Wall Street: S&P 500 a nuovo massimo storico, Nasdaq +0,61%

Il S&P 500 ha toccato il nuovo massimo storico intraday a 7.824,51 punti, in rialzo dello 0,65%. Il Dow Jones si è fermato a 51.509,98 punti (+0,47%) e il Nasdaq a quota 27.645,10 (+0,61%). La seduta non è stata un lampo d'apertura: gli indici hanno allungato il passo durante le contrattazioni, con i titoli dei semiconduttori in testa e il petrolio in calo.
I tre indici: dall'apertura al nuovo massimo
All'avvio delle contrattazioni il Dow Jones avanzava dello 0,40% (+204,12 punti), l'S&P 500 dello 0,46% (+35,87 punti) e il Nasdaq dello 0,58% (+158,93 punti). Il confronto tra l'apertura e i livelli della seduta successiva mostra dove si è concentrata la spinta: il Dow ha aggiunto 0,07 punti percentuali, il Nasdaq 0,03, mentre l'S&P 500 ha allungato di 0,19 punti percentuali fino al record intraday.
| Indice | Variazione all'apertura | Variazione in seduta | Livello |
|---|---|---|---|
| Dow Jones | +0,40% (+204,12 punti) | +0,47% | 51.509,98 |
| S&P 500 | +0,46% (+35,87 punti) | +0,65% | 7.824,51 (massimo intraday) |
| Nasdaq | +0,58% (+158,93 punti) | +0,61% | 27.645,10 |
Il nuovo massimo dell'S&P 500 supera di 7,81 punti il record di 7.816,70 punti toccato in agosto, pari a circa lo 0,10%. Un margine sottile: il livello segnato oggi resta esposto ai movimenti della prossima sessione.
Semiconduttori in testa: AMD +2,63%, Nvidia +1,83%
All'avvio delle contrattazioni i produttori di chip hanno guidato i rialzi: AMD +2,63%, Nvidia +1,83%, Broadcom +1,03%. Gli indici statunitensi sono stati sostenuti dalle società tecnologiche di primo piano, con Nvidia, Meta Platforms e Microsoft tra i nomi che hanno contribuito alla salita.
Nella seduta del 2 ottobre, quella del nuovo record del Nasdaq 100 a 31.017,52 punti, la classifica dei titoli era diversa: Tesla +5,16% dopo consegne trimestrali sopra le attese, Marvell +2,61%, Oracle +2,37%, Nvidia +2,25%, Intel +2,13% e Micron -1,43%, unico segno negativo tra i grandi nomi osservati.
Il record Nasdaq arriva con una partecipazione debole
Sempre nella seduta del 2 ottobre, il saldo tra titoli in rialzo e in ribasso sul Nasdaq 100 misurava -508 unità, con barre rosse in successione da agosto; sull'S&P 500 il saldo era invece positivo per 314 unità. L'analisi di Criptovaluta.it osserva che una salita concentrata su pochi protagonisti rende storicamente i mercati più vulnerabili alle prese di profitto: è la differenza tra un indice che sale e un listino che sale tutto insieme.

Rendimenti, dollaro e petrolio: le variabili fuori dal listino
ANSA collega il rialzo degli indici al calo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti dei titoli del Tesoro. Sul greggio, il Brent ha chiuso in calo dell'1,89% a 100,32 dollari al barile e il WTI dell'1,84% a 89,43 dollari: tra le due qualità restano 10,89 dollari di differenza. Le vendite seguono l'aumento delle esportazioni dal Medio Oriente e l'impegno dei Paesi del G7 ad aumentare le forniture, con i timori legati al conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran a limitarne l'entità.
Sul fronte obbligazionario le indicazioni non coincidono. Il riferimento a un calo dei rendimenti del Tesoro e la rilevazione Reuters di lunedì 5 ottobre, che vedeva il decennale USA salire di 3,4 punti base al 5,31%, fotografano momenti diversi della stessa variabile più che versioni in conflitto. Reuters indica inoltre il Dow Jones a +0,18% nel testo e a +0,49% nella propria tabella di sintesi, un intervallo che comprende il +0,47% riportato da ANSA. Il dollaro si è rafforzato dello 0,2% sull'indice, l'euro è risalito a 1,122 USD dopo essere sceso a 1,1160 USD, minimo da 17 mesi, e i rendimenti francesi a 10 anni sono rimasti sotto il picco di venerdì del 4,993%.
Lisa Shalett, chief investment officer di Morgan Stanley Wealth Management, ha spiegato così la distanza tra i due mercati: "La relativa calma dei mercati azionari, nonostante la 'tempesta perfetta' del mercato obbligazionario, è comprensibile alla luce dell'accelerazione della crescita economica e dell'insensibilità ai tassi del boom dell'intelligenza artificiale".
Fed: probabilità di rialzo al 24% dal 64% di una settimana prima
Il quadro macro che sostiene gli indici parte dal mercato del lavoro. A settembre l'economia americana ha creato 29.000 posti contro attese vicine a 90.000: il dato realizzato equivale al 32,2% delle attese, un gap del 67,8% in meno. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2%. Secondo i dati CME FedWatch, la probabilità attribuita a un aumento dei tassi questo mese è scesa al 24% dal 64% di una settimana prima, con una stretta a dicembre ancora ampiamente scontata.
Il movimento ha attraversato l'Asia: il Nikkei ha guadagnato il 2,4% e l'indice MSCI sull'area Asia-Pacifico, escluso il Giappone, l'1,3%. L'indice MSCI sulle azioni globali è salito dello 0,7%, mentre lo STOXX 600 paneuropeo ha chiuso in rialzo dello 0,4%.
Cosa dicono i numeri della seduta
Tre calcoli aiutano a leggere la giornata. Primo: il record dell'S&P 500 vale 7,81 punti sopra il precedente massimo di agosto, lo 0,10% — una distanza che un solo titolo a forte peso può colmare o bruciare in poche ore. Secondo: la probabilità di rialzo Fed è scesa di 40 punti percentuali in una settimana, e la differenza tra i 29.000 posti creati e i 90.000 attesi spiega gran parte di quel riprezzamento. Terzo: il Dow ha guadagnato 0,07 punti percentuali dall'apertura alla seduta, il Nasdaq 0,03 e l'S&P 500 0,19, segno che la spinta odierna è passata più dal paniere ampio che dal listino tecnologico puro.
Per chi segue il listino statunitense, il punto non è il livello dell'indice ma la sua composizione: un record costruito su pochi nomi e con un saldo interno negativo sul Nasdaq 100 nella rilevazione del 2 ottobre dice che l'ampiezza del rialzo resta la variabile da monitorare, insieme agli spread high yield e alla forza del dollaro che il team di Shalett dichiara di seguire.




























