca Generali, che accende la controllata di Generali. Il comparto energetico registra invece la frenata di Eni.

L'apertura: 49.704 punti, Parigi e Londra a +0,8%

Il Ftse Mib guadagna lo 0,82% a 49.704 punti all'avvio, per poi salire dello 0,9% nelle prime battute.

Sul resto del continente gli avvii sono tutti positivi: Parigi +0,8%, Londra +0,8%, Francoforte +0,69%. Il quadro è quindi uniforme, senza divari marcati tra i listini.

Banca Generali svetta (+4,33%), Buzzi e Nexi sopra il 2%

Il titolo più in evidenza della mattinata è Banca Generali, a +4,33%, sull'ipotesi che il cda di Unicredit (+0,84%) possa avere sul tavolo un'offerta per la controllata di Generali (+1%). Banca Generali opera nel risparmio gestito e nella consulenza finanziaria: indiscrezioni su operazioni straordinarie possono riflettersi rapidamente sulle sue valutazioni.

Grafici rialzisti e skyline di un distretto finanziario luminoso, simbolo della Piazza Affari in rialzo
La Borsa di Milano apre in rialzo con l'Europa, spinta dai titoli bancari e dalle ipotesi su Banca Generali.

Sul fronte dei rialzi seguono Buzzi, Nexi e Technoprobe, tutti oltre il 2%. In controtendenza Stm (-0,64%) ed Eni (-0,4%), che si muove in scia al ripiegamento del greggio.

Spread sotto 108 punti, decennale al 4,53%

Sul fronte obbligazionario lo spread Btp-Bund si muove sotto i 108 punti e il rendimento del decennale italiano scende al 4,53%. Il meccanismo è lineare: quando la domanda di titoli di Stato cresce, i prezzi salgono e i rendimenti scendono. Lo spread, differenza tra il rendimento del Btp a 10 anni e quello del Bund tedesco di pari scadenza, resta così l'indicatore di riferimento della percezione del rischio Italia rispetto alla Germania.

A sostenere il clima contribuisce anche il petrolio, in lieve calo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha negato altri attacchi all'Iran prima delle elezioni di mid term.

Il paradosso della seduta

Eni cede lo 0,4%, tra i ribassi della seduta, in scia al greggio. Secondo SoldiOnline, quando il petrolio scende, i mercati tendono spesso a rivedere le prospettive di ricavi e margini per le società esposte al prezzo del barile. Il movimento di Banca Generali è invece legato a ragioni del tutto indipendenti dal quadro macro. Per chi segue il mercato obbligazionario, i riferimenti della giornata sono due: il decennale al 4,53% e uno spread sotto 108 punti.

Sul fronte dei singoli titoli, Eni si muove in scia al barile e Banca Generali resta legata alle operazioni straordinarie.

Fonti

Borse deboli: Ftse Mib -1,35%, Dax -1,18%, Dow Jones +0,10%. Mps, il no sale al 33,22%

Seduta debole per i listini: il Ftse Mib segna -1,35%, il Dax perde l'1,18%, mentre il Dow Jones segna +0,10%. Lo spread Btp-Bund si attesta a 110,85 punti base. Sul listino italiano, però, il risiko bancario si sta decidendo tutto sul conteggio delle quote: il fronte contrario al piano di Luigi Lovaglio ha raggiunto il 33,22% del capitale di Mps. La soglia che, secondo MilanoFinanza, fa scattare lo stop alle delibere in assemblea straordinaria per effetto della passivity rule è il 34%: tra i due numeri ci sono 0,78 punti percentuali. È la distanza che separa il progetto di un polo bancario costruito su Banco Bpm e Banca Generali dalla bocciatura, davanti a un'assemblea — quella del 29 ottobre — in cui gruppo Caltagirone (13,5%), fondo Praude (0,72%) e Delfin sono schierati contro; Edizione, che conferirà le sue quote a Intesa, rientra nel fronte del no secondo il conteggio di MilanoFinanza.

L'asse Caltagirone-Praude porta il fronte del no al 33,22%

Il gruppo Caltagirone, terzo azionista del Monte con il 13,5%, ha deliberato l'8 ottobre il voto contrario a tutti e cinque i punti della parte straordinaria dell'assemblea, recependo le valutazioni del comitato degli amministratori indipendenti. Con il fondo Praude dell'avvocato Massimo Malvestio, titolare dello 0,72%, il fronte dei no si allarga ulteriormente.

AzionistaQuota in MpsPosizione dichiarata
Delfin17,6% (17,5% per MilanoFinanza)Vota contro il piano, sostiene l'Opas Intesa
Gruppo Caltagirone (Fgc)13,5%Contrario a tutti e 5 i punti
Edizione (Benetton)1,45%Conferirà le quote a Intesa
Fondo Praude0,72%Vota contro, aderisce all'Opas Intesa

Le cifre non tornano esattamente tra le testate, e vale la pena dichiararlo. La Repubblica indica Delfin al 17,6%, MilanoFinanza al 17,5%; sommando le quote di MilanoFinanza (13,5 + 0,72 + 17,5 + 1,45) si ottiene 33,17%, mentre la stessa testata parla di un fronte a 33,22%. Usando il dato di Repubblica per Delfin si arriva a 33,27%. Il titolo di FIRSTonline fissa il totale al 33,2%. La distanza dalla soglia del 34% resta comunque inferiore a un punto percentuale in ogni versione.

Quanto vale il no: circa 1,21 miliardi di cash sul tavolo

L'adesione all'offerta di Intesa Sanpaolo vale, per i tre principali azionisti schierati contro il piano, una componente in contanti che somma circa 1,21 miliardi di euro. Il conto, fatto sui dati di MilanoFinanza: 510 milioni al gruppo Caltagirone, oltre 650 milioni a Delfin e circa 50 milioni a Edizione dei Benetton.

Quelle cifre presuppongono però il successo dell'operazione. Post-adesione, Caltagirone avrebbe il 2,9%, Delfin il 3,9% ed Edizione lo 0,7%. Il rilancio annunciato sabato 3 ottobre ha aggiunto 25 centesimi per azione alla componente in contanti, e Intesa ha vincolato il buon esito dell'Opas alla bocciatura delle principali misure difensive proposte dal Monte. Tradotto: l'assemblea del 29 ottobre è diventata, di fatto, un passaggio decisivo per il futuro della banca.

Grafici di borsa e monete d'oro su un tavolo di vetro, sullo sfondo uno skyline finanziario luminoso legato al risiko bancario
Il risiko bancario tiene banco in Piazza Affari, mentre i soci di Mps frenano le Ops.

I cinque punti che l'assemblea del 29 ottobre decide

L'ordine del giorno della parte straordinaria contiene cinque delibere, tutte bocciate dal gruppo Caltagirone:

  1. L'Ops su Banco Bpm;
  2. L'Ops su Banca Generali;
  3. L'aumento di capitale destinato a sostenerle;
  4. La distribuzione straordinaria di un dividendo in cash e azioni;
  5. La fusione con Mediobanca.

L'unico punto su cui Caltagirone voterà a favore è in sede ordinaria: la cooptazione in consiglio di amministrazione di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, che dovrà però raccogliere almeno il 50% dei voti presenti in assemblea.

Il muro di Crédit Agricole sull'Ops Banco Bpm

Sul fronte Banco Bpm si è aggiunto il veto dei francesi. Crédit Agricole, socio del Banco con il 29,3%, ha deciso di non conferire le azioni all'Ops. «Abbiamo deciso di non conferire le azioni all'Ops, a questo punto destinata a non partire», ha dichiarato il ceo Olivier Gavalda. Senza quel pacchetto, il perimetro dell'aggregazione su cui Lovaglio ha costruito il piano difensivo cambia sostanza prima ancora del voto.

L'opzione da oltre 8 miliardi: la quota Mediobanca in Generali

Tra le ipotesi allo studio, secondo le indiscrezioni di stampa, c'è la distribuzione agli azionisti della partecipazione del 13,2% che Mediobanca detiene in Generali, dal valore di mercato superiore a 8 miliardi di euro. Il calcolo derivato è presto fatto: se il 13,2% vale oltre 8 miliardi, il mercato attribuisce all'intero capitale di Generali un valore implicito di circa 60,6 miliardi. Un'operazione del genere aumenterebbe la remunerazione immediata dei soci, ma priva il gruppo di un investimento strategico.

