SpaceX entra oggi nell'indice Nasdaq 100 con le azioni che navigano in territorio di correzione: la chiusura di ieri a $160,42 segna un calo del 22% rispetto al picco di $201,80 toccato il 16 giugno scorso, appena quattro giorni dopo l'IPO. L'ingresso nell'indice — a soli 15 giorni dal debutto in borsa del 12 giugno — attiva un meccanismo automatico di domanda: i fondi passivi e gli ETF legati al benchmark devono comprare azioni SpaceX per allineare i portafogli alla nuova composizione.
Non è un dettaglio da poco. Oltre 587 miliardi di dollari sono gestiti in fondi che replicano il Nasdaq 100, inclusi i popolari QQQ di Invesco (con circa 500 miliardi di masse) e QQQM. JP Morgan ha stimato che l'inclusione potrebbe attrarre 4,3 miliardi di dollari di afflussi passivi. Con meno del 5% del capitale disponibile al pubblico dopo l'offerta iniziale da 86 miliardi, il flottante ridotto amplifica ogni movimento di domanda: SpaceX avrà una ponderazione di circa l'1% nell'indice, contenuta proprio dal vincolo sulle azioni effettivamente negoziabili.
Una seduta di lunedì tra realizzi e scommesse rialziste
La vigilia dell'ingresso nel Nasdaq 100 ha visto il titolo scivolare sotto quota $160 lunedì, dopo un mini-rimbalzo giovedì e una seduta pesante mercoledì scorso (-8%). Il movimento si inserisce in un quadro tecnico che ha riportato le quotazioni non lontane dal prezzo di apertura post-IPO ($150), dopo che la capitalizzazione di mercato aveva toccato un massimo di 2.600 miliardi di dollari il 16 giugno — sesta azienda più grande al mondo in quel momento — per poi ridimensionarsi agli attuali 2.100 miliardi.
Il mercato delle opzioni racconta però una storia diversa dal price action spot. Lunedì a metà giornata erano già stati scambiati circa 500.000 contratti di opzioni su SpaceX, un volume leggermente sotto la media dall'IPO ma sufficiente a rendere il titolo il quinto più attivo per derivati. Il flusso resta marcatamente rialzista: oltre 300.000 call contro meno di 130.000 put, con un rapporto di quasi 5 a 1 tra call e put acquistate. Il contratto più scambiato? La call con strike $450 in scadenza 17 luglio, che per andare a break-even richiederebbe un rally del 180% entro fine settimana prossima. I trader istituzionali si sono concentrati invece sulla call strike $180 con scadenza venerdì.
Volatilità implicita al 92%: cosa significa per l'indice e le opzioni
SpaceX quota con una volatilità implicita (IV) di 92, circa 3,5 volte quella del QQQ — l'ETF che replica il Nasdaq 100, già di per sé ai massimi di volatilità relativa rispetto all'S&P 500 degli ultimi vent'anni. In teoria, l'ingresso nell'indice dovrebbe comprimere la volatilità nel lungo termine: gli investitori passivi comprano e detengono, riducendo la componente speculativa. Ma ci sono forze che spingono in direzione opposta.
Chi detiene quote dell'indice potrebbe usare opzioni su SpaceX per coprire l'esposizione, mantenendo elevata la domanda di put. La stessa volatilità estrema rende attraente la vendita di call come strategia di rendita, aumentando i volumi complessivi. E il precedente Tesla — l'altra azienda da trilioni di dollari di Elon Musk — mostra che i titoli ad alta volatilità possono restare tali anche in presenza di una forte domanda di call, con premi che restano cari anche quando il prezzo sale.

L'impatto immediato sul Nasdaq 100 sarà comunque contenuto: le regole dell'indice limitano il peso dei titoli a basso flottante, e con l'1% di ponderazione l'effetto volatilità sarà marginale sulla seduta odierna.
La valutazione: 41 volte i ricavi attesi, analisti divisi ma bullish
Ieri si è concluso il periodo di silenzio per le banche del consorzio IPO, e le prime raccomandazioni sono arrivate in massa. Almeno sei broker — tra cui Morgan Stanley, Goldman Sachs e UBS — hanno avviato la copertura con rating equivalenti a "buy". I target price a 12 mesi variano da un minimo di $165 a un massimo di $365, un intervallo che riflette la difficoltà di ancorare la valutazione a fondamentali correnti.
Il nodo è il multiplo. SpaceX quota a 41 volte i ricavi previsti per i prossimi 12 mesi. Per dare un riferimento: Palantir Technologies, il titolo più caro dell'S&P 500 su questo parametro, scambia a 32 volte; Apple e Microsoft sono sotto le 9 volte. Il fatturato 2026 è stimato intorno ai 36 miliardi di dollari da analisti non coinvolti nell'IPO. Goldman Sachs proietta 474 miliardi al 2030, Evercore ISI supera i 1.000 miliardi al 2031, e Morgan Stanley arriva a ipotizzare 3.400 miliardi nel 2040. Numeri che spiegano la definizione di Morgan Stanley: "l'ultima frontiera dell'intelligenza artificiale".
"Tutti parlano di cosa potrebbe diventare questa azienda nel 2030, non di cosa potrà diventare nei prossimi 12 mesi", ha detto a Bloomberg Art Hogan, chief market strategist di B. Riley Wealth. Robert Gruendyke di Allspring Global Investments aggiunge: "Gran parte del valore futuro dell'azienda è legato a flussi di entrate che sono ancora, in una certa misura, lontani. Questo comporterà una volatilità del titolo molto maggiore rispetto alla maggior parte delle aziende più consolidate e mature."
Non tutti sono allineati al consenso buy: Morningstar stima il fair value di SpaceX intorno a 780 miliardi di dollari — meno della metà della capitalizzazione attuale — citando incertezze sul business dell'intelligenza artificiale, che include xAI e la piattaforma X.
L'appuntamento con S&P 500 slitta di un anno
Mentre il Nasdaq ha accelerato l'inclusione grazie alle nuove regole per le società di nuova quotazione, S&P Global ha escluso procedure simili per l'indice S&P 500: ci vorrà almeno un anno prima che SpaceX possa entrare nel benchmark più seguito al mondo. Per ora, gli investitori passivi hanno accesso al titolo anche tramite gli indici FTSE Russell, dove SpaceX è stata inserita il mese scorso, con ETF come l'iShares Russell 1000 già esposti.
Il vero test per la tenuta del titolo arriverà con la scadenza del lockup: quando le azioni oggi bloccate in mano agli azionisti di controllo inizieranno a essere liberate, il flottante salirà e la dinamica domanda-offerta cambierà struttura. Fino ad allora, il combinato di flottante ridotto e acquisti passivi forzati dall'indice continuerà a dominare il price action.






