OPAS TIM: adesioni allo 0,0488% nel primo giorno, Poste punta dritto alla soglia del 66,67%

Un avvio in sordina, con appena lo 0,0488% del capitale di Telecom Italia consegnato in adesione all’OPAS di Poste Italiane nella prima seduta. Il mercato prende le misure a un’offerta che punta a ridisegnare le telecomunicazioni italiane, mentre l’amministratore delegato Matteo Del Fante rilancia la visione industriale dell’operazione: “Uno più uno fa tre”.

Il dato, comunicato in apertura della campagna partita oggi 20 luglio 2026, è fisiologico per una finestra di adesione che resterà aperta fino all’11 settembre (salvo proroghe). La vera partita si gioca sulla soglia del 66,67%, il livello oltre il quale il consiglio di amministrazione di Poste Italiane è obbligato a procedere con l’acquisizione.

La soglia che decide tutto

Del Fante ha chiarito questa mattina a Radio 24 che al di sotto di quella percentuale sarà il cda a pronunciarsi. Esiste anche l’ipotesi della rinunciabilità della soglia, già indicata nel prospetto pubblicato ieri, ma su questo il board non ha ancora deciso.

Il messaggio ai mercati è duplice: l’operazione ha fondamenta industriali solide, ma il successo dell’OPAS non è un automatismo. La struttura stessa dell’offerta pubblica di acquisto e scambio — annunciata il 22 marzo scorso — lascia spazio a diversi scenari, e il cammino verso quota due terzi del capitale è tutto da percorrere.

Tim e Poste Mobile, l’integrazione senza scosse

Sul fronte industriale, Del Fante ha accesso i fari su due punti che toccano direttamente il valore dei due asset.

Skyline finanziario italiano con torri telecomunicazioni, grafici oro ascendenti e monete, offerta pubblica acquisto sul mercato azionario
Le adesioni all'OPAS su TIM partono in sordina, mentre lo skyline del distretto finanziario osserva la sfida per il controllo dell'ex monopolista telefonico.

Il primo riguarda il marchio: “Vogliamo preservare il nome di Tim, la base di clienti, l’avviamento e tutta la storia di quella che è stata forse la più grande azienda italiana”. Negli uffici postali nasceranno punti Tim dedicati e i dipendenti di Poste gestiranno anche i servizi dell’operatore telefonico.

Il secondo riguarda Poste Mobile e i suoi 5 milioni di clienti, che verranno integrati dentro Tim senza soluzione di continuità: già oggi usano la rete roaming dell’ex incumbent, quindi per l’utenza finale non cambierà nulla.

La lettera ai dipendenti e i negozi

In una lettera congiunta firmata da Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco, i vertici parlano di “una nuova fase della nostra storia” e definiscono l’obiettivo come “la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese”. È il tentativo di leggere l’OPAS non come una semplice partita finanziaria ma come un progetto di sistema, in un momento in cui gli investimenti su data center, AI e trasformazione digitale richiedono scala.

Quanto ai negozi Tim, Del Fante assicura che “continueranno per lo più la propria attività” e si integreranno nella rete Poste. Un passaggio delicato, che tocca occupazione e presenza territoriale: il messaggio è che l’operazione non nasce per tagliare ma per mettere a fattor comune i presidi fisici — Poste rivendica il primato nazionale in questo campo — con la base clienti Tim.

Le prime adesioni raccontano un mercato ancora fermo al palo. Ma la partita vera comincia adesso.

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