Non è escluso nemmeno un rinvio dell'assemblea. Il consiglio di Mps può essere convocato nell'arco di 24 ore, anche prima di quello già in programma per il 15 ottobre, ma al 4 ottobre, secondo Repubblica, non risultavano nuove convocazioni. Lovaglio, che ha incassato l'ok dell'Ivass al trasferimento della quota Generali in Mediobanca Premier, secondo Repubblica del 4 ottobre, era riunito con advisor e consulenti legali. Nei prossimi giorni sono attese le raccomandazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, che potrebbero orientare una parte significativa del voto degli investitori istituzionali. Sullo sfondo restano speculazioni non confermate, a partire da una possibile mossa difensiva di Generali sulla controllata Banca Generali.

Per ora i listini archiviano una seduta debole: Ftse Mib -1,35%, Dax -1,18%, Dow Jones +0,10%, spread a 110,85. Ma il numero da tenere d'occhio il 29 ottobre non è tanto il 33,22% già schierato, quanto quel che resta fuori dal conteggio: con i proxy advisor ancora silenti e un cda a metà mese, il muro del 34% si supera solo con altri voti contrari, e i proxy advisor Iss e Glass Lewis possono orientare parte del voto istituzionale.

Fonti

Wall Street apre in calo: Dow Jones -0,28%, Nasdaq -0,48%

L'apertura di Wall Street dell'8 ottobre 2026 parte in rosso: il Dow Jones arretra di 142,90 punti (-0,28%), l'S&P 500 di 25,94 punti (-0,33%), il Nasdaq di 132,97 punti (-0,48%). Il calo non nasce da una singola notizia: FinanzaOnline lo riconduce principalmente a due variabili misurabili, i rendimenti dei Treasury in salita e il petrolio sopra i 90 dollari. Le rassicurazioni di Donald Trump richiamate dal titolo Teleborsa non sono bastate a girare il segno; secondo FinanzaOnline, le dichiarazioni con cui l'ex presidente ha escluso un accordo con l'Iran hanno invece contribuito a spingere il petrolio.

I tre indici Usa in apertura: Nasdaq il più debole

Nella seduta dell'8 ottobre 2026 i principali listini statunitensi aprono tutti in territorio negativo, con il Nasdaq il più penalizzato a -0,48%. La seduta si apre con una nota negativa, e il calo viene ricondotto all'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi e ai prezzi del petrolio.

IndiceVariazione in puntiVariazione %
Dow Jones-142,90-0,28%
S&P 500-25,94-0,33%
Nasdaq-132,97-0,48%

Rapportando i punti di calo alle rispettive percentuali si ricava una stima del livello implicito degli indici in apertura: il Dow Jones a circa 51.000 punti, lo S&P 500 a circa 7.860 e il Nasdaq a circa 27.700. Sono stime basate sul calo percentuale arrotondato: l'intervallo indicativo è 50.140–51.964 per il Dow Jones, 7.743–7.982 per l'S&P 500 e 27.417–27.994 per il Nasdaq.

Petrolio: WTI a 91,56 dollari, Brent in area 103

Il greggio Wti al Nymex segna un aumento del +3,72%, a 91,56 dollari al barile, mentre il Brent resta in area 103 dollari. Il differenziale tra i due riferimenti — prendendo il valore indicativo di 103 dollari per il Brent e i 91,56 del Wti — è di circa 11,4 dollari, pari al 12,5% del prezzo del Wti.

Wall Street in calo tra rendimenti in salita e petrolio
Facciata dell'American Stock Exchange Building a New York, con alberi in fiore in primavera. Foto di Gupta Sahil su Pexels

I fattori citati: Waller, Iran e petrolio

FinanzaOnline mette il governatore della Federal Reserve Christopher Waller tra i fattori che hanno messo sotto pressione i mercati, ma attribuisce il calo principalmente all'aumento dei rendimenti dei Treasury e all'impennata del petrolio. Waller ha affermato che potrebbero essere necessari ulteriori aumenti dei tassi d'interesse per tenere sotto controllo l'inflazione. A questo si aggiunge la crescita dei prezzi del petrolio, stimolata dalle dichiarazioni di Donald Trump, che ha escluso la possibilità di un accordo con l'Iran per porre fine alle tensioni in Medio Oriente; le voci su potenziali "bombardamenti massicci" nella regione hanno alimentato l'incertezza.

Rendimenti in salita e greggio caro spingono nella stessa direzione

FinanzaOnline indica come cause principali dell'apertura debole l'aumento dei rendimenti dei Treasury e l'impennata del petrolio. In una lettura redazionale, un greggio più caro spinge l'inflazione attesa verso l'alto, mentre un rendimento più alto dei titoli di Stato rende il confronto con l'azionario più oneroso.

Sul piano della magnitudo, il calo del Nasdaq è di circa il 71% più ampio di quello del Dow Jones (0,48 ÷ 0,28).

La seduta in un dato

Le rassicurazioni di Trump richiamate dal titolo Teleborsa non hanno girato il segno: il Wti ha comunque aperto in rialzo del 3,72% e il Nasdaq resta l'indice più penalizzato. FinanzaOnline indica rendimenti dei Treasury e petrolio tra le cause principali della debolezza.

Fonti

Samsung, utile record da 80 miliardi ma il titolo scivola del 2,42% a Seul

Samsung Electronics ha chiuso la seduta di Seul in calo del 2,42% nonostante una stima di utile operativo record per il terzo trimestre 2026: 107,4 trilioni di won, circa 79,8 miliardi di dollari, in crescita del 782,5% su base annua. Il paradosso è tutto qui: i numeri hanno battuto il consenso degli analisti sentiti da Lseg, ma non le attese degli investitori, che restano cauti sulla ciclicità del comparto chip. La stessa prudenza ha piegato TSMC a Taipei (-1,35%) e lasciato il KOSPI in territorio negativo, incapace di trattenere il rialzo dell'apertura.

Samsung: conti oltre il consenso, titolo sotto pressione

Il fatturato stimato per il trimestre è di 195 trilioni di won (circa 145 miliardi di dollari), in crescita del 126,6% su base annua. Si tratta, se confermato, di un nuovo record societario e della prima volta in cui una società sudcoreana supera la soglia dei 100 trilioni di won di utile operativo in un singolo trimestre, secondo Yonhap. Eppure il mercato non ha premiato il dato: dopo un iniziale rialzo nelle contrattazioni premarket, il titolo ha invertito rotta fino a cedere circa lo 0,2% nelle prime battute, per poi chiudere la seduta in rosso più marcato.

I risultati definitivi arriveranno il 29 ottobre. Fino ad allora, la reazione del mercato resta il vero oggetto di osservazione: un utile record non è bastato a sostenere il corso azionario.

KOSPI e Nikkei: vendite estere e costo del denaro

Il KOSPI era in calo dello 0,2% a 6.793,26 punti alle 10:30 ora di Seul, dopo un'apertura leggermente positiva. Gli investitori esteri hanno venduto azioni coreane per un valore netto di 635,7 miliardi di won, mentre anche le istituzioni hanno ridotto l'esposizione. Le vendite estere erano state forti anche mercoledì 7 ottobre, quando il KOSPI aveva perso quasi il 2%.

In Giappone il Nikkei 225 perdeva lo 0,7% a 69.559,50 punti, scivolando sotto quota 70.000. A pesare sono stati i produttori di macchinari e le trading house, con Komatsu in calo del 4,8% e Mitsui & Co. del 3,7%. Lo yen si è rafforzato intorno a 157,9 per dollaro, togliendo parte del sostegno agli esportatori, mentre i rendimenti obbligazionari elevati hanno continuato a premere sui titoli sensibili alla valutazione.

Il confronto con TSMC: stesso boom, stessa freddezza del mercato

Il raffronto con il maggior produttore mondiale di chip a contratto è illuminante. TSMC ha registrato un fatturato record sia a settembre, con 511,86 miliardi di dollari taiwanesi (+54,6% su base annua), sia nel trimestre, salito a 46,7 miliardi di dollari (+50%). Il titolo ha comunque chiuso in rosso dell'1,35% alla borsa di Taipei. La relazione trimestrale completa è attesa per il 15 ottobre.

