La seduta del 16 luglio 2026 ha visto Monte dei Paschi di Siena chiudere in calo dello 0,78%, mentre il consiglio di amministrazione diffondeva la prima valutazione ufficiale sull’offerta pubblica di scambio ostile lanciata da Intesa Sanpaolo. Una risposta articolata e negativa, arrivata dopo un mese e mezzo dall’annuncio dell’operazione da oltre 30 miliardi di euro, che ha gelato le attese di chi scommetteva su un’apertura del board senese.
Il documento approvato dal cda guidato dal presidente Cesare Bisoni giudica l’offerta «a sconto» e solleva «rilevanti incertezze» sulla struttura dell’operazione. La reazione del mercato è stata misurata ma negativa per Mps, mentre Intesa Sanpaolo ha registrato un +0,82% e Banco Bpm – indicata dal board come pista meritevole di approfondimento – un +0,16 per cento.
La posizione del cda: «Offerta a sconto, incertezze rilevanti»
Il board di Rocca Salimbeni non si è limitato a contestare il prezzo. Tra le criticità sollevate spicca il destino della quota detenuta da Mps in Generali, che con l’operazione proposta da Intesa finirebbe «in pancia a un gruppo concorrente del Leone di Trieste». Un intreccio che il management senese considera un elemento di rischio aggiuntivo per gli azionisti.
L’amministratore delegato Luigi Lovaglio, affiancato dagli advisor Ubs e Bank of America, ha ribadito la linea già espressa nei giorni scorsi: l’Opas di Intesa «spezza il progetto industriale» di Mps, frammentando un istituto che – ha sottolineato il manager – mantiene una base di clientela fidelizzata costruita in generazioni di attività.
Banco Bpm, l’alternativa che piace al board
La proposta arrivata da Banco Bpm l’8 giugno scorso è stata invece giudicata dal cda «meritevole di approfondimento». Il motivo? Evita la disaggregazione di Mps in due entità, scenario che si verificherebbe con l’ingresso di Unipol nell’operazione Intesa.

Il dossier presenta però un ostacolo strutturale: Mps capitalizza circa 34,9 miliardi di euro, contro i 23,5 miliardi di Banco Bpm. Un divario di oltre 11 miliardi che rende complessa qualsiasi ipotesi di fusione tra pari e richiederebbe una struttura finanziaria competitiva rispetto all’offerta di Intesa.
Messina: «Prezzo al massimo possibile, multipli da investment bank»
Dall’assemblea dell’Abi, Carlo Messina ha difeso la posizione di Intesa Sanpaolo definendo quella presentata a Mps «un’offerta di mercato trasparente». Il corrispettivo, ha dichiarato l’ad, rappresenta «il massimo possibile» .
A sostegno della valutazione, Messina ha richiamato i multipli di mercato: il rapporto prezzo/utili di Mps sarebbe ormai allineato a quello di Morgan Stanley e Goldman Sachs, grandi banche d’investimento internazionali. Un modo per rispondere indirettamente all’accusa di offrire un prezzo a sconto.
I conti che non tornano: il nodo della capitalizzazione
| Dato | Valore |
|---|---|
| Capitalizzazione Mps | 34,9 miliardi € |
| Capitalizzazione Banco Bpm | 23,5 miliardi € |
| Differenza | 11,4 miliardi € |
| Importo Opas Intesa Sanpaolo | oltre 30 miliardi € |
Il differenziale tra le due banche – Banco Bpm vale il 32,6% in meno di Mps – spiega perché l’ipotesi alternativa, pur apprezzata dal board sul piano industriale, resti finanziariamente complessa. Il mercato ha reagito con cautela a entrambi i titoli, segno che gli investitori stanno soppesando scenari ancora aperti.
La partita è tutt’altro che chiusa. Intesa ha precisato che l’offerta è rivolta direttamente agli azionisti di Mps, scavalcando di fatto il parere negativo del consiglio. Una mossa che trasforma le prossime settimane in un test sulla reale capacità del board senese di orientare il voto dei soci.






