Poste al 66,63% di TIM: obiettivo 90% per il delisting

La prima finestra dell'Opas su TIM si chiude con Poste Italiane al 66,63% del capitale: il controllo della compagnia telefonica è in cassaforte, ma il risultato si è deciso in una sola seduta di Borsa. Dal 21 al 25 settembre i termini riaprono, con un solo traguardo in vista: il 90% che aprirebbe la strada al delisting.

993,6 milioni di azioni hanno consegnato TIM a Poste

Nella prima finestra dell'Opas, chiusa venerdì 11 settembre 2026, sono state portate in adesione 993,6 milioni di azioni TIM, pari al 46,5% del capitale. La quota si somma al 20,1% già detenuto da Poste e porta la partecipazione complessiva al 66,63%, sopra i due terzi del capitale: la soglia che vale il controllo sulle decisioni straordinarie. Dalle percentuali indicate si ricava anche la dimensione del capitale TIM: se 993,6 milioni di titoli valgono il 46,5%, il totale è di circa 2,14 miliardi di azioni.

L'ultima seduta ha deciso il risultato

Il grosso delle adesioni è arrivato venerdì 11 settembre, ultimo giorno della finestra, con oltre il 30% del capitale consegnato in una sola seduta. È l'effetto concentrazione tipico delle offerte pubbliche, amplificato dal rilancio di 30 centesimi per azione sulla componente cash deciso da Poste. Rapportando quel dato al totale raccolto (30 diviso 46,5), la seduta finale ha pesato per almeno il 64,5% delle azioni aderenti. Hanno consegnato i titoli anche l'amministratore delegato di TIM Pietro Labriola e il resto del vertice, dopo aver giudicato la proposta congrua e coerente con una prospettiva di integrazione industriale.

Trend azionari convergenti e monete d'oro su skyline finanziario, simbolo dell'acquisizione TIM e del delisting
L'acquisizione di TIM da parte di Poste raggiunge quota 66,63%, con lo sguardo al delisting al 90%.

Verso il 90% mancano circa 500 milioni di azioni

L'obiettivo dichiarato è il 90% del capitale TIM, la soglia che aprirebbe la strada al delisting. Dal 66,63% al 90% corrono 23,37 punti percentuali: sui circa 2,14 miliardi di titoli del capitale, quella quota equivale a poco meno di 500 milioni di azioni ancora da raccogliere. L'offerta mette sul tavolo 1,97 euro in contanti e 0,218 azioni Poste per ogni titolo TIM; in caso di adesione integrale l'esborso stimato per Poste è di circa 3,3 miliardi di euro, finanziato con debito bancario.

Riapertura dal 21 al 25 settembre

I termini dell'Opas riaprono per cinque sedute di Borsa, dal 21 al 25 settembre 2026: chi non ha aderito avrà una seconda possibilità alle stesse condizioni, e per Poste sarà l'occasione per avvicinarsi ai nove decimi del capitale. Con oltre due terzi dei diritti, il gruppo ha già un controllo molto ampio sulle decisioni straordinarie: in linea teorica la nuova maggioranza potrebbe valutare operazioni capaci di cambiare radicalmente lo status degli azionisti, compresa una possibile fusione in una società non quotata. Non è un passaggio deciso. L'integrazione punta a un polo da 150.000 dipendenti, con 700 milioni di euro di sinergie annue stimate.

Il secondo passaggio dirà se il mercato consegnerà a Poste anche i 23,37 punti che separano l'operazione dal delisting: senza il 90%, il controllo resta saldo ma la quotazione di TIM non è in discussione.

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