Due leader del comparto, due bilanci in forte accelerazione, due reazioni negative. Il messaggio che arriva dalle due piazze asiatiche è che gran parte del ciclo espansivo legato all'intelligenza artificiale appare già scontato nei prezzi.

Samsung stima utile operativo record nel terzo trimestre, titolo sotto pressione
Skyline notturno di Seoul illuminato, con i riflessi sulle acque del fiume Han. Foto di Aleksandar Pasaric su Pexels

Cosa dicono i numeri: un margine operativo al 55%

Un calcolo rapido aiuta a misurare la portata del trimestre. Rapportando i 107,4 trilioni di won di utile operativo ai 195 trilioni di fatturato stimati, il margine operativo implicito supera il 55%. Non è un dettaglio da poco per un produttore di componenti, e spiega perché la performance sia stata attribuita soprattutto alla domanda globale di infrastrutture per l'intelligenza artificiale, che ha sostenuto i prezzi dei chip di memoria e accentuato la scarsità di semiconduttori.

C'è poi la forbice tra ricavi e profitti: l'utile operativo cresce a un ritmo circa 6,2 volte superiore a quello del fatturato (+782,5% contro +126,6%). È il segno di una leva operativa molto forte; secondo ANSA, la domanda di infrastrutture IA ha sostenuto i prezzi dei chip di memoria e accentuato la scarsità di offerta.

Sul fronte della conversione valutaria le fonti divergono di poco: ANSA indica 79,8 miliardi di dollari per i 107,4 trilioni di won, Milano Finanza ne indica 80. La differenza è di arrotondamento, non di sostanza.

Un elemento da tenere d'occhio riguarda i tempi: Samsung ha avviato la produzione di massa e le spedizioni dei chip HBM4 di sesta generazione, destinati ai sistemi di intelligenza artificiale. Il contributo agli utili di questi chip è atteso soprattutto dal prossimo anno.

La zavorra macro: Treasury al 5,30%, Brent sopra 100 dollari

Il contesto esterno non aiuta le valutazioni azionarie asiatiche. Il rendimento del Treasury americano a 10 anni si aggira intorno al 5,30%, dopo aver toccato un massimo di 24 anni, e i verbali della Fed hanno mostrato che la maggior parte dei decisori ritiene ancora probabile un altro rialzo dei tassi quest'anno. Il petrolio aggiunge pressione: il Brent tratta intorno ai 101,14 dollari e il WTI vicino agli 89,02.

Sul fronte del finanziamento, Broadcom sta discutendo oltre 50 miliardi di dollari e SpaceX sta esplorando circa 40 miliardi per chip e infrastrutture IA, in un momento in cui i mercati del debito sovrano sono già sotto stress. L'MSCI Asia-Pacifico al netto del Giappone ha perso lo 0,1%, mentre i futures azionari statunitensi sono rimasti sostanzialmente invariati e quelli europei hanno guadagnato lievemente.

Secondo Kim Sun-woo di Meritz Securities, la strategia di prezzo di Samsung ha contribuito a compensare l'effetto negativo di un won più forte. Gli strategist di Barclays guidati da Emmanuel Cau, in un'analisi citata da MarketWatch, mantengono il Giappone tra i mercati preferiti ma condizionano ulteriori rialzi alla stabilità dei tassi e dei prezzi energetici.

Il punto, per chi guarda questi listini, è che il mercato sta prezzando due cose insieme: la solidità degli utili di chi produce chip per l'intelligenza artificiale e la fragilità del contesto in cui quei chip vengono finanziati. Finché il costo del denaro resta ai livelli attuali, un trimestre record può valere una seduta in rosso.

Fonti

Btp Valore, doppia emissione in un mercato che chiede più rendimento: lo spread Btp-Bund in salita

Dal 19 al 23 ottobre il Tesoro colloca Btp Valore e Btp Valore Insieme, due titoli quinquennali pensati per il risparmio retail, costruiti per offrire lo stesso rendimento a scadenza ma con due formule di pagamento opposte. Il primo paga cedole trimestrali crescenti, il secondo concentra tutto alla fine dei cinque anni. La partita si gioca sullo sfondo di un mercato che chiede rendimenti più elevati sul debito italiano, e si deciderà il 16 ottobre, quando il Mef comunicherà i tassi minimi garantiti.

Due formule, un solo rendimento a scadenza

Btp Valore e Btp Valore Insieme durano entrambi cinque anni e sono costruiti per equivalersi sul rendimento finale. Cambia il momento in cui il risparmiatore incassa: il primo paga ogni tre mesi con tassi crescenti, il secondo riconosce interessi e capitale in un'unica soluzione alla scadenza. La differenza, quindi, riguarda la disponibilità della liquidità, non il montante complessivo.

CaratteristicaBtp ValoreBtp Valore Insieme
Durata5 anni5 anni
CedoleTrimestrali, crescenti (schema 2+2+1)Nessuna durante la vita del titolo
RendimentoDistribuito durante i cinque anniConcentrato alla scadenza con il capitale
Importo minimo1.000 euro1.000 euro
Tassazione12,5%12,5%

Il meccanismo del Btp Valore è uno step-up in tre tappe, con schema 2+2+1: un tasso annuo fisso nei primi due anni, un livello più alto nel biennio successivo e un ulteriore rialzo nel quinto anno. Nel Btp Valore Insieme non c'è alcun flusso intermedio: il rendimento si accumula e arriva insieme al capitale. Poiché i due strumenti sono costruiti per equivalersi a scadenza, il tasso nominale del Valore Insieme deve essere più alto della somma delle cedole del Valore, per compensare il rinvio dei pagamenti.

Il mercato detta il prezzo: i tassi arrivano il 16 ottobre

I tassi dei tre scaglioni del Btp Valore, quello del Btp Valore Insieme e i due codici ISIN saranno comunicati venerdì 16 ottobre 2026, prima dell'apertura dell'offerta, e potranno essere confermati o rivisti al rialzo al termine del collocamento. La posta in gioco è alta perché l'operazione arriva in un mercato che chiede rendimenti più elevati sul debito italiano e nel quale il costo di finanziamento dello Stato è aumentato.

Il quadro di fondo non aiuta: lo spread Btp-Bund è ancora in salita, una condizione che alza l'asticella per qualunque nuova emissione destinata ai risparmiatori.

Il doppio collocamento è l'ottava emissione del Btp Valore e segna il debutto della formula Insieme. Nelle sette emissioni del Tesoro dal giugno 2023 al marzo 2026, che includono il Btp Più del febbraio 2025, sono stati raccolti oltre 112 miliardi di euro (LaMiaFinanza). È la base su cui il Mef costruisce la nuova offerta, che chiuderà alle ore 13 di venerdì 23 ottobre, salvo chiusura anticipata.

BTP Valore e BTP Valore Insieme: cedole trimestrali contro rendimento a scadenza
Banconote e monete in euro arrotolate su un tavolo, in primo piano. Foto di Willfried Wende su Pexels

Cedole o accumulo: a chi serve ciascuna formula

Chi cerca entrate periodiche trova nel Btp Valore lo strumento più diretto: le cedole arrivano ogni tre mesi e aumentano nel tempo. Chi preferisce lasciare tutto investito e ritrovare la somma alla scadenza sceglie il Btp Valore Insieme. I due titoli sono indipendenti, hanno codici ISIN distinti e si possono sottoscrivere anche entrambi, con importi diversi.

Entrambi si acquistano alla pari, a 100, senza commissioni durante il collocamento, con un investimento minimo di 1.000 euro e senza limite massimo. Si sottoscrivono tramite la banca, l'ufficio postale dove si possiede il deposito titoli o l'home banking, se il servizio di trading è abilitato. Non è obbligatorio arrivare a scadenza: i titoli possono essere venduti in anticipo sul mercato, ma il prezzo non è garantito e può risultare superiore o inferiore a 100. Al venditore vengono riconosciuti gli interessi maturati fino a quel momento.

