Il rendimento del Treasury decennale americano è salito al 4,95% stamane, 11 settembre 2026, a un passo dalla soglia del 5%, e Wall Street ha incassato la quarta seduta consecutiva in ribasso con l'S&P 500 giù dello 0,6%. Il sell-off obbligazionario non risparmia l'oro, l'argento né il Bitcoin, e il mercato ha ormai quasi dato per certo un rialzo dei tassi Fed la prossima settimana. È la cronaca di una giornata in cui tutto ciò che si muove sui mercati passa da un solo numero: il rendimento del decennale a stelle e strisce.
Il decennale a 4,95%, il trentennale ai massimi da 19 anni
Nella seduta di ieri il Treasury decennale si era fermato al 4,943%, il livello più alto da ottobre 2023, in rialzo dal 4,83% di mercoledì. Stamane l'asta dei rendimenti ha spinto il benchmark fino al 4,979%, massimo degli ultimi quasi tre anni, prima di ripiegare al 4,95%. Il trentennale ha toccato il 5,3836%, record da 19 anni, e si attesta al 5,359%. Il biennale è salito al 4,5961%, nuovo massimo di 14 mesi, dopo un balzo di 12 punti base giovedì.
La curva racconta due storie diverse: sul tratto breve i rendimenti salgono per le attese di una stretta Fed, sul tratto lungo pesano debito, deficit e un'inflazione che negli Stati Uniti supera l'obiettivo della banca centrale da cinque anni.
Bund, Oat e Btp: il rialzo travolge anche l'Europa
I rendimenti dei decennali delle economie del G7 sono aumentati in media di quasi 19 punti base questa settimana, il peggior calo dei prezzi dall'inizio della guerra; i biennali hanno segnato un +22 punti base, con gli incrementi maggiori nei paesi importatori di energia. In Europa il Bund tedesco è al 3,503%, ai massimi dal 2011.
| Titolo | Rendimento | Riferimento |
|---|---|---|
| Bund tedesco 10 anni | 3,503% | massimo dal 2011 |
| Oat francese 10 anni | 4,429% | massimo da 16 anni |
| Btp italiano 10 anni | 4,36% | spread ~85 pb sul Bund |
Le aste del Tesoro italiano di ieri hanno collocato Btp a 3 anni al 3,43% (45 punti base sopra l'asta del 10 luglio 2026) e Btp a 7 anni al 3,98% (+48 punti base). Il rendimento giapponese a 10 anni è salito al 2,97%, in vista del rialzo tassi atteso dalla Banca del Giappone al massimo degli ultimi 31 anni.

Perché il 5% è la soglia che tiene sotto scacco i listini
Il 5% sul decennale è "considerato da alcuni come una soglia oltre la quale i mercati finanziari potrebbero collassare", ha spiegato a Bloomberg John Higgins, capo consulente economico per i mercati finanziari di Capital Economics, pur aggiungendo di non essere convinto che sia "quel numero magico". Il punto, ha precisato, è che rendimenti più alti mettono a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche USA e minacciano i listini azionari.
Ray Remy, vicepresidente di Daiwa Capital Markets America, è più netto: "Il mercato obbligazionario sta dicendo molto chiaramente che la Fed aumenterà i tassi". Gli operatori hanno portato le probabilità di un rialzo nella riunione del 16 settembre al 70% (Firstonline) o al 71% (FinanzaOnline), in forte aumento dal 49% di una settimana fa. In un quadro simile affondano anche gli asset sensibili alle strette monetarie: oro, argento e Bitcoin in calo.
I numeri dietro il sell-off
Un calcolo aiuta a misurare la scala del problema. I 6 miliardi di dollari di riacquisti di titoli a lunga scadenza annunciati dal Dipartimento del Tesoro mercoledì valgono appena lo 0,019% di un mercato obbligazionario che vale 32.000 miliardi: una goccia contro un'onda di vendite. Sul fronte opposto, la scommessa su un rialzo Fed è passata dal 49% al 70-71% in sette giorni, un balzo che ha spiazzato chi contava su una pausa.
Le ricostruzioni delle testate divergono su un punto. FinanzaOnline riferisce che il Tesoro ha aumentato a 6 miliardi il piano di riacquisto; Firstonline scrive che ieri il Dipartimento ha acquistato meno obbligazioni del previsto durante l'operazione su larga scala. Discrepanza anche sull'Oat francese: massimi "degli ultimi 16 anni" per Firstonline, "dal 2008" per FinanzaOnline. Il decennale americano, intanto, settimana scorsa era ancora sotto il 4,8%: in pochi giorni ha guadagnato quasi 20 punti base.
Il test arriva dai prezzi al consumo
Il raggiungimento del 5% sul decennale, secondo gli esperti di Ing, sembra "più un'inevitabilità che una previsione": un suo superamento porterebbe il 6% in primo piano, e quel percorso sarebbe "molto più difficile da digerire per il mercato". L'appuntamento decisivo è già fissato: oggi pomeriggio esce il dato sui prezzi al consumo USA, il tassello che la Fed userà per decidere il 16 settembre. Con il diesel a 6 dollari al gallone e le elezioni di midterm a poco più di 50 giorni, ogni punto base del decennale pesa ormai sul costo del denaro di famiglie e imprese più di qualsiasi comunicato.






