I dati sul lavoro diffusi oggi dall’Istat mostrano un calo di 22.000 occupati a maggio rispetto ad aprile. Il tasso di disoccupazione scende al 5%, ma il dato è accompagnato da un aumento degli inattivi e da una frenata dei contratti a termine che potrebbe raffreddare le aspettative di tenuta dei consumi. In una seduta in cui i mercati obbligazionari restano concentrati sulla dinamica dei rendimenti, i numeri rafforzano il monitoraggio della capacità dell’economia italiana di reggere il costo del denaro.
Il quadro mensile: giù i contratti a termine, tengono stabili e autonomi
La contrazione mensile (-0,1%) è interamente spiegata dal calo dei dipendenti a termine, scesi a 2 milioni 388 mila unità. In compenso, i dipendenti permanenti raggiungono quota 16 milioni 588 mila e gli autonomi salgono a 5 milioni 360 mila. L’unica classe d’età in crescita è quella degli over 50, mentre tutte le altre fasce mostrano un arretramento.
Il tasso di occupazione scende al 63% (-0,1 punti), quello di inattività sale al 33,6%. Il segnale è duplice: meno persone cercano attivamente lavoro, e parte di chi lo perde esce dal perimetro delle forze di lavoro.
La fotografia annuale: +228.000 occupati, ma il mix cambia
Rispetto a maggio 2025 il saldo è positivo per 228.000 occupati. La composizione però è mutata: i dipendenti permanenti aumentano di 275.000 unità e gli autonomi di 198.000, mentre i contratti a termine perdono 244.000 posizioni. Considerando il saldo tra permanenti e termine, il guadagno netto nel lavoro dipendente stabile è di appena 31.000 unità; il resto della crescita annuale arriva dal lavoro autonomo.
La sostituzione in corso tra contratti flessibili e forme più strutturate modifica i profili di rischio per i consumi, un elemento che i mercati obbligazionari monitorano con attenzione in un contesto di tassi in rialzo. Per i Btp, la resilienza del mercato del lavoro resta una variabile chiave nel valutare la capacità dell’economia italiana di assorbire condizioni monetarie più restrittive senza frenate brusche.