Tassazione, Isee e successione

Come gli altri titoli di Stato italiani, Btp Valore e Btp Valore Insieme scontano un'aliquota del 12,5% sugli interessi, contro il 26% applicato a molti altri strumenti finanziari. Sono esenti dall'imposta di successione e, ai fini Isee, il patrimonio investito in titoli di Stato e prodotti garantiti dallo Stato è escluso dal calcolo fino a 50.000 euro complessivi. Durante il collocamento i due titoli sono riservati agli investitori individuali e agli altri risparmiatori retail; solo dopo potranno essere negoziati sul mercato anche dagli investitori istituzionali.

Cosa dicono i numeri

Sul fronte fiscale, l'aliquota del 12,5% corrisponde al 48% del 26% applicato a molti altri strumenti finanziari: meno della metà. È un differenziale che, sul rendimento netto, pesa più della scelta tra cedola trimestrale e pagamento unico.

Sul fronte dell'offerta, nelle sette emissioni del Tesoro dal giugno 2023 al marzo 2026 — che includono il Btp Più del febbraio 2025 — sono stati raccolti oltre 112 miliardi. Il doppio collocamento di ottobre amplia la platea a chi vuole entrate periodiche e a chi punta all'accumulo, ma la variabile che pesa davvero per il risparmiatore non è la formula: i due titoli rendono uguale a scadenza. È il livello dei tassi che il Mef annuncerà il 16 ottobre, misurato contro un mercato che nel frattempo chiede di più, a stabilire quanto l'operazione sarà competitiva rispetto ai titoli già disponibili.

Con oltre 112 miliardi già raccolti nelle sette emissioni del Tesoro dal giugno 2023 al marzo 2026, il Tesoro ha una base consolidata di risparmiatori su cui contare. La partita dell'ottava edizione si gioca tutta sui tassi in arrivo il 16 ottobre, in un mercato che chiede rendimenti più alti sul debito italiano.

Fonti

doValue lancia il buyback e rivede le stime 2026: Ftse Mib -1,41%

Il consiglio di amministrazione di doValue ha approvato il piano triennale, ha avviato un programma di buyback e ha rivisto al ribasso le stime per il 2026. L'obiettivo dichiarato è un Ebitda tra 330 e 350 milioni di euro al 2029. L'annuncio arriva in una seduta debole per i listini: il Ftse Mib ha aperto in calo dell'1,41%, a 49.269 punti.

Il piano triennale punta su un Ebitda di 330-350 milioni al 2029

Il piano approvato dal cda fissa per il 2029 un Ebitda compreso tra 330 e 350 milioni di euro. Il punto medio del range è 340 milioni, ottenuto sommando i due estremi e dividendo per due. L'ampiezza della forchetta, 20 milioni, vale circa il 6% del valore minimo (20 su 330): un margine dichiarato su un orizzonte di tre anni.

doValue approva il piano triennale e avvia il buyback
Grafico a candele con andamento discendente, tipico dell'analisi dei mercati azionari. Foto di Alex Luna su Pexels

Buyback avviato e stime 2026 ridimensionate

Nella stessa riunione il cda ha mosso in due direzioni opposte: ha dato il via al buyback e ha abbassato le previsioni sul 2026. Sull'entità di entrambe le mosse le informazioni disponibili si fermano alla direzione, senza cifre: non risultano quantificati né l'importo del riacquisto di azioni proprie né le nuove stime per l'anno in corso. doValue restituisce capitale agli azionisti mentre ridimensiona l'orizzonte breve, e questa combinazione è il punto su cui si concentra la lettura del mercato.

La seduta dell'8 ottobre: Ftse Mib -1,41%, spread a 118 punti

La giornata di borsa dell'8 ottobre 2026 è debole su tutti i fronti. I numeri principali:

  • Ftse Mib: apertura in calo dell'1,41%, a 49.269 punti
  • spread Btp-Bund: 118 punti base, dai 115 della vigilia
  • Nikkei: chiusura a 69.042,11 punti, -1,42%
  • Seul -2,62%, Shenzhen -1,96%, Hong Kong -1,13%
  • Brent: sopra i 103 dollari al barile; gas verso gli 80 euro al Mwh

Per gli operatori che seguono il titolo, il confronto immediato è tra il punto di arrivo del 2029 e un 2026 che doValue ha appena rivisto al ribasso. Il buyback è l'unico dei tre annunci che agisce direttamente sul capitale.

Fonti

Verbali BCE, il nodo rendimenti frena i rialzi: per ING l’effetto dei bond tedeschi vale 25 punti base

I verbali della riunione BCE del 9-10 settembre arrivano su un mercato obbligazionario che ha già irrigidito le condizioni finanziarie. Secondo gli analisti di ING, l'aumento dei rendimenti tedeschi produce sull'economia un effetto "simile a quello di un ulteriore rialzo dei tassi di 25 punti base". Secondo ING, è questo il punto su cui pesano i rendimenti.

Il tasso sui depositi resta nell'intervallo neutrale

Il Consiglio direttivo ha portato il tasso sui depositi al 2,50% dal 16 settembre, con il rifinanziamento principale a 2,65% e i prestiti marginali a 2,90%. Secondo i verbali, alcuni governatori hanno osservato che quel livello resta "nell'ambito dell'intervallo dei tassi di interesse neutrali": un ulteriore rialzo di 25 punti base sarebbe "giustificato" dai dati in arrivo e dalle proiezioni di settembre. Nessuna indicazione, però, sul percorso futuro: la BCE ha scelto di mantenere piena discrezionalità riunione per riunione.

Inflazione al 3,3%: un divario di 0,9 punti con il core

Ad agosto l'inflazione dell'area euro è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, spinta dalla componente energetica passata dal 10,3% al 14,3%. L'inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, è invece scesa al 2,4% dal 2,5% precedente. Il divario tra indice generale e core è di 0,9 punti percentuali: un calcolo che misura quanto dello shock resti confinato all'energia e non si sia ancora trasmesso a salari e prezzi degli altri beni.

Verbali BCE di settembre: un ulteriore rialzo dei tassi sarebbe giustificato dall'inflazione
Tramonto sullo skyline di Francoforte, con la Torre della BCE e il fiume Meno. Foto di Masood Aslami su Pexels

Nel periodo precedente la riunione, i prezzi del petrolio erano arrivati a circa 97 dollari al barile e il gas europeo a 73 euro per MWh, il 17% in più rispetto alla riunione di luglio: l'energia resta il principale fattore di rischio per le prospettive dei prezzi. Le proiezioni BCE vedono l'inflazione complessiva al 3% nel 2026, 2,5% nel 2027 e 2,1% nel 2028, con il ritorno all'obiettivo solo verso la fine del 2027.

Rendimenti obbligazionari e nodo Francia

Sul fronte del reddito fisso, gli analisti di ING osservano che la tensione sui rendimenti francesi, con un impatto stimato vicino a 50 punti base, potrebbe rendere meno necessario un nuovo intervento della BCE: tra le risposte indicate figurano un tono meno restrittivo, la fine del Quantitative Tightening e, in uno scenario estremo, il ricorso al Transmission Protection Instrument.

Cosa cambia per chi segue i mercati

I verbali raccontano una BCE che non ha chiuso il ciclo, ma che si trova davanti a condizioni finanziarie già irrigidite dal mercato. Sommando i due canali — un eventuale rialzo da 25 punti base deciso a Francoforte e l'effetto equivalente già incorporato nei rendimenti tedeschi — lo spazio di manovra si riduce. Per ING la riunione di ottobre potrebbe non essere il momento per discutere nuovi rialzi, che tornerebbero al centro del dibattito a dicembre.

Fonti

Unipol, aumento da 2,5 miliardi: Ftse Mib in calo dell’1,10%, sconto 18,75% e date dei diritti

Seduta debole a Piazza Affari mentre il cda di Unipol ha fissato i termini dell'aumento di capitale da massimi 2,5 miliardi di euro: nuove azioni a 20,56 euro, in rapporto di 10 ogni 59 possedute, con uno sconto del 18,75% sul prezzo teorico ex diritto. Sul mercato la partita si concentra tra il 12 e il 26 ottobre, quando i diritti saranno esercitabili, e negoziabili su Euronext Milan dal 12 al 20 ottobre. MilanoFinanza rileva il Ftse Mib in calo dell'1,10%.

