Monte dei Paschi di Siena tratta a 11 euro per azione, un livello che ha moltiplicato per cinque volte e mezzo il prezzo dell’aumento di capitale del 2022 (2 euro). L’amministratore delegato Luigi Lovaglio lancia un messaggio diretto al mercato: il valore reale della banca è «più di 30 miliardi», ben oltre la capitalizzazione attuale. Le dichiarazioni, arrivate ieri sera all’incontro «La Terrazza» a San Casciano dei Bagni, arrivano a quattro giorni dalla riunione del consiglio di amministrazione fissata per giovedì 16 luglio, quando il board sarà chiamato a valutare l’Opas di Intesa Sanpaolo, quantificata in 30,6 miliardi di euro.
Il titolo Mps resta al centro del risiko bancario italiano. In quattro anni, ha ricordato Lovaglio, il valore dell’istituto è cresciuto in media di 8 miliardi l’anno, un trend che il management considera ancora lontano dall’esaurirsi. La performance di Borsa – pur rilevante – non rifletterebbe appieno, secondo l’AD, il potenziale della banca.
La difesa del valore: «Un’infrastruttura fortissima»
Lovaglio non si è limitato a rivendicare i numeri. La sua narrazione punta dritta al capitale umano e organizzativo. «Il Monte dei Paschi è una risorsa di grande valore di Paese, più di quello che ci dicono, più dei 30 miliardi, e la sua forza è nella rete di persone. È un’infrastruttura fortissima, ed è una combinazione di capacità dei colleghi ma anche di affezione e di comunità», ha dichiarato dal palco.
Parole che suonano come una replica indiretta all’offerta di Intesa Sanpaolo. L’AD ha aggiunto che il potenziale della banca non è stato ancora del tutto espresso, lasciando intendere che il prezzo attuale di Borsa – 11 euro – sottostimi l’effettivo valore strategico dell’istituto senese. Una posizione che Lovaglio ha rafforzato con un’affermazione secca: «Il potenziale del Monte dei Paschi è molto più alto di quello che esprime la Borsa».
Sull’Opas, l’amministratore delegato si è trincerato dietro la passivity rule, la norma che impedisce ai vertici di una quotata di commentare operazioni in corso. Ma il messaggio è passato ugualmente: «Noi abbiamo il dovere di valutare ogni proposta e di cercare se ci sono proposte migliori nell’interesse di tutti gli azionisti».

Il CDA del 16 luglio e lo scenario alternativo
La riunione di giovedì rappresenta un crocevia. Fonti di mercato riportate da Adnkronos segnalano che le dichiarazioni di Lovaglio alimentano le speculazioni su una possibile terza via. Tra le ipotesi circolate – e già anticipate nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore – c’è quella di un’alleanza con Generali, per costruire un’alternativa all’offerta di Intesa Sanpaolo. Lovaglio e il CEO di Generali Philippe Donnet si sarebbero incontrati almeno due volte per discutere un progetto diverso, anche se al momento non esiste alcuna conferma ufficiale di un’operazione concreta.
Intanto Intesa Sanpaolo non resta a guardare. La banca guidata da Carlo Messina ha già ufficializzato la squadra di advisor: J.P. Morgan nel ruolo di Sole M&A e Lead Financial Advisor, con Bnp Paribas, Morgan Stanley ed Equita Sim come consulenti finanziari aggiuntivi. Sul fronte legale, il mandato è stato affidato a PedersoliGattai Studio Legale.
Lovaglio, dal canto suo, ha chiuso con una puntura: «Bisogna accettare le sfide e non dire siccome ho paura del competitor gli salto addosso e lo faccio scomparire, sono cose che non vanno bene». Una frase che, pur senza nominare nessuno, delinea la strategia difensiva di Rocca Salimbeni: il Monte non intende farsi inghiottire senza far valere il proprio prezzo.
La partita dei numeri: 11 euro in Borsa, 30 miliardi nella stima interna
Il nodo della partita è tutto nel differenziale tra prezzo di mercato e valore percepito. Mps quota 11 euro ad azione, cinque volte e mezzo il prezzo dell’aumento di capitale del 2022, ma l’offerta di Intesa Sanpaolo – 30,6 miliardi – e la stima di Lovaglio – più di 30 miliardi – raccontano due visioni che quasi si equivalgono in valore assoluto, ma divergono radicalmente sul controllo dell’istituto.
Considerando gli 8 miliardi di incremento annuo medio rivendicati dall’AD, Mps avrebbe generato circa 32 miliardi di valore aggiuntivo in quattro anni, una cifra che rende l’asticella dell’Opas tutt’altro che irraggiungibile. La domanda che il board dovrà affrontare giovedì è se 30,6 miliardi rappresentino un tetto o un punto di partenza. La risposta arriverà «a tempo debito», ha garantito Lovaglio, promettendo che ogni decisione sarà presa con «senso di responsabilità e attenzione ai clienti».
Fonti
- Ilsole24ore.com
- Upday.com
- Il messaggio di Lovaglio: «Mps vale più di 30 miliardi»
- Lovaglio, Mps vale più di quello che ci dicono
- Corrieredisiena.it
- Soldionline.it






