Wall Street chiude in rosso vigilia Fed, Warsh non allenta: Dow Jones -2,18%, rendimenti in salita

I mercati azionari statunitensi hanno chiuso la seduta del 29 luglio con perdite pesanti, la vigilia della decisione della Federal Reserve. Il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 2,18% — la performance peggiore dall'aprile 2025 — mentre lo S&P 500 ha ceduto l'1,51% e il Nasdaq l'1,74%. La conferenza stampa del presidente Kevin Warsh, il giorno successivo, non ha offerto il segnale accomodante che una parte del mercato sperava: tassi fermi al 3,50%-3,75% e nessuna apertura su un possibile taglio a settembre.

La reazione immediata al discorso di Warsh è stata comunque di parziale sollievo. I trader hanno interpretato il riferimento del presidente all'irrigidimento già avvenuto delle condizioni finanziarie — con i rendimenti dei Treasury in forte rialzo lungo tutta la curva — come il riconoscimento che parte del lavoro restrittivo è già stato fatto dal mercato stesso. Il risultato: le probabilità di un rialzo da 50 punti base a settembre, che il FedWatch Tool del CME quotava al 20% prima della conferenza stampa, sono crollate a 0% subito dopo. Ora i futures scontano un 63% di probabilità per un rialzo da 25 punti base e un 37% per un mantenimento dei tassi invariati.

Rendimenti obbligazionari ai massimi: Treasury a 10 anni oltre 4,66%

Il mercato obbligazionario resta il termometro principale della fase. Nella seduta del 29 luglio il rendimento del Treasury decennale ha superato il 4,66%, mentre il trentennale è salito oltre il 5,18%, avvicinandosi ai massimi pluriennali. Il movimento riflette la persistenza dell'inflazione — ancora al di sopra del target 2% della Fed — e le tensioni geopolitiche che spingono i prezzi dell'energia.

Jamie L. Patton, Managing Director e Co-Head of Global Rates di TCW, sintetizza così il messaggio di Warsh: "Il messaggio non è stato esplicitamente restrittivo. Warsh ha preferito enfatizzare l'approccio data dependent, ricordando che nel frattempo le condizioni finanziarie si sono già irrigidite in modo significativo con il rialzo dei rendimenti dei Treasury lungo gran parte della curva." Secondo Patton, "gli investitori si sono concentrati molto più sull'assenza di indicazioni restrittive che sulla fermezza del linguaggio utilizzato da Warsh nei confronti dell'inflazione".

Il voto interno al FOMC ha visto 9 governatori favorevoli al mantenimento e 3 contrariBeth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan — che avrebbero preferito un rialzo immediato di 25 punti base. Un dissenso già ampiamente scontato dai mercati, anche perché i tre perderanno il diritto di voto a fine anno.

Skyline del distretto finanziario americano con linee di tendenza in rosso, mercati azionari in forte calo prima della riunione Fed sui tassi d'interesse
Wall Street chiude in rosso con il Dow Jones in calo del 2% dopo che la Fed ha lasciato i tassi invariati senza segnali di un taglio a settembre.

Futures, small cap e criptovalute: il possibile "rally di sollievo"

Bret Kenwell, US Investment Analyst di eToro, ritiene che la decisione di lasciare invariati i tassi possa favorire un "rally di sollievo" su azioni, obbligazioni e criptovalute. Kenwell invita gli investitori a "non escludere la possibilità di un eventuale aumento dei tassi", segnalando che le recenti tensioni geopolitiche e il rimbalzo dei prezzi dell'energia suggeriscono che "le preoccupazioni sull'inflazione persisteranno per tutta l'estate".

Sul fronte azionario, Kenwell punta l'attenzione sulle small cap statunitensi, che "hanno sovraperformato silenziosamente gli altri principali indici azionari" nonostante il contesto di tassi elevati. Pur ritenendo plausibile uno scenario di tassi alti più a lungo, l'analista precisa che "non è previsto un nuovo ciclo di rialzi", motivo per cui eventuali correzioni significative potrebbero rappresentare opportunità di acquisto per gli investitori retail.

Quanto alle criptovalute, il Bitcoin arriva alla riunione della Fed dopo "quattro settimane consecutive di rally" e con il ritorno di flussi positivi verso gli ETF. In questo contesto, la decisione di lasciare invariati i tassi potrebbe "fornire un catalizzatore a breve termine ed estendere il rimbalzo di questo mese", secondo Kenwell.

Le view delle case d'investimento: tra chi vede tassi fermi e chi prepara nuovi rialzi

La riunione non ha modificato il quadro di fondo, ma le divisioni tra gli analisti restano marcate. J.P. Morgan ha anticipato da metà 2027 a dicembre 2026 la previsione del prossimo rialzo dei tassi. Goldman Sachs e Barclays continuano a prevedere tassi invariati fino alla fine dell'anno, mentre Bank of America mantiene uno scenario più restrittivo con tre rialzi a partire da settembre. Citigroup si conferma la casa più accomodante, con l'ipotesi di un ciclo di riduzioni dei tassi tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027.

Krishna Guha, responsabile della strategia globale sulle banche centrali di Evercore ISI, avverte che settembre sarà il vero banco di prova della nuova presidenza Warsh: se durante l'estate inflazione, energia o tensioni geopolitiche dovessero continuare ad alimentare le pressioni sui prezzi, la Fed potrebbe essere costretta a intervenire per difendere la propria credibilità.

Il presidente Warsh ha confermato l'approccio data dependent senza concedere forward guidance, definendo il momento attuale una fase di "riflessione vigile". Ha ribadito che "il nostro impegno a riportare l'inflazione al 2% è fermo. Non esiste un obiettivo d'inflazione più morbido, né un obiettivo implicito diverso: il nostro obiettivo è il 2%". Un messaggio che non ha sorpreso i mercati, ma che non ha neppure offerto appigli a chi sperava in un allentamento della postura restrittiva. La palla ora passa ai dati macroeconomici delle prossime settimane, con i rendimenti obbligazionari che restano il barometro più immediato delle aspettative.

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