Il calendario: diritti in Borsa dal 12 al 20 ottobre

L'aumento entra nella fase operativa a metà ottobre, ma resta appeso al via libera della Consob sul prospetto informativo. Se il calendario viene confermato:

  • dal 12 ottobre scattano lo stacco dei diritti e l'avvio dell'offerta in opzione;
  • i diritti restano negoziabili su Euronext Milan fino al 20 ottobre;
  • il periodo di opzione si chiude il 26 ottobre, termine ultimo per esercitare a pena di decadenza.

Il consiglio ha usato la delega ricevuta dall'assemblea di luglio 2026. Fino all'ok regolamentare, le condizioni sono fissate ma la partenza non è automatica.

Prezzo, sconto e il conto della diluizione

Il prezzo di sottoscrizione è di 20,56 euro per azione, dei quali 4,69 euro imputati a capitale e la parte restante a sovrapprezzo. Il massimo di 121.582.320 nuove azioni moltiplicato per 20,56 euro dà circa 2,499 miliardi: il tetto di 2,5 miliardi indicato dal cda coincide con l'emissione massima.

Il rapporto di 10 nuove ogni 59 possedute implica una diluizione precisa: a operazione conclusa le nuove azioni peserebbero 10/69, pari al 14,49% del capitale post-aumento. Dallo sconto si ricava anche il prezzo teorico ex diritto implicito, circa 25,30 euro, ottenuto dividendo 20,56 per 0,8125.

Il Sole 24 Ore definisce il 18,75% un livello basso rispetto alla media delle ricapitalizzazioni a Piazza Affari, e collega la scelta al percorso del titolo dopo l'annuncio del riassetto di inizio giugno 2026. A pieno incasso, il capitale sociale salirebbe a 3,93 miliardi di euro.

Unipol: aumento di capitale da 2,5 miliardi e nuova intesa con BPER
Monitor con grafici di borsa in una stanza poco illuminata. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

Chi copre l'aumento: soci forti e consorzio

Il patto di sindacato e gli altri soci aderenti, titolari di circa il 50,27% del capitale, hanno assunto impegni irrevocabili a sottoscrivere la quota di rispettanza. Per l'eventuale inoptato c'è un contratto di underwriting con J.P. Morgan come lead global coordinator, BNP Paribas come joint global coordinator e Deutsche Bank, Morgan Stanley ed Equita SIM come joint bookrunner. I garanti coprono le nuove azioni rimaste inoptate al termine dell'offerta fino al valore complessivo dell'aumento, al netto degli impegni già raccolti.

Il ramo Mps e il rinnovo con BPER fino al 2036

Le risorse servono a finanziare l'acquisizione di 635 filiali di Mps nell'ambito degli accordi con Intesa Sanpaolo, se l'OPAS su Monte dei Paschi andrà in porto. Il contratto vincolante prevede l'acquisto di un'entità bancaria autonoma con il marchio storico e le strutture centrali necessarie a operare come banca indipendente; il corrispettivo stimato per Intesa Sanpaolo è tra 3 e 3,5 miliardi di euro. Il compendio passerebbe poi a BPER, con Unipol che salirebbe dall'attuale 20% verso il 40% del capitale della banca, di cui oggi è primo azionista.

In parallelo, Unipol e BPER hanno rinnovato gli accordi di bancassurance fino al 31 dicembre 2036: dieci anni di distribuzione delle polizze Vita e Danni di Arca Vita e Arca Assicurazioni e dei prodotti Salute di UniSalute tramite la rete del gruppo bancario. L'operazione è stata qualificata come operazione con parti correlate di maggiore rilevanza, e Unipol ha scelto di non avvalersi dell'esenzione prevista dalla propria procedura, sottoponendola all'iter completo. Il rinnovo dei patti parasociali riguarda anche Arca Vita e Arca Assicurazioni.

Il punto di mercato

Mettendo insieme i pezzi, il quadro per chi guarda il titolo è a due velocità. Un aumento da 2,5 miliardi diluisce del 14,49% chi non esercita i diritti; lo sconto sul TERP resta contenuto e gli impegni coprono già il 50,27% del capitale, con la parte restante garantita dal consorzio. Il rischio di inoptato, almeno sulla carta, è gestito prima ancora che l'offerta parta.

Vale anche il rovescio della medaglia. L'operazione Unipol è condizionata a un evento esterno al gruppo, l'esito dell'OPAS di Intesa Sanpaolo su Mps: senza quel passaggio, il ramo delle 635 filiali non esiste e la ricapitalizzazione cambia senso. Lo sconto contenuto, dal canto suo, riduce lo spazio di manovra per chi puntava sull'effetto-diluizione sul prezzo di mercato.

L'AD di Unipol Matteo Laterza, al Festival delle Assicurazioni di Milano Finanza del 6 ottobre, ha indicato l'obiettivo dell'operazione: creare un grande conglomerato finanziario bancario-assicurativo con una capitalizzazione di 50 miliardi di euro. È una dichiarazione di intenti, non un dato di bilancio. La misura del progetto passerà dall'ok Consob, dall'esito dell'OPAS di Intesa Sanpaolo su Mps e dall'adesione effettiva all'aumento tra il 12 e il 26 ottobre.

Fonti

Borse giù da Wall Street all’Asia: Kospi -2,1%, Dow Jones -0,66%. Brent vicino ai 103 dollari

Le Borse sono in rosso da Wall Street all'Asia. Wall Street ha chiuso la seduta precedente in calo, l'Asia segue con il Kospi sudcoreano a -2,1%, e nemmeno gli utili stellari di Samsung bastano a invertire la rotta. Il Brent viaggia vicino ai 103 dollari al barile — 102,74 per FIRSTonline, 102,46 per ANSA, mentre Teleborsa parla di "sopra ai 103". FIRSTonline attribuisce il calo al rialzo del petrolio, con anche i rendimenti dei Treasury e la ponderazione del Topix per il Nikkei.

Borse in calo dall'Asia a Wall Street

Le piazze asiatiche hanno archiviato la seduta in territorio negativo: l'indice MSCI Asia-Pacifico cede l'1,2%, il Nikkei l'1,1% per il secondo giorno consecutivo, il Kospi il 2,1%. A Wall Street, nella seduta del 7 ottobre, il Dow Jones ha perso lo 0,66%, l'S&P 500 e il Nasdaq lo 0,22%, con il Russell 2000 delle small cap a -1,3%.

Samsung Electronics ha previsto un aumento del 783% dell'utile operativo del terzo trimestre, a 107,4 trilioni di won (80,17 miliardi di dollari). Il titolo ha comunque ceduto l'1,2%.

Petrolio: tre livelli diversi per lo stesso Brent

Il greggio sale su più fronti. La Casa Bianca avrebbe chiesto al Pentagono piani di attacco contro l'Iran da attuare prima delle elezioni di medio termine; gli Houthi hanno colpito due aeroporti in Arabia Saudita uccidendo tre persone; gli Stati Uniti hanno tagliato la produzione per un uragano che minaccia la produzione offshore. Nella notte i prezzi erano scesi dopo che l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha concordato di accelerare il rilascio delle scorte e di dare priorità al gasolio.

Petrolio sopra 103 dollari su nuove minacce Usa all'Iran, pressione sulle Borse
Schermi con grafici di borsa in una stanza poco illuminata. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

Sul livello del Brent le testate divergono: ANSA riporta 102,46 dollari (+2,4%), FIRSTonline 102,74 (+2,5%), mentre il titolo di Teleborsa parla di "sopra ai 103". Sono rilevazioni diverse nella stessa seduta, con uno scarto di 0,28 dollari tra le due cifre puntuali. Il WTI viaggia a 89,94 dollari (+1,88%) per FIRSTonline e a 89,95 (+1,9%) per ANSA.

Piazza Affari: i titoli della seduta

I futures sull'Eurostoxx 50 indicano un'apertura a -0,1%. A Milano l'attenzione è su Intesa Sanpaolo, Anima, Banca Mediolanum e Tim.

