Unicredit-Commerzbank, i mercati prendono tempo: seduta interlocutoria in attesa della trimestrale del 6 agosto

Nessuno scossone sui listini. In una giornata che non ha ancora registrato reazioni complete, il titolo Unicredit a Piazza Affari ha chiuso poco mosso, mentre gli investitori digerivano l’apertura al dialogo lanciata dal presidente del consiglio di sorveglianza di Commerzbank, Jens Weidmann. La quota del 47,59% raggiunta dall’istituto italiano, cumulata progressivamente senza il pagamento di un premio di controllo, era già in buona parte scontata dai corsi azionari. Il vero banco di prova per le quotazioni arriverà il 6 agosto con la pubblicazione dei conti del secondo trimestre di Commerzbank.

Weidmann prende atto dei nuovi rapporti di forza

«Anche se avremmo voluto che fosse diversamente, i rapporti di maggioranza alla prossima assemblea generale sono chiari». Con queste parole, rilasciate il 24 luglio all’Handelsblatt, il presidente del consiglio di sorveglianza ha di fatto alzato bandiera bianca. Weidmann ha invitato Unicredit ad avviare colloqui costruttivi con il management di Commerzbank, precisando che «il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza hanno più volte sottolineato di essere disponibili a farlo».

L’obiettivo dichiarato è definire «i punti chiave per i dipendenti, gli azionisti e i clienti della banca». Un messaggio che arriva dopo due anni di attacchi reciproci e tentativi di ostacolare la scalata.

Il fronte istituzionale tedesco si era già incrinato il 15 luglio, quando il cancelliere Friedrich Merz aveva ammorbidito la posizione del governo, dichiarando di non voler ostacolare l’operazione. Berlino mantiene ancora il 12% di Commerzbank: «Siamo stati tra coloro che non hanno accettato l’offerta di vendere quelle azioni», aveva detto Merz, aggiungendo che al momento non è in discussione alcun cambiamento.

Il messaggio di Weidmann a Berlino e a Unicredit

Weidmann ha anche tracciato un perimetro chiaro sul ruolo della politica nella vicenda: «non ci saranno scorciatoie passando per Berlino». L’interlocutore naturale, ha ricordato, resta il vertice della società. Un’indicazione che delimita il campo dopo settimane in cui il governo federale era stato accusato da una parte del mondo economico tedesco di cercare di frenare un’operazione ormai difficilmente evitabile.

Due palazzi di banche europee in un distretto finanziario soleggiato, linee di tendenza laterali e monete d'oro simboleggiano l'attesa dei mercati
Seduta interlocutoria per Unicredit e Commerzbank: i mercati aspettano la trimestrale del 6 agosto per valutare il percorso di integrazione.

L’apertura arriva a ventiquattr’ore dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel, che aveva invitato il governo federale e i rappresentanti dei lavoratori a un «dialogo costruttivo». Orcel aveva però evitato di citare esplicitamente i vertici di Commerzbank, lacuna che Weidmann ha colmato con il suo intervento.

Cosa aspettarsi dai mercati: la partita si gioca sui numeri

La reazione dei listini è stata finora contenuta. Il titolo Unicredit ha mostrato variazioni minime, riflettendo una strategia che, come ha rivendicato lo stesso Orcel in un’intervista a Class Cnbc, non ha richiesto concessioni: «non abbiamo fatto alcuna concessione. Siamo arrivati ad avere il controllo, potenzialmente, senza dover fare alcuna concessione, come di solito si fa in una transazione». Un dato che premia gli azionisti di Piazza Gae Aulenti, poiché non è stato pagato un premio di controllo rilevante, mantenendo intatte le condizioni originarie dell’offerta.

Il prossimo catalizzatore per i titoli sarà la trimestrale di Commerzbank del 6 agosto. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, Orcel e l’amministratrice delegata Bettina Orlopp dovrebbero parlarsi in videocall nei giorni successivi alla pubblicazione dei dati. Un primo test concreto per capire se il disgelo annunciato da Weidmann si tradurrà in un negoziato strutturato e quale impatto potrà avere sulle valutazioni dei due istituti.

Un equilibrio azionario senza alternative

La partita ormai si gioca sui numeri. Con il 47,59% in mano a Unicredit e un ulteriore 12% fermo in mano al governo tedesco — che per ora non vende ma non può da solo bloccare l’assemblea — i margini per una difesa dell’indipendenza di Commerzbank sono azzerati. La somma delle due quote supera il 59%, un perimetro che lascia spazio solo a un’intesa o a una resa.

L’Handelsblatt ha colto il passaggio di fase con un paragone tra lo stile di leadership del cancelliere Merz e quello di Orcel: il primo descritto come un tattico concentrato sugli equilibri politici interni, il secondo come uno stratega focalizzato sull’obiettivo di costruire la più grande banca europea. Il commento del quotidiano tedesco si chiude con una sentenza: «Alla fine il banchiere non ha più amici, ma in compenso possiede una banca molto grande».

Le prossime settimane diranno se il dialogo appena annunciato porterà a un’integrazione negoziata o a un controllo esercitato direttamente in assemblea. Ma il muro che per due anni ha separato Milano e Francoforte ha cominciato a sgretolarsi.

Fonti

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.