Le azioni Tesla hanno chiuso la seduta del 30 luglio con un rialzo del +3,53% a 308,85 dollari, interrompendo una striscia negativa che aveva segnato la peggiore settimana dal 2022. Sul fronte opposto, SpaceX ha ceduto lo 0,31% scivolando a 112,20 dollari, nuovo minimo storico e oltre il 50% sotto i massimi toccati dopo la quotazione di giugno. A innescare il rimbalzo del titolo dell’auto elettrica è stata la smentita secca di Elon Musk alle voci – pubblicate dal Wall Street Journal – su una possibile separazione delle attività cinesi di Tesla in vista di una fusione con la società spaziale.
La seduta del 30 luglio: i numeri
Il bilancio della giornata ha visto i due titoli di Musk muoversi in direzioni opposte:
| Titolo | Variazione | Prezzo di chiusura |
|---|---|---|
| Tesla | +3,53% | 308,85 USD |
| SpaceX | -0,31% | 112,20 USD |
Le azioni Tesla erano già salite di circa il 2% nelle contrattazioni pre-market subito dopo la smentita di Musk, proseguendo poi in rialzo per l’intera seduta. SpaceX, al contrario, ha continuato a perdere terreno: la società di razzi, che si era quotata con un’IPO record da 75 miliardi di dollari a giugno 2026 raggiungendo una valutazione di 1.750 miliardi di dollari, viaggia ora oltre il 50% sotto i massimi di giugno.
Il rimbalzo di Tesla arriva dopo una serie di sedute difficili, appesantite dai risultati del secondo trimestre 2026: ricavi in crescita a 28,24 miliardi di dollari ma margine operativo in calo al 16,8%.
Voci, smentite e reazione del mercato
Secondo il Wall Street Journal, alcuni dirigenti Tesla avrebbero ricevuto istruzioni per prepararsi a una potenziale separazione dell’attività cinese – spin-off, vendita o chiusura – per aggirare gli ostacoli geopolitici a una fusione con SpaceX. La Gigafactory di Shanghai, con una capacità produttiva annua superiore a 950.000 veicoli e oltre la metà delle consegne globali del costruttore, rappresenta il nodo centrale: SpaceX è un importante appaltatore della Difesa statunitense, e mantenere impianti interamente controllati in Cina sarebbe incompatibile con i vincoli di sicurezza nazionale.
Elon Musk ha liquidato la notizia con un post su X: «This has never even come up in a discussion ever. Absurdly fake news. People should assume news is fake until proven otherwise.» Anche Tesla China ha definito il report «informazioni false». La reazione dei mercati è stata immediata: il titolo ha invertito la rotta e ha guadagnato terreno, segno che gli investitori consideravano le voci come un fattore di incertezza rilevante.

Perché gli investitori scommettono sulla fusione
Le speculazioni non sono nate dal nulla. Wolfe Research aveva già indicato una fusione Tesla-SpaceX come una delle principali tesi d’investimento, ipotesi che Musk non ha mai escluso categoricamente. A luglio 2026, Cathie Wood di ARK Invest ha spostato 529 milioni di dollari da Tesla a azioni SpaceX, motivando la scelta proprio con la logica di una possibile integrazione tra le due società e commentando: «L’ammaraggio riuscito di Starship potrebbe essere stato una notizia di svolta per SpaceX».
Anche Gwynne Shotwell, President di SpaceX, aveva dichiarato a CNBC a giugno che unire le società «potrebbe rendere la vita di Elon un po’ più facile». Il mercato predittivo Kalshi attribuisce una probabilità del 49% a un accordo tra le due aziende entro il 1° maggio 2027.
La stessa conference call sui conti Tesla del 22 luglio aveva alimentato le attese: Musk aveva parlato di crescente convergenza tra Tesla e SpaceX, pur senza annunciare alcuna operazione.
Il divario tra Tesla e SpaceX: cosa dice il mercato
I movimenti di ieri amplificano una divergenza che dura da settimane. Tesla è reduce da una trimestrale con ricavi record ma margini in compressione: i 16,8 punti di margine operativo sono il dato più basso degli ultimi trimestri e confermano la pressione competitiva, soprattutto in Cina, dove operatori come BYD continuano a guadagnare quote. La Gigafactory di Shanghai, che si appoggia a oltre 400 fornitori locali e raggiunge un tasso di approvvigionamento nazionale del 95% per la Model 3, è il cuore produttivo di Tesla ma anche il principale vincolo geopolitico a qualsiasi fusione.
SpaceX, dal canto suo, ha incassato la più grande IPO della storia dei mercati ma non è riuscita a stabilizzare il titolo: il minimo di ieri a 112,20 dollari significa una perdita di oltre il 50% rispetto ai massimi post-quotazione, in un contesto in cui le preoccupazioni regolamentari – segnalate anche da JPMorgan – frenano l’entusiasmo iniziale. Il trasferimento di portafoglio operato da Cathie Wood mostra come una parte degli investitori stia scommettendo più sulla tesi della fusione che sulla singola performance delle due aziende.
Il rialzo di Tesla dopo la smentita di Musk conferma che le voci erano percepite come un rischio concreto per la stabilità operativa in Cina. La tenuta del titolo SpaceX sui minimi, invece, dice che il mercato sta ancora riprezzando il costo politico e normativo di un’integrazione tra un costruttore di auto con radici profonde in Asia e un appaltatore della Difesa americana.