  • Unipol: aumento di capitale da 2,5 miliardi, 121,6 milioni di nuove azioni a 20,56 euro, rapporto di 10 nuove ogni 59 possedute, sconto del 18,75% sul TERP; offerta dal 12 al 26 ottobre, con il 50,27% già coperto.
  • Banca Mediolanum: raccolta netta di settembre a 1,07 miliardi, da inizio anno a 9,52 miliardi.
  • Azimut: raccolta di settembre a 683 milioni, da inizio anno a 10,9 miliardi.
  • Anima Holding: raccolta di risparmio gestito negativa per 254 milioni a settembre.
  • Eni: JP Morgan ha alzato il target price a 28 euro da 26,50, un rialzo del 5,66%.
  • Prysmian: Atkore ha votato a favore dell'acquisizione a 95 dollari per azione, closing atteso per il 19 ottobre.

Analisi: il doppio vincolo di energia e debito

Il divario tra Brent e WTI calcolato sui dati FIRSTonline (102,74) è di 12,80 dollari (102,74 meno 89,94), pari al 14,2% del prezzo del greggio americano. Secondo l'analisi dell'autore, un divario di questa ampiezza segnala che la tensione si concentra sul benchmark europeo, più esposto ai rischi di approvvigionamento mediorientali.

Sullo sfondo, la corsa ai finanziamenti delle megacap dell'AI compete con i debiti sovrani: SpaceX cerca 30 miliardi di debito e 10 miliardi di prestiti bancari per acquistare chip da Nvidia, secondo i media, e Broadcom raccoglie 50 miliardi di dollari di finanziamenti per acquistare apparecchiature da OpenAI, secondo il Wall Street Journal. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono al 5,31% in Asia, quelli a 30 anni sui massimi degli ultimi 24 anni. Sullo sfondo, il petrolio sopra quota 100 arriva nello stesso momento in cui il denaro costa di più: secondo l'analisi dell'autore, due spinte che vanno nella stessa direzione, contro le valutazioni azionarie.

Fonti

Piazza Affari apre a -1,41%: banche giù, Ftse Mib a 49.269 punti

Il Ftse Mib ha aperto la seduta dell'8 ottobre 2026 in calo dell'1,41% a 49.269 punti, indossando la maglia nera tra le principali Borse europee. A zavorrare l'indice milanese è il comparto bancario, mentre a tenere il listino ci pensa Eni (+1,7%), spinta dal Brent oltre 103 dollari al barile. Le altre piazze continentali aprono tutte in rosso: Francoforte -0,88%, Londra -0,78%, Parigi -0,72%.

Le banche affondano il listino milanese

Il comparto creditizio è la principale zavorra del Ftse Mib all'apertura. Mediobanca cede il 2,8%, penalizzata dai timori sulla mancata fusione con Mps (-2,4%). Unicredit perde il 2,8% e Intesa Sanpaolo il 2,5%. Male anche Bper (-2,2%) e Banco Bpm (-1,8%). Tra le assicurazioni, Unipol arretra del 2,2% e Generali dell'1%.

Il risiko bancario è il motore nascosto della seduta. Mps è sotto i riflettori in attesa delle contromosse dell'ad Luigi Lovaglio a fronte dell'Opas di Intesa Sanpaolo, sulla quale dopo Delfin si sono schierati anche Benetton e Caltagirone. Unipol ha deliberato l'aumento di capitale, da attuare dopo che l'Opas su Mps sarà andata in porto, a servizio dell'operazione: il gruppo assicurativo rileverà circa la metà delle filiali Mps e la sede, che passerà poi a Bper per procedere all'aggregazione. L'operazione da 2,5 miliardi ha già ricevuto l'ok delle coop socie di maggioranza, pronte ad aderire, e avverrà a uno sconto sul Terp del 18,75%.

Tassi elevati possono pesare sul credito, come osserva il box AI del Sole 24 Ore. Rendimenti elevati possono essere negativi per il settore del credito, incidendo sull'economia e sulla domanda di mutui e finanziamenti.

Stm scivola, l'energia corre

Le azioni tech di Piazza Affari non trovano sostegno. Stmicroelectronics scivola del 2,9% e Technoprobe perde terreno, nonostante Samsung preveda un balzo di oltre il 780% su base annua del proprio utile operativo del terzo trimestre, trainato dall'impennata dei prezzi dei semiconduttori e dal boom dell'AI.

Sul fronte energetico, il gas si spinge verso gli 80 euro al Mwh e il Brent supera i 103 dollari al barile: Eni guadagna l'1,7%. Salgono anche Fineco (+0,4%), Snam (+0,3%), A2a (+0,2%) e Inwit (+0,1%). doValue è quasi ferma (-0,05%) con il nuovo piano industriale. Fuori dal listino principale, scivolone di Gens Aurea dopo il collocamento accelerato del 5% del capitale.

Spread a 118 punti, il conto sul Bund

Lo spread tra Btp e Bund decennali sale a 118 punti base, dai 115 della vigilia. Il rendimento del Btp decennale sale al 4,69% dal 4,63% precedente, mentre il quadro obbligazionario europeo resta teso.

Piazza Affari apre in calo dell'1,41% con le banche, FTSE MIB a 49.269 punti
Cupola dell'edificio della Borsa di Santiago del Cile, sotto un cielo azzurro e limpido. Foto di Ale Zuñiga su Pexels

Il dettaglio numerico offre una lettura utile. Se il rendimento del Btp sale di 6 punti base (da 4,63% a 4,69%) e lo spread si allarga di soli 3 punti base (da 115 a 118), il rendimento del Bund tedesco è salito per differenza di circa 3 punti base. Il segnale è che il movimento non è solo italiano: il Bund è salito di circa 3 punti base.

Sul fronte americano, alla vigilia il Tesoro ha piazzato in asta titoli decennali per 39 miliardi di dollari a tassi del 5,3%, il livello più alto dal novembre 2000. L'euro resta sotto la soglia di 1,12 dollari. Sul rendimento del Btp decennale due testate italiane riportano valori leggermente diversi: ANSA riporta il 4,68%, Il Sole 24 Ore il 4,69%.

Asia in calo, il Nikkei perde l'1,42%

I mercati asiatici chiudono in rosso per le tensioni sui titoli di Stato, aggravate dalle notizie secondo cui alcune grandi aziende tecnologiche stanno cercando di raccogliere miliardi tramite emissione di debito, entrando in diretta concorrenza per ottenere finanziamenti limitati.

La Borsa di Tokyo lascia sul terreno l'1,42% a 69.042,11 punti. Le azioni giapponesi hanno subito un brusco calo per l'incertezza sui costi di finanziamento e il protrarsi del conflitto con l'Iran.

La lettura della seduta: due forze opposte nello stesso indice

All'apertura il Ftse Mib è in calo con le banche in forte ribasso, mentre Eni sale sul greggio: un divario interno al listino dentro un calo che coinvolge anche le altre Borse europee e Tokyo. I numeri lo mostrano con chiarezza: mentre Stm perde il 2,9% ed Eni guadagna l'1,7%, la forbice tra i due titoli è di 4,6 punti percentuali. Sulla stessa piazza, nello stesso momento, coesistono vendite sul credito e acquisti sull'energia.

Il legame tra i due movimenti è nei fatti della giornata: la corsa di petrolio e gas — con il Brent oltre 103 dollari — alimenta i timori di una fiammata dell'inflazione, che rafforza le scommesse su un rialzo dei tassi d'interesse da parte delle banche centrali. Tassi più alti pesano sul credito, petrolio più caro sostiene gli incassi degli operatori energetici.

Per chi segue Piazza Affari, il punto d'osservazione resta il differenziale tra comparto bancario ed energetico. Le variabili che lo muovono sono esterne al listino — il prezzo del greggio e la traiettoria dei rendimenti obbligazionari — ed entrambe si stanno muovendo nella mattinata dell'8 ottobre.

Fonti

BTP decennale al 4,65%, spread a 115 punti: a Milano, nell’intraday, svetta Stellantis, banche e tech in coda

Il rendimento del BTP decennale apre l'8 ottobre 2026 al 4,65%, in rialzo dal 4,62% della vigilia, con lo spread sul Bund fermo a 115 punti base. A Piazza Affari, nell'aggiornamento intraday del 7 ottobre, svetta Stellantis, mentre banche e tech sono in coda; la pressione sui mercati arriva da petrolio sopra i 101 dollari e rendimenti americani in tensione. Secondo Il Sole 24 Ore, il rialzo del petrolio spinge i rendimenti obbligazionari.

