Piazza Affari chiude a -0,95%: tonfo Stm (-8%) e Prysmian, Fincantieri ancora in rally

Il Ftse Mib archivia la seduta del 7 luglio a 52.455 punti, in calo dello 0,95%, bruciando il record intraday toccato in mattinata a 53.200 punti. A trascinare il listino milanese sono state le vendite massicce sui semiconduttori, con Stm che ha lasciato sul terreno l'8% in una sola giornata, seguita da Prysmian a -6,6%. In controtendenza Fincantieri, che ha incassato un altro +3% e si conferma il titolo più tonico del paniere principale.

La correzione ha colpito tutte le Borse europee, ma a Milano ha assunto contorni più severi per via dell'esposizione del listino ai titoli della filiera tech e dei data center, gli stessi che avevano trainato i rialzi dei mesi scorsi.

Francoforte la peggiore d'Europa, Londra resiste

Il sell-off sui chip non ha risparmiato nessuna piazza continentale. Francoforte ha perso l'1,37%, risultando il listino peggiore, mentre Parigi ha ceduto lo 0,51%. Londra ha chiuso in lieve rialzo (+0,13%), unica tra le principali Borse a mantenersi sopra la parità.

A Wall Street il Nasdaq cedeva oltre l'1% in apertura, con Micron a -6,5%, Sandisk a -11% e Intel a -10%. Anche l'esordio di SpaceX sul Nasdaq-100 è stato accolto da una flessione del 5,5%. Il comparto paga il timore che le valutazioni abbiano corso troppo rispetto ai fondamentali, nonostante i conti record di Samsung Electronics: il colosso coreano ha visto i profitti trimestrali crescere di 19 volte, ma il titolo ha perso quasi il 7% a Seul, trascinando l'intero settore asiatico e poi europeo.

I peggiori e i migliori di Piazza Affari

La mappa dei ribassi a Milano mostra una concentrazione sui titoli legati all'intelligenza artificiale e ai semiconduttori.

I peggiori del Ftse Mib nella seduta del 7 luglio:

Borse europee in calo il 7 luglio, vendite sui tech a Piazza Affari
Grafico a candele con andamento ribassista nel mercato azionario. Foto di Alex Luna su Pexels
  • Stm: -8%
  • Prysmian: -6,6%
  • Diasorin: -4,5%
  • Unipol: -3%
  • Azimut: -1,9%
  • Buzzi: -1,8%
  • Leonardo: -1,8%

Sul fronte opposto, Fincantieri ha messo a segno un +3% (alcune rilevazioni indicano fino al +4,4% durante la seduta), sulla scia degli annunci sulle attività subacquee e del contratto firmato con Marc-Henry Cruise Holdings per una terza nave da crociera ultra-lusso targata Four Seasons Yachts. La società ha anche ricevuto la promozione a "buy" da Equita.

A seguire tra i rialzi:

  • Campari: +2,9%
  • Inwit: +1,1%
  • Hera: +1%
  • Terna: +0,9%
  • Eni: +0,6%
  • Unicredit: +0,5%

Le utilities hanno beneficiato di una rotazione verso i titoli difensivi, mentre Eni ha seguito la scia del petrolio. Il Brent si è avvicinato ai 74 dollari al barile (+2,7%) dopo gli attacchi a navi mercantili nello Stretto di Hormuz, che hanno riacceso i timori sulle forniture energetiche globali. Anche il gas naturale europeo ha registrato un balzo superiore al 5% sui mercati TTF.

Obbligazionario stabile, spread a 77 punti base

Sul fronte obbligazionario lo spread Btp-Bund è rimasto ancorato a 77 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,76%. Una tenuta che contrasta con la giornata difficile dell'azionario e riflette un atteggiamento attendista in vista dei verbali della Federal Reserve attesi per domani.

Una correzione selettiva, non un panico generalizzato

La seduta del 7 luglio non ha mostrato i tratti di un sell-off indiscriminato. Il Ftse Mib ha perso meno di un punto percentuale, e dodici titoli su quaranta hanno chiuso in territorio positivo. La correzione si è concentrata sui nomi che avevano corso di più: Prysmian, ad esempio, sconta il rally legato alla domanda di cavi per data center, cresciuta a ritmi superiori al 30% annuo, ma che ora incontra le prime prese di beneficio. Stm, che aveva guadagnato oltre il 40% da inizio anno, ha restituito una quota significativa in una sola seduta.

Il messaggio della giornata non è un'inversione di trend, ma un ridimensionamento delle posizioni più esposte ai semiconduttori, mentre il mercato attende segnali dalle banche centrali e valuta l'impatto delle tensioni geopolitiche sul prezzo dell'energia. Fincantieri, dal canto suo, dimostra che dove ci sono fondamentali solidi e nuovi contratti gli acquisti continuano a prevalere.

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