Dpfp: debito al 138,5%, il mercato Btp guarda la Francia

Il Dpfp consegna ai mercati un debito pubblico in salita fino al 138,5% del Pil nel 2027 e un deficit al 2,9% nel 2026, mentre nella stessa riunione del Consiglio dei ministri il Mef ha segnalato l'effetto del rialzo dei bond francesi sui Btp. La cornice dei conti arriva così nel momento in cui il comparto obbligazionario italiano è già impegnato a fronteggiare la tensione d'Oltralpe: è l'incrocio che pesa, più dei singoli decimali del documento.
I numeri del Dpfp che parlano al mercato
Il quadro macro indica una crescita di circa l'1% nel 2026 e un rallentamento allo 0,8% nel 2027, con il deficit al 2,9% del Pil nel 2026, quindi sotto la soglia del 3% fissata dal Patto Ue. Il debito sale fino a un picco del 138,5% nel 2027, prima di riprendere una traiettoria di discesa.
Il margine sul 2026 è sottile: tra il 2,9% previsto e la soglia del 3% restano appena 0,1 punti percentuali. Nei conteggi europei, poi, il disavanzo viene scomputato dello 0,6% di scostamento consentito per le spese in difesa ed energia nel 2027 e 2028: se il deficit reale resta sopra il 3% in entrambi gli anni, quello valido per Bruxelles scende al 2,8% nel 2027 e al 2,7% nel 2028.
Lo scenario spread: fino a 0,2 punti di Pil in meno
Il Dpfp mette per iscritto due scenari meno favorevoli sulle variabili globali, in un contesto di rischi orientati al ribasso. Il primo riguarda i prezzi dei beni energetici, il secondo incorpora due ipotesi peggiori sulle condizioni finanziarie, spread compreso.
| Scenario | 2027 | 2028 | 2029 |
|---|---|---|---|
| Energia meno favorevole | -0,2 pp | -0,1 pp | +0,1 pp |
| Condizioni finanziarie meno favorevoli | -0,1 pp | -0,2 pp | -0,2 pp |
Variazioni del tasso di crescita del Pil rispetto al quadro di base. Nel caso energia, il segno torna positivo nel 2029 con il rientro dei prezzi.

Clausola di salvaguardia: 14,4 o 14 miliardi?
Le due versioni circolate sul tavolo non coincidono. La relazione al Parlamento sul ricorso alla clausola di salvaguardia parla di circa 14,4 miliardi di risorse nel biennio 2027-2028 per l'energia e di altri 14,4 miliardi per la difesa. I numeri della conferenza stampa dopo il Cdm indicano invece 28 miliardi complessivi, anziché i 36 ipotizzati, divisi in 7 miliardi per ciascuna delle due voci sia nel 2027 sia nel 2028.
Il calcolo è immediato: 7 miliardi per due anni fanno 14 miliardi a capitolo, contro i 14,4 della relazione al Parlamento. La differenza è di 0,4 miliardi per voce e 0,8 sul totale. Le risorse per l'energia sono destinate a famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e infrastrutture, con interventi sul trasporto pubblico usato dagli studenti e, per le imprese, su rinnovabili, contenimento dei costi energetici e decarbonizzazione, incluso un nuovo energy release.
Il mercato: spread a 118 punti, bancari in rosso
Come avevamo riportato a cavallo tra settembre e i primi giorni di ottobre 2026, lo spread Btp-Bund è balzato a 118 punti base con il rendimento del decennale italiano al 4,69%, mentre Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 2,2% e il settore bancario ha registrato un calo medio del 4,04% su cinque titoli principali. Il confronto con la Francia è diretto: il decennale Oltralpe è arrivato al 4,96%, massimo dal 2002, con lo spread Francia-Germania oltre i 140 punti base, in un quadro in cui la manovra francese del 2027 prevede 43 miliardi di euro di tagli per riportare il deficit al 5% dal 5,6% previsto nel 2026.
L'implicazione per i conti e per i titoli di Stato
Il collegamento tra i due fascicoli è il punto che conta. Il Dpfp quantifica in 0,1 punti di Pil nel 2027 e 0,2 punti nel 2028 e 2029 l'effetto di condizioni finanziarie peggiori, cioè esattamente gli anni in cui il debito tocca il 138,5% e in cui il deficit reale resta sopra il 3% secondo i numeri già noti. Ogni decimo di crescita mancata si traduce in un ostacolo in più sulla discesa del debito che il documento disegna dopo il picco, e il Mef ha già indicato nel rialzo dei bond francesi il canale di trasmissione verso i Btp.
Per chi segue il mercato obbligazionario, la domanda non è se il deficit 2026 chiuderà sotto il 3%, ma se la traiettoria del debito regge un contesto in cui i rendimenti francesi dettano il passo: il Dpfp lo mette per iscritto, attribuendo un costo di crescita allo scenario spread.




