Milano: Stellantis in vetta, banche e tech in coda

Nell'aggiornamento intraday del 7 ottobre, il listino milanese ha mostrato una rotazione netta. In cima al FTSE MIB Stellantis, con acquisti su Inwit e Telecom Italia e denaro sui titoli oil con il greggio in salita (Eni, Tenaris). In coda i tecnologici — Technoprobe, Prysmian, Stmicroelectronics — e le banche: Bper Banca, Banco Bpm, Unicredit e Intesa Sanpaolo tutte in flessione, con la Difesa debole. Il movimento ricalca l'Asia: l'indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,6% e il Nikkei ha chiuso a -0,92%, mentre Wall Street ha toccato nuovi massimi prima di ripiegare sui future.

Tensioni sui titoli di Stato: BTP decennale al 4,65% e spread sopra 115 punti
Grafico a candele con andamento in ribasso, di quelli usati nell'analisi dei mercati finanziari. Foto di Alex Luna su Pexels

Lo spread resta a 115 punti, la Francia allarga a 139,3

Dopo la chiusura del 7 ottobre a 115,2 punti con rendimento BTP al 4,62%, l'apertura dell'8 ottobre conferma il differenziale a 115. I valori vanno ancorati ai tempi di rilevazione: nella stessa seduta del 7 ottobre il differenziale benchmark era stato segnalato a 108 punti dai 105 precedenti, con rendimento al 4,58%; in chiusura lo spread era già a 115,2, oltre 7 punti sopra la lettura intraday. Sul fronte europeo la maglia nera resta la Francia: a fine seduta del 7 ottobre l'OAT decennale è cresciuto di 11,9 punti al 4,86% e il differenziale con il Bund è arrivato a 139,3 punti. Considerando i valori di chiusura di BTP e Bund (4,62% contro 3,47%), il differenziale implicito è di 1,15 punti percentuali, cioè 115 punti base: coerente con lo spread riportato. Il divario tra il differenziale francese e quello italiano è di 24,1 punti base a favore del BTP.

Petrolio sopra 101 dollari, il Treasury decennale al 5,3%

Nell'aggiornamento intraday del 7 ottobre, il future sul Brent tratta a 101,20 dollari al barile (+0,63%) e il WTI a 89,94 dollari (+0,56%), con le tensioni nello Stretto di Hormuz a sostenere il greggio. L'energia spinge i rendimenti: il Treasury decennale americano viaggia sopra il 5,3% e il mercato attribuisce all'88% la probabilità di un rialzo dei tassi Fed entro dicembre, secondo il FedWatch Cme. Il gas ad Amsterdam sale dell'1,17% a 76,58 euro al MWh, il dollaro si rafforza — euro a 1,1223 — e il Bitcoin scende dell'1,6% a circa 84.200 dollari. Tra i dati macro, la produzione industriale tedesca di agosto ha sorpreso con un +2% contro il +0,5% atteso.

Il decennale italiano tra energia e spread

Con il Brent sopra i 101 dollari e il Treasury decennale oltre il 5,3%, secondo Il Sole 24 Ore il rialzo del petrolio spinge i rendimenti obbligazionari. Il differenziale con il Bund è a 115 punti all'apertura dell'8 ottobre. A fine seduta del 7 ottobre il divario con la Francia era di 24,1 punti base (139,3 contro 115,2). Per chi guarda alla curva italiana, il dato operativo della giornata è un altro: tre punti base di rialzo in apertura con spread invariato.

Opas Intesa su Mps, cash a 1,25 euro e operazione da 34-35 miliardi: il fronte sale al 19,05%

Intesa Sanpaolo ha rivisto al rialzo i termini dell'Opas su Monte dei Paschi: la componente in denaro passa da 1 a 1,25 euro per azione, mentre resta invariato il concambio di 1,6 azioni Intesa per ogni azione Mps. Il rilancio immette circa 800 milioni di euro di contante in più, da 3 a 3,8 miliardi, e porta il valore complessivo dell'operazione nell'ordine dei 34-35 miliardi. Sul fronte delle adesioni, Edizione conferirà l'1,45% detenuto in Mps: con il 17,6% di Delfin (dato riportato da FTA Online; Wall Street Italia indica invece il 17,5%), il fronte favorevole all'offerta sale al 19,05% del capitale della banca senese.

Il rilancio: contanti a 1,25 euro e concambio invariato

L'aumento della componente in denaro, deciso dal consiglio di amministrazione straordinario di Intesa, è di 25 centesimi per azione. Secondo le fonti, il rilancio migliora l'offerta di circa il 2,3% rispetto alla struttura precedente, mentre il valore complessivo dell'operazione — nell'ordine dei 34-35 miliardi — resta legato al prezzo di Borsa di Intesa.

Sul fronte dei corrispettivi in contanti, il calcolo derivato dai numeri disponibili indica circa 668 milioni di euro per Delfin, mentre per Edizione il contante sarebbe nell'ordine dei 55 milioni di euro. La holding della famiglia Del Vecchio diventerebbe uno dei maggiori azionisti di Intesa, con una quota prossima al 4%.

Edizione aderisce: 55 milioni in contanti e lo 0,3% di Intesa

La holding della famiglia Benetton ha annunciato l'intenzione di aderire all'Opas promossa da Intesa su Mps, conferendo la partecipazione dell'1,45% e trasformandola in una quota stabile del capitale di Ca' de Sass, indicativamente intorno allo 0,3% post-operazione. Il presidente di Edizione, Alessandro Benetton, ha motivato la scelta con il valore dell'operazione: «Intesa è una delle principali istituzioni finanziarie private italiane ed europee. L'Opas promossa su Mps può creare valore sia per la banca senese sia per i suoi azionisti». La holding ha inoltre indicato di aver apprezzato le indicazioni dell'amministratore delegato Carlo Messina sulla stabilità dell'azionariato e sulla tutela dell'indipendenza di Assicurazioni Generali.

Intesa su Mps: Benetton (Edizione) conferma l'adesione all'Opas
Grafico di performance e dati di trend su un report azionario. Foto di RDNE Stock project su Pexels

Il nodo del 29 ottobre: quorum e minoranza di blocco

Il vero snodo operativo resta l'assemblea Mps del 29 ottobre, chiamata a pronunciarsi sulle operazioni difensive su Banco Bpm e Banca Generali: entrambe richiedono una maggioranza qualificata pari ai due terzi del capitale rappresentato. Intesa ha chiarito che, se l'assemblea approvasse anche una sola delle due offerte, potrebbe considerare non avverate le condizioni della propria Opas. Il 19,05% annunciato resta lontano dal 66,67% richiesto per il successo dell'offerta, ma il suo peso in assemblea cambia in funzione dell'affluenza:

Capitale rappresentato in assembleaMinoranza di blocco necessaria
60%poco più del 20%
70%oltre il 23,3%
80%oltre il 26,6%

Nel primo scenario Delfin ed Edizione sarebbero già vicini alla soglia; nel terzo servirebbe l'appoggio di altri soci.

Chi può spostare il fronte: Caltagirone, Plt, Tesoro e i fondi

Sommando il 13,5% attribuito al gruppo Caltagirone, il fronte favorevole a Intesa supererebbe il 32,5% del capitale di Mps. Secondo i rumors stampa riportati da Wall Street Italia, Caltagirone apparirebbe orientato positivamente verso l'offerta, con una componente cash stimata in oltre 500 milioni di euro. Restano poi Plt Holding, accreditata dell'1,2% (circa 45 milioni di contante), il Ministero dell'Economia con il 4,8% (circa 185 milioni in denaro), Banco Bpm con il 3,7%, e i grandi fondi internazionali: Norges Bank (3,1%), Vanguard (2,1%) e BlackRock. I giudizi dei proxy advisor ISS e Glass Lewis sono attesi la prossima settimana.

Un dato divergente: Delfin al 17,5% o al 17,6%?

Le fonti non concordano sulla quota esatta di Delfin in Mps: Wall Street Italia indica 17,5%, FTA Online riporta 17,6%, il valore coerente con le 534.676.825 azioni citate. La differenza di 0,1 punto percentuale non sposta gli equilibri, ma incide sul computo del sostegno annunciato, che con il dato più basso scenderebbe al 18,95%. Va segnalata anche una distinzione giuridica: Delfin ha sottoscritto un impegno formale di adesione, Edizione ha per ora manifestato pubblicamente la propria intenzione.

