PMI italiane in Borsa: il top 10% delle IPO rende +173% in cinque anni

Tra le 363 società quotate su Borsa Italiana dal 2011 al 2025 con capitalizzazione iniziale inferiore a un miliardo di euro, il mercato ha premiato con una selettività netta: le migliori per rendimento hanno restituito un +173,8% cumulato a cinque anni, con il primo anno post-quotazione già a +70,2%. È quanto emerge dalla nona edizione dei "Quaderni di ricerca" di Intermonte, realizzata con il Politecnico di Milano, che misura 15 anni di IPO nel segmento Mid & Small Cap italiano.

La dispersione dei rendimenti: un mercato che premia pochissimi

Il top 10% del campione segna +70,2% al primo anno, +133,2% a tre anni e +173,8% a cinque anni. Il miglior 25% si ferma a +49,7% nel quinquennio — una performance positiva, ma che rende evidente quanto la creazione di valore sia concentrata su una fascia ristretta di titoli.

Sui multipli di valutazione la divergenza è ancora più marcata. L'EV/EBITDA mediano del campione si attesta intorno a 8 volte, ma le società del top 10% raggiungono valutazioni tra 19 e 31 volte, calcolate sul periodo 2015-2025. Il mercato non attribuisce semplicemente un premio alla crescita: riconosce una qualità strutturalmente diversa a questi emittenti. L'analisi dei multipli prezzo/utili conferma la stessa dinamica, con la capitalizzazione concentrata su un numero limitato di titoli ad alta performance.

I fondamentali al debutto: quanto valgono le PMI al momento dell'IPO

Le 363 imprese del campione esprimevano, all'ingresso in Borsa, 25,2 miliardi di euro di ricavi aggregati — con una mediana di 79 milioni per singola impresa — 3,37 miliardi di EBITDA, 1,18 miliardi di utile netto e oltre 107.000 addetti. La capitalizzazione complessiva era pari a 32,2 miliardi, con un flottante medio del 36% post-IPO; i best performer si posizionavano attorno al 42,1% di flottante medio.

IPO e quotazioni di PMI italiane: rendimenti up +173% in 5 anni
Reportistica di mercato con grafici di performance e andamenti delle quotazioni. Foto di RDNE Stock project su Pexels

La composizione settoriale rispecchia l'economia produttiva italiana: il 65% delle aziende appartiene ai comparti Consumer, Industrial e Technology. Sul piano della liquidità, il segmento soffre di una concentrazione strutturale: il 90% degli scambi su Borsa Italiana riguarda le 40 blue chip del FTSE MIB, rendendo le Mid & Small Cap un comparto con minore visibilità e copertura analitica.

Crescita post-IPO: i numeri che muovono le quotazioni

Nei cinque anni successivi all'IPO, le società del top 10% hanno registrato una crescita dei ricavi del +195%, un aumento dell'EBITDA del +156% e una progressione dell'utile netto del +176%. Sul fronte occupazionale, gli addetti sono passati da 4.987 a 8.277 (+66%).

Il perimetro del top 25% — oltre 90 aziende — mostra dinamiche simili: ricavi cresciuti del +102%, EBITDA e utile netto aumentati entrambi del +203%, con gli occupati saliti da 13.951 a 23.845 (+71%), generando oltre 9.800 nuovi posti di lavoro. Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, ha dichiarato: «L'impatto economico della quotazione in Borsa è misurabile: le aziende fra le top 25% hanno visto raddoppiare il fatturato e hanno creato 10 mila posti di lavoro».

Italia: 5 milioni di imprese, 373 in Borsa

Un calcolo derivato dai dati dello studio: con 5 milioni di imprese attive in Italia e solo 373 quotate in Borsa, il tasso di penetrazione del mercato azionario è inferiore allo 0,01%. La concentrazione degli scambi sulle blue chip e la scarsa copertura analitica del segmento Mid & Small Cap sono fattori strutturali che la ricerca associa a minore visibilità dei titoli e, indirettamente, a una più ampia dispersione dei rendimenti.

I multipli EV/EBITDA tra 19 e 31 volte già incorporati nelle valutazioni del top 10% mostrano che la selettività del mercato su questo segmento è prezzata in modo esplicito: chi opera nelle PMI quotate si confronta con un mercato che ha già separato nettamente i titoli ad alta crescita dalla massa del campione.

Fonti

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