Le due offerte di scambio di Monte dei Paschi su Banco Bpm e Banca Generali valgono meno del prezzo di Borsa dei rispettivi titoli se si misura il mercato prima dell'Opas di Intesa Sanpaolo. Ai valori del 5 giugno 2026, ultimo giorno prima dell'annuncio dell'offerta di Intesa su Mps, il concambio proposto su Piazza Meda era a sconto dell'8,1% e quello sul risparmio gestito del 3,2%. La precisazione, diffusa su richiesta della Consob, è il dato che riallinea il confronto tra le due partite in corso sul listino.
I concambi depurati dall'Opas: sconto su Banco Bpm, sconto su Banca Generali
Mps ha preso come riferimento le quotazioni del 5 giugno, l'ultima seduta prima che l'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps muovesse il titolo senese. Su quella base, l'offerta su Banco Bpm sarebbe stata inferiore dell'8,1% rispetto al valore di Piazza Meda, mentre quella su Banca Generali del 3,2% rispetto alle quotazioni di mercato. L'orizzonte temporale non cambia il segno: sui prezzi medi ponderati di Mps a uno, tre, sei e dodici mesi prima del 5 giugno, lo sconto su Banco Bpm oscilla tra il 5,7% e il 10,4% e quello su Banca Generali tra l'1,6% e il 7,9%.
Il valore mediano dell'intervallo su Piazza Meda — 5,7% e 10,4% fanno circa 8,05% — coincide quasi esattamente con l'8,1% calcolato sulla sola seduta del 5 giugno: un indizio che lo sconto non è un effetto di una singola giornata di Borsa, ma una costante del periodo precedente all'annuncio di Intesa. Per gli azionisti di Banco Bpm, che avevano già respinto il 25 agosto l'offerta di acquisizione presentata da Mps, il quadro resta quello di un concambio senza premio.
Il premio del 12,5% che ha gonfiato i concambi
L'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps ha incorporato un premio del 12,5%, un valore che ha spinto al rialzo il titolo senese e, di riflesso, ha gonfiato il valore apparente dei concambi delle due Ops. È esattamente l'effetto che la Consob ha chiesto di isolare. Una volta depurato il valore dell'Opas, il quadro si ribalta: da possibile premio a sconto rispetto ai prezzi di Piazza Meda e di Banca Generali.
Le offerte restano irrevocabili anche se Intesa vince
Mps ha ribadito che le Ops su Banco Bpm e Banca Generali sono irrevocabili e non subordinate al fallimento dell'Opas di Intesa. "Il perfezionamento dell'Offerta di Intesa Sanpaolo e il conseguente eventuale mutamento del controllo di Mps non determinerebbero, di per sé, la decadenza, l'inefficacia o la facoltà di revoca delle offerte promosse da Mps", si legge nella nota diffusa. Restano ferme le condizioni di efficacia previste e le relative facoltà di rinuncia.

Sul fronte industriale, Mps esclude chiusure di filiali nella fusione con Banco Bpm, al netto di indicazioni Antitrust. L'aggregazione darebbe vita a un gruppo da 448 miliardi di attivi, 243 miliardi di crediti, 299 miliardi di raccolta diretta e 693 miliardi di masse.
Sinergie per 1,8 miliardi contro 1,9 miliardi di oneri
Nello scenario di perfezionamento congiunto delle due offerte, Mps stima sinergie run-rate ante imposte per circa 1,8 miliardi di euro annui a regime: 1,2 miliardi di sinergie di costo e 0,6 miliardi di sinergie di ricavo e di funding. Gli oneri di integrazione una tantum ante imposte sono invece pari a circa 1,9 miliardi.
| Operazione | Sinergie annue a regime | Oneri una tantum |
|---|---|---|
| Mps–Banco Bpm | 1,4 mld (1 mld costi, 400 mln ricavi) | 1,5 mld |
| Banca Generali | 400 mln dal 2029 | 400 mln |
| Totale | 1,8 mld | 1,9 mld |
Dall'integrazione con Piazza Meda emergerebbero sinergie a regime di circa 1,4 miliardi lordi annui, di cui un miliardo lato costi — soprattutto attraverso l'integrazione delle strutture centrali e delle piattaforme tecnologiche — e 400 milioni dai ricavi grazie al cross-selling. Più contenuti i numeri di Banca Generali: circa 400 milioni di sinergie annue a regime dal 2029, equamente divise tra costi e benefici da ricavi e funding.
Il rapporto tra oneri e benefici: poco più di un anno di sinergie
Mettendo in rapporto i due valori complessivi indicati da Mps, gli oneri una tantum da 1,9 miliardi superano di circa 100 milioni il totale delle sinergie annue a regime da 1,8 miliardi. Il punto di pareggio contabile — ipotizzando che le sinergie si materializzino ai livelli dichiarati e a pieno regime fin dal primo anno — arriva quindi dopo poco più di dodici mesi di esercizio. Un dettaglio da tenere presente per chi legge i numeri come un ritorno immediato: la prima annualità piena dell'operazione è, sulla carta, ancora in territorio leggermente negativo.
Sul fronte delle valutazioni, la distribuzione straordinaria prevista vale circa 4 miliardi di euro tra cassa e azioni Generali, pari a 1,208 euro per azione. Il piano complessivo indica oltre 30 miliardi di distribuzioni al 2030.
Non tutti leggono l'operazione allo stesso modo. Sul Sole 24 Ore, l'analisi tecnica del professor Franco Paparella dell'Università La Sapienza di Roma sostiene che Mps offra "come premio ai suoi soci quello che è già loro": la distribuzione straordinaria non sarebbe nuova ricchezza, ma una redistribuzione di patrimonio già esistente, con un onere fiscale stimato del 26% per un azionista persona fisica residente in Italia. L'Opas di Intesa, per contro, attribuirebbe un beneficio aggiuntivo grazie al premio del 12,5%.






