Un divario netto, immediato, quantificabile. Microsoft chiude la seduta in flessione ma guadagna oltre l’1% nelle contrattazioni after-hours; Meta inverte la rotta e perde più del 5% nello stesso intervallo. Due trimestrali pubblicate il 29 luglio, due reazioni di mercato opposte: a pesare non sono stati i ricavi, entrambi da record o superiori alle attese, ma la capacità percepita di monetizzare gli investimenti in intelligenza artificiale.
I numeri che hanno spostato i titoli
Microsoft ha registrato ricavi per 90 miliardi di dollari, ben oltre il consenso fermo a circa 87,6-87,7 miliardi. L’utile per azione si è attestato tra 4,74 e 4,81 dollari, contro stime di 4,24 dollari. La divisione cloud Azure — motore della crescita — ha convinto gli investitori che la domanda di servizi AI si sta traducendo in risultati tangibili.
Meta ha presentato ricavi record per 60,8 miliardi di dollari, in crescita del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e superiori alle attese di 60,2 miliardi. L’utile netto ha raggiunto 15,8 miliardi, ma l’utile per azione di 6,18 dollari è rimasto sotto le previsioni del consenso (7,13-7,19 dollari). La reazione negativa è scattata sulla guidance aggiornata degli investimenti.
Capex: la variabile che ha diviso il mercato
Meta ha rivisto al rialzo il limite inferiore della forchetta di spesa in conto capitale per il 2026, portandolo da 125 a 130 miliardi di dollari, con un tetto massimo confermato a 145 miliardi. Il management ha ribadito l’intenzione di investire «in modo aggressivo» nell’infrastruttura AI.

Microsoft, dal canto suo, affronta un percorso già in fase di ritorno: la domanda di capacità di calcolo continua a superare l’offerta — lo ha dichiarato il management in conference call — e il gruppo proseguirà gli investimenti nei data center. Secondo Il Sole 24 Ore, i Capex attesi per l’anno fiscale 2026 sono di circa 145 miliardi di dollari, contro gli 88 miliardi dell’anno precedente. Ma il mercato ora guarda ai ricavi generati, non solo alla spesa.
L’asticella delle opzioni e la volatilità
Nelle ore precedenti alla pubblicazione, il mercato delle opzioni su Microsoft prezzava una variazione potenziale di circa il 6,6%, equivalente a quasi 190 miliardi di dollari di capitalizzazione. La reazione effettiva è stata più contenuta ma positiva, segnale che i conti hanno dissipato almeno in parte i dubbi sulla monetizzazione dell’AI.
Per Meta, l’entità del ribasso after-hours — oltre il 5% — indica che il mercato sta riprezzando il profilo rischio-rendimento: la crescita del business pubblicitario c’è ed è robusta, ma il costo per costruire la leadership tecnologica futura incide già oggi sulle valutazioni.
La seduta del 29 luglio ha così tracciato una linea tra chi l’AI la sta già incassando e chi sta ancora firmando gli assegni per costruirla. Due titoli, due emisferi della stessa corsa.