Fonti

Predict, Integrae SIM taglia il target price a 1,20 euro nella seduta del 7 ottobre: rating Buy confermato

Nella seduta del 7 ottobre 2026, Integrae SIM ha aggiornato la valutazione su Predict, abbassando il prezzo obiettivo a 1,20 euro per azione dai precedenti 1,40 euro e confermando il rating Buy. Il titolo healthcare è quotato su Euronext Growth Milan. Sul piano dei numeri, il target scende di 0,20 euro per azione: cambia la valutazione, non il giudizio espresso dalla casa di ricerca.

Il taglio del target price vale il 14,3%

La riduzione è di 0,20 euro per azione, pari al 14,3% dei 1,40 euro precedenti (calcolo: 0,20 diviso 1,40). Il nuovo target indica quindi un valore di riferimento inferiore di quasi un settimo rispetto a quello fissato in precedenza. In valore assoluto la revisione è contenuta, ma in termini percentuali sposta l'obiettivo dell'analista di oltre il 14% in un'unica mossa.

Predict: Integrae SIM abbassa il target price a 1,20 euro, mantiene il rating Buy
Lente d'ingrandimento evidenzia la parola 'WIN' su grafici finanziari. Foto di Nataliya Vaitkevich su Pexels

Il rating Buy resta nonostante la revisione

Il giudizio sul titolo non cambia: Integrae SIM mantiene il rating Buy anche dopo il taglio. Le due indicazioni vanno lette insieme. La raccomandazione positiva resta, mentre il valore di riferimento scende da 1,40 a 1,20 euro per azione. Per chi segue Predict sul segmento Euronext Growth Milan, l'aggiornamento di giornata è una valutazione rivista al ribasso a parità di giudizio, non un cambio di raccomandazione.

Cosa cambia per chi segue il titolo

Il dato operativo è semplice: nuovo target price a 1,20 euro, rating Buy confermato. Chi monitora il titolo ha ora un riferimento aggiornato, inferiore del 14,3% rispetto al precedente. Le indicazioni di Integrae SIM non toccano altri parametri della società healthcare: la revisione riguarda il prezzo obiettivo e la conferma del giudizio positivo.

Per chi segue Predict, il punto non è il livello ma la direzione: un target ridotto del 14,3% con un rating Buy intatto significa che la casa di ricerca ha corretto la valutazione senza rivedere la lettura di fondo sulla società.

Fonti

Azimut, raccolta a 10,9 miliardi: mercati privati al 67% del mese

Il Gruppo Azimut ha chiuso settembre 2026 con 683 milioni di euro di raccolta netta e porta il totale da inizio anno a 10,9 miliardi di euro: i due terzi del risultato mensile arrivano dai mercati privati, che da soli hanno contribuito per 459 milioni. Il dato operativo arriva in una seduta di segno opposto per il listino milanese, con il FTSE Mib in calo dell'1% a 50.918 punti e lo [spread BTP-Bund allargato](https://www.italiaunita150.it/piazza-affari-in-calo-dell-1-lo-spread/) a 111 punti base. La raccolta dell'asset manager, insomma, si muove su un binario diverso dall'umore di giornata: traina il private market, frena la Turchia.

Settembre: i mercati privati valgono due terzi della raccolta

A settembre 2026 la raccolta netta totale del Gruppo Azimut è stata di 683 milioni di euro, di cui 459 milioni generati dai mercati privati. Il rapporto tra le due cifre dice che il 67,2% del risultato mensile arriva da una sola componente del business, quella dei private markets.

Il dettaglio operativo: la controllata statunitense HighPost e la rete distributiva italiana hanno sostenuto il mese, con il collocamento in esclusiva per il mercato nazionale di un club deal legato a un'azienda attiva nel settore delle tecnologie aerospaziali. In Italia la domanda della clientela tra mercati pubblici e privati ha sfiorato gli 800 milioni di euro.

Sul fronte opposto la Turchia ha registrato deflussi per circa 695 milioni. La matematica del mese è netta: sommando i 695 milioni usciti dal Paese ai 683 milioni di raccolta netta complessiva, settembre al netto della Turchia si sarebbe chiuso a circa 1,38 miliardi.

Masse a 158,9 miliardi: +13% da gennaio

A fine settembre 2026 le masse totali del Gruppo Azimut hanno raggiunto 158,9 miliardi di euro, in crescita del 13% da inizio anno. È il patrimonio complessivo gestito, cioè la base su cui la società calcola le commissioni: un valore che nessuna delle fonti mette in discussione.

Il 13% dichiarato implica una base di partenza di circa 140,6 miliardi (158,9 diviso 1,13) e quindi un aumento di circa 18,3 miliardi in nove mesi. La raccolta netta da inizio anno vale 10,9 miliardi: oltre 7 miliardi di crescita non arrivano dai flussi di clientela, ma dall'effetto mercato sui portafogli già in gestione.

Azimut: raccolta netta a 10,9 miliardi da inizio anno, forte slancio nei mercati privati
Incontro d'affari tra professionisti con mascherine di protezione. Foto di Werner Pfennig su Pexels

Elevate 2030: i 5,9 miliardi globali battono già il target minimo

Le attività globali del Gruppo hanno raccolto 5,9 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2026. Il piano industriale Elevate 2030 fissa un target annuale compreso tra 5 e 8 miliardi: a fine settembre la soglia inferiore dell'intervallo risulta già superata, con un trimestre di anticipo sulla scadenza.

Alessandro Zambotti, CEO e CFO del Gruppo Azimut, legge il dato come una posizione di vantaggio: «L'aver superato i 5,9 miliardi di euro di raccolta nelle operazioni globali ci pone in netto anticipo rispetto agli obiettivi annuali del piano Elevate 2030 e ci posiziona per accelerare ulteriormente nell'ultimo trimestre». Al closing si aggiungerà poi l'impatto di circa 23 miliardi di euro legato all'operazione Yapı Kredi, citato da FinanzaOnline e assente nella ricostruzione ANSA.

Turchia: 695 milioni di deflussi sotto tensione

In Turchia il Gruppo ha registrato deflussi per circa 695 milioni di euro a settembre 2026. La società li attribuisce a tensioni di mercato temporanee che hanno innescato vendite diffuse nel settore finanziario locale, senza intaccare la solidità operativa della presenza nel Paese.

«Nel mese abbiamo registrato deflussi per circa 695 milioni di euro in Turchia, legati a temporanee tensioni di mercato che hanno innescato vendite diffuse nel settore senza tuttavia intaccare i fondamentali del nostro business che rimangono solidi», ha dichiarato Zambotti, confermando «pieno impegno nel Paese» e fiducia «nella natura transitoria dei recenti eventi».

Il quadro d'insieme: dove le fonti divergono (e dove no)

Sui numeri principali le due ricostruzioni disponibili coincidono: ANSA e FinanzaOnline riportano gli stessi 683 milioni, gli stessi 459 milioni dai privati, gli stessi 5,9 miliardi di attività globali e le stesse masse a 158,9 miliardi. Nessuna discrepanza, quindi, ma una differenza di profondità: FinanzaOnline è l'unica a citare HighPost, il club deal aerospaziale e i 23 miliardi attesi dal closing di Yapı Kredi.

Il contrasto interessante è di scenario. Nella stessa giornata del 7 ottobre il FTSE Mib perdeva l'1% e lo spread BTP-Bund si allargava da 105 a 111 punti base, mentre i flussi di Azimut da inizio anno toccavano 10,9 miliardi. Per chi guarda il titolo, il punto è proprio questo scollamento: la componente privata ha retto il mese con 459 milioni, una cifra che da sola copre più di due terzi della raccolta netta headline.

Con nove mesi già sopra la soglia minima del target Elevate 2030, il quarto trimestre smette di essere la partita da vincere e diventa il margine per alzare l'asticella. Il vero punto di attenzione resta la Turchia: i 695 milioni di deflussi di settembre valgono più dell'intera raccolta netta del mese, 683 milioni.

Fonti