La giornata di contrattazioni a Taipei si è chiusa senza gli scatti che i numeri da capogiro di TSMC avrebbero fatto presagire. Il colosso taiwanese dei semiconduttori ha archiviato il secondo trimestre con un utile netto di 706,6 miliardi di dollari taiwanesi (21,99 miliardi di dollari statunitensi), in crescita del 77% rispetto allo stesso periodo del 2025 e ben oltre il consensus Lseg fermo a 632,6 miliardi. Il titolo ha reagito con modesti rialzi, mentre a Wall Street e Seul il comparto delle memorie subiva una nuova ondata di vendite: a pesare è l’imminente maxi-Ipo della cinese CXMT, che oggi debutta sul mercato Star di Shanghai con una capitalizzazione implicita di 85,5 miliardi di dollari.
I numeri del trimestre
La trimestrale di TSMC ha frantumato ogni record. I ricavi hanno toccato 40,2 miliardi di dollari, con un balzo del 33,7% su base annua e del 12% rispetto al primo trimestre. La domanda di chip per l’elaborazione ad alte prestazioni (HPC) ha trainato la crescita, portando la quota di questo segmento al 66% dei ricavi complessivi, mentre gli smartphone sono scesi al 22%.
I margini restano ai vertici dell’industria:
| Indicatore | Valore Q2 2026 |
|---|---|
| Margine lordo | 67,7% |
| Margine operativo | 60,3% |
| Margine di profitto netto | 55,6% |
Nota: Il margine di profitto netto del 55,6% proviene direttamente dalla reportistica di TSMC; il calcolo diretto dai valori di utile e ricavi indica ~54,7%, una differenza dovuta ad arrotondamenti nelle cifre pubblicate.

L’azienda ha alzato le stime per l’intero esercizio: la crescita dei ricavi nel 2026 è prevista di poco superiore al 40%, mentre il capex salirà a una forbice compresa tra 60 e 64 miliardi di dollari, con un incremento di 8 miliardi rispetto alla precedente previsione. TSMC ha formalizzato un investimento aggiuntivo di 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti, portando l’impegno complessivo a 265 miliardi, destinato a costruire quattro nuovi impianti in Arizona per la produzione di chip logici a 2 nanometri.
La doccia fredda: il sell-off sulle memorie e l’Ipo di CXMT
Nonostante il nono trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra per TSMC, il sentiment sui semiconduttori ha virato al ribasso nella seduta del 15 luglio a Wall Street. Micron e Sandisk hanno ceduto l’8% ciascuno, mentre AMD ha lasciato il 3,5% e Intel il 4,4%. La scia negativa si è propagata a Seul, dove Samsung ha chiuso in calo dell’8% e SK Hynix ha affondato dell’11%, trascinando l’indice Kospi a un tonfo del 6%.
La causa scatenante è l’ingresso sul mercato di ChangXin Memory Technologies (CXMT), quarto produttore mondiale di memorie DRAM. L’azienda cinese ha raccolto 8,55 miliardi di dollari con l’Ipo, quasi il doppio dell’obiettivo iniziale, raggiungendo una capitalizzazione implicita di 85,5 miliardi di dollari. La quota di mercato di CXMT nelle DRAM è balzata dal 3% del primo trimestre 2025 all’8% dello stesso periodo 2026, ancora distante dal 22% di Micron ma in forte accelerazione. Un’indiscrezione della scorsa settimana ha amplificato la pressione: Apple starebbe testando le memorie di CXMT per i modelli destinati al mercato cinese, malgrado l’azienda sia inserita nella black list del Pentagono.
L’analisi: due velocità nel settore dei chip
I conti di TSMC e la reazione dei listini raccontano un settore che viaggia a due velocità. Da un lato, la domanda di chip per infrastrutture AI resta insaziabile e garantisce al leader di Taiwan margini operativi superiori al 60%, con investimenti in espansione produttiva che superano i 60 miliardi di dollari annui. Dall’altro, il comparto delle memorie sta scontando un rischio competitivo concreto: considerando che CXMT ha raccolto 8,55 miliardi di dollari e raggiunge ora una capitalizzazione di 85,5 miliardi, il rapporto tra raccolta e valore implicito è di 1 a 10, un multiplo che segnala l’appetito degli investitori cinesi per un campione nazionale in un settore finora dominato da aziende sudcoreane e americane.
Chi detiene azioni del settore semiconduttori oggi si trova di fronte a un bivio tra la solidità dei fondamentali correnti — TSMC ha guadagnato il 59% da inizio anno — e la geopolitica di domani, con Pechino decisa a ritagliarsi spazio anche nei chip avanzati.






