Piazza Affari tiene a +0,09% nonostante il crollo tech in Asia e le tensioni sullo Stretto di Hormuz

L’indice Ftse Mib ha aperto la seduta del 16 luglio a 52.457 punti, segnando un +0,09%. Un rimbalzo contenuto ma significativo, in un contesto globale segnato da due forze opposte: da un lato il crollo verticale dei tecnologici asiatici (-6,37% per il Kospi di Seul, -2,79% per il Nikkei di Tokyo), dall'altro una timida fiducia alimentata dai dati trimestrali record di Tsmc (+77% di utili) e dall'inflazione americana sotto controllo, che ha riportato le probabilità di un rialzo Fed questo mese al 10,2%.

I titoli in evidenza a Milano: banche in recupero, giù Avio e Leonardo

In avvio di contrattazioni il listino milanese ha mostrato una netta divisione settoriale. Tenaris ha guidato i rialzi con un +1,47%, seguita dal comparto bancario: Mediobanca a +1%, Unicredit e Intesa Sanpaolo entrambe a +0,5%.

Sul fronte opposto, i peggiori sono stati Avio (-1,59%) e Leonardo (-1,14%). Soffre anche Stmicroelectronics, in scia alla debolezza del settore semiconduttori che in Asia ha affossato Samsung Electronics (-7,8%) e SK Hynix (-10%).

L'appuntamento clou della giornata per Piazza Affari è il consiglio di amministrazione di Banca Mps, chiamato a valutare l'offerta presentata da Intesa Sanpaolo. Il risiko bancario italiano potrebbe entrare in una fase decisiva e il mercato resta in attesa di sviluppi.

L'Europa viaggia a due velocità: Londra arretra, Francoforte resiste

Le altre piazze europee hanno aperto sulla linea della parità, ma con dinamiche divergenti.

Grafici di borsa divergenti sullo skyline del distretto finanziario di Milano, Piazza Affari in lieve rialzo
Piazza Affari tiene nonostante il crollo dei tecnologici asiatici e le tensioni sullo Stretto di Hormuz.
  • Francoforte (Dax 40): +0,08%
  • Parigi (Cac 40): -0,02%
  • Londra (Ftse 100): -0,6% — la peggiore, appesantita dall'annuncio della nazionalizzazione di British Steel da parte del governo britannico.

In agenda per oggi pomeriggio ci sono i dati macro sulle vendite al dettaglio USA di giugno, attese in moderato rialzo (+0,2%) dopo il balzo di maggio (+0,9%), e le trimestrali di Netflix, GE e alcune banche regionali americane.

Petrolio in lieve calo nonostante l'escalation militare

Il Brent scambia sotto gli 85 dollari al barile (-0,7% a 84,36 dollari), mentre il WTI è sotto gli 80 dollari (-0,4% a 79,29 dollari). Un movimento controintuitivo, considerando che meno di 24 ore prima gli Stati Uniti hanno colpito le postazioni missilistiche iraniane e Teheran ha evocato una "guerra esistenziale", minacciando di chiudere anche lo stretto di Bab el-Mandeb tramite gli alleati Houthi.

Il mercato energetico sta scontando un duplice scenario: da un lato l'effettiva interruzione delle forniture dallo Stretto di Hormuz, dall'altro la possibilità che il conflitto resti circoscritto. Come avvertono gli analisti di Ing, le scorte commerciali americane sono già ai livelli più bassi dal 2022, il che amplifica la sensibilità dei prezzi a qualunque escalation.

Nel frattempo, lo spread Btp-Bund si attesta a 79 punti base, in lieve rialzo rispetto ai 78 della chiusura precedente, con il rendimento del decennale italiano al 3,92%.

Un mercato che scommette sulla tenuta dei fondamentali

La seduta del 16 luglio riflette una dinamica non scontata: il Ftse Mib tiene sul filo della parità mentre l'Asia brucia 6 punti percentuali in una sola sessione. Il differenziale si spiega con la composizione settoriale dei due listini: Milano è esposta su banche, utility ed energia, comparti che beneficiano indirettamente delle tensioni geopolitiche o che semplicemente non subiscono il contagio tech. Seul e Tokyo, al contrario, sono intrappolate nel dubbio che la spesa massiccia in intelligenza artificiale non si traduca in utili proporzionali — un timore che Wall Street ha già iniziato a prezzare ieri con la debolezza dei semiconduttori, e che oggi ha colpito l'Asia con violenza.

Fonti

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