Il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha esercitato la delega per l’aumento di capitale da 371,99 milioni di euro a servizio dell’Opas su Tim. La mossa, attesa dopo il via libera dell’assemblea del 18 giugno, avvicina l’offerta pubblica e fissa il perimetro dell’operazione: 0,218 azioni Poste di nuova emissione più 1,67 euro in contanti per ogni azione Tim conferita. In caso di adesione totalitaria, i soci Tim arriverebbero a detenere il 22,2% del capitale Poste, con un esborso cash per il gruppo guidato da Matteo Del Fante di circa 2,85 miliardi di euro.
L’operazione ha un valore complessivo di 10,8 miliardi di euro tra titoli e contanti. L’avvio è atteso ad agosto, con conclusione a settembre. L’obiettivo industriale resta il delisting di Tim per massimizzare le sinergie tra i due player.
Le stime di Barclays sulla semestrale: utile netto a 506 milioni nel secondo trimestre
I conti del secondo trimestre di Poste Italiane saranno pubblicati il 24 luglio. Barclays stima un utile netto di 506 milioni di euro, che salirebbe a 562 milioni escludendo il contributo di Tim. L’Ebit è previsto a 840 milioni di euro, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Per l’intero 2026, la banca d’investimento prevede un Ebit di gruppo di 3,475 miliardi di euro e un utile netto di 2,654 miliardi (2,339 miliardi al netto del contributo Tim). Il dividendo per azione è stimato a 1,30 euro.
Barclays ha confermato il target price su Poste Italiane a 35,20 euro. Ai prezzi correnti, il titolo tratta a circa 14 volte gli utili attesi per il 2026 e offre un dividend yield intorno al 4%.
I numeri sulle divisioni dipingono un quadro differenziato. La divisione Servizi Finanziari resta il motore principale: margine di interesse atteso a 2,8 miliardi nel 2026, con un incremento del 5% nel secondo trimestre rispetto al primo. L’Ebit della divisione è stimato a 1,108 miliardi.

Assicurazioni e pagamenti: i settori sotto osservazione
La divisione Assicurazioni dovrebbe registrare ricavi per 490 milioni di euro nel secondo trimestre, in crescita del 4% sul trimestre precedente, con un Solvency Ratio al 295%. L’Ebit 2026 è stimato a 1,661 miliardi di euro. Barclays segnala che gli investitori guarderanno con attenzione ai flussi della raccolta Vita, considerati un indicatore chiave per il business.
Sul fronte Pagamenti, Mobile e Digitale, i ricavi del secondo trimestre sono attesi a 436 milioni di euro (+3% sul primo trimestre, +8% su base annua). L’Ebit della divisione è stimato a 630 milioni per il 2026, con una flessione dell’8% nel trimestre rispetto ai primi tre mesi dell’anno, influenzata dalla stagionalità del comparto energia.
Nel settore Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione, Barclays stima un Ebit trimestrale di circa 45 milioni di euro. I ricavi della corrispondenza calano del 3% su base annua, compensati da una crescita del 10% dei ricavi dei pacchi (anche se in lieve flessione dell’1% rispetto al primo trimestre).
Il nodo autorizzativo e l’ombra del Polo Strategico
L’iter regolamentare è in fase avanzata. Sono già arrivati i via libera della Commissione europea, dell’antitrust brasiliano e della Presidenza del Consiglio nell’ambito della procedura sul Golden Power. Manca l’approvazione definitiva del documento d’offerta da parte della Consob.
Parallelamente, avanza il dossier sul Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura cloud per la pubblica amministrazione. Se l’Opas Tim andasse in porto e si concretizzassero le mosse in corso — con Leonardo pronta a salire al 35% rilevando il 10% da Sogei e Poste interessata al 20% in mano a Cdp — Poste arriverebbe a detenere il 65% del Polo Strategico, con Leonardo al 35%.
Cosa significa per chi guarda il titolo Poste
Il dividendo da 1,30 euro per azione — che ai prezzi attuali dà un rendimento del 4% — è il dato che ancora oggi sostiene l’investment case di Poste, come nota Barclays. L’operazione Tim non sembra metterlo a rischio: il gruppo continua a generare cassa sufficiente per remunerare gli azionisti e finanziare gli investimenti nella nuova controllata. Il vero test sarà la presentazione del 24 luglio, quando il management dovrà dimostrare che i margini dei Servizi Finanziari tengono e che l’integrazione con Tim non drena risorse oltre il previsto. Con un Ebit di gruppo stimato a 3,475 miliardi nel 2026 e un esborso cash di 2,85 miliardi per l’Opas, il rapporto tra indebitamento e capacità di generare reddito operativo sarà il primo indicatore da monitorare.






