Partenza a due velocità per le Borse americane nella seduta del 28 luglio 2026. Il Dow Jones Industrial Average guadagna lo 0,67% toccando quota 52.552,37 punti, mentre il Nasdaq Composite scivola dello 0,49% a 24.807,54 punti. Lo S&P 500 resta sostanzialmente piatto, in calo dello 0,05% a 7.409,94 punti. A pesare sul listino tecnologico è il comparto dei semiconduttori, che frena l’intero paniere in attesa di una settimana densa di appuntamenti societari e monetari.
La divaricazione tra i tre indici principali racconta una giornata in cui i settori ciclici e industriali tengono il passo, mentre la componente growth e tech sconta prese di beneficio mirate. Il Dow Jones è passato in territorio positivo fin dalle prime battute, con un incremento intraday di 276,33 punti (+0,53% nella rilevazione delle 16:09 ora italiana), confermando il momentum anche nelle ore successive. Sul fronte opposto, il Nasdaq ha aperto con un calo di 156,74 punti (-0,63% nella prima rilevazione), limando le perdite in corso di seduta ma restando comunque sotto la parità.
I chip trascinano al ribasso il Nasdaq: i numeri del comparto
I titoli dei semiconduttori sono il principale freno della seduta. Il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato una flessione del 4,3% nell’ultima seduta di venerdì 27 luglio e il sentiment negativo si è propagato all’apertura di oggi. Intel ha guidato i ribassi con un calo del 7,9% venerdì, nonostante avesse comunicato risultati trimestrali superiori alle attese e una guidance positiva per il terzo trimestre.
La pressione sul settore arriva dopo una fase già complicata: l’indice dei semiconduttori statunitensi ha perso il 21% dal massimo storico del 22 giugno 2026. Il movimento di oggi si inserisce in un contesto di riposizionamento dei portafogli alla vigilia delle trimestrali dei quattro colossi che da soli valgono una fetta consistente della capitalizzazione tech globale: Amazon, Meta Platforms, Apple e Microsoft pubblicheranno i conti nei prossimi giorni.
A controbilanciare parzialmente il quadro, il debutto cinese di CXMT ha offerto una nota positiva. Il produttore di chip ha chiuso la sua quotazione a Shanghai con un rialzo del 466%, raccogliendo 8,6 miliardi di dollari. Russ Mould, Investment Director di AJ Bell, ha commentato: «Il sentiment ha ricevuto un ulteriore impulso dal brillante debutto in Borsa in Cina del produttore di chip CXMT. Il suo rialzo di quasi cinque volte potrebbe contribuire ad attenuare le preoccupazioni sul tema dell’intelligenza artificiale dopo i cali registrati da SpaceX e dalla coreana SK Hynix in seguito alle loro recenti quotazioni».

Il petrolio e il fattore Hormuz: WTI in calo dell’1,89%
L’altro grande tema della seduta è il mercato energetico. Il petrolio WTI scambiato al NYMEX perde l’1,89% e si attesta a 81,05 dollari al barile. La flessione è legata alle notizie in arrivo dal Golfo Persico: l’Iran è in trattative con Arabia Saudita e Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz, il corridoio strategico attraverso cui transita circa un quinto del greggio mondiale.
I future sul greggio statunitense erano già scesi di oltre il 6% nella giornata di lunedì 27 luglio, dopo che il presidente Donald Trump aveva sospeso le operazioni militari contro l’Iran per concedere spazio ai negoziati diplomatici. L’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite Mike Waltz ha dichiarato a Fox News: «Sta concedendo spazio ai colloqui, sta dando un po’ di tempo alla diplomazia». La prospettiva di una de-escalation ha alleggerito il premio di rischio geopolitico incorporato nei prezzi del barile, che nelle settimane precedenti avevano superato i 100 dollari proprio a causa delle tensioni tra Washington e Teheran.
Il calo del greggio ha effetti asimmetrici sugli indici: favorisce i titoli dei trasporti e delle compagnie aeree — venerdì il NYSE Arca Airline Index era salito del 3,2% — ma penalizza il comparto energetico e, indirettamente, i titoli growth che avevano beneficiato del rally petrolifero come copertura inflazionistica.
La Fed in attesa: riunione 28-29 luglio, mercati al 40% di probabilità rialzo
Sul fronte macro, l’attenzione degli operatori è concentrata sulla Federal Reserve, che oggi e domani terrà la riunione del FOMC. Le attese sono per un mantenimento dei tassi invariati in questa seduta, ma il mercato cerca segnali sulla traiettoria futura. Il FedWatch Tool del CME Group indica una probabilità di rialzo di un quarto di punto a settembre. Secondo le rilevazioni, i mercati prezzano attualmente una probabilità di rialzo intorno al 40%.
La settimana si presenta come uno snodo cruciale per i listini americani. Venerdì 27 luglio il Nasdaq aveva chiuso sotto quota 25.000 punti — a 24.975,82, in calo dello 0,6% — per la prima volta dalla fine di aprile, portando la perdita settimanale al 2,1%. L’S&P 500 aveva limitato i danni con un -0,6% settimanale, mentre il Dow Jones aveva ceduto lo 0,4%.
La combinazione tra trimestrali big tech, decisioni Fed e sviluppi geopolitici sullo Stretto di Hormuz concentra in pochi giorni tre driver che possono orientare la direzione dei listini per le prossime settimane. Il movimento contrastato di oggi riflette esattamente questa attesa: chi compra Dow Jones scommette sulla tenuta dell’economia reale e su tassi stabili; chi vende Nasdaq prende profitto sui tecnologici prima di conoscere i numeri delle aziende che hanno trainato il mercato negli ultimi diciotto mesi.






