LVMH batte le stime ma il titolo scende; Cucinelli vola a Milano

LVMH ha aperto la stagione delle trimestrali del lusso con un utile operativo superiore alle attese, ma il mercato ha reagito in ordine sparso. A Parigi il titolo del colosso guidato da Bernard Arnault, dopo un balzo fino al +3,1% nelle prime battute, ha invertito la rotta e si è portato in territorio negativo. La giornata ha invece sorriso al resto del comparto: a Milano Brunello Cucinelli ha messo a segno un forte rialzo, mentre Kering ed Essilux guadagnavano terreno sul Cac 40 e Hermes e Burberry venivano premiati dagli acquisti rispettivamente a Parigi e Londra. Piazza Affari ha visto correre anche Ferrari e Salvatore Ferragamo.

I numeri del semestre: utili sopra le stime ma la Moda frena

Il gruppo ha registrato ricavi per 38,6 miliardi di euro nel primo semestre 2026, in calo del 3% su base reported ma con una crescita organica del 2%. L’utile operativo si è attestato a 8,7 miliardi, con un margine operativo del 22,5%, sostanzialmente stabile rispetto a un anno fa. L’utile per azione (EPS) ha raggiunto 11,5 euro, battendo le stime di consenso con un extra-rendimento dell’8,5%.

A deludere le attese più ambiziose è stata la divisione Moda e Pelletteria, cuore del gruppo con marchi come Louis Vuitton e Dior. La crescita organica del segmento si è fermata al +1%, contro un consensus che scontava un +1,5%. Nel secondo trimestre i ricavi dell’area Fashion & Leather sono scesi dell’1,2% a 8,9 miliardi. Ha invece sorpreso in positivo la divisione Vini e Distillati, con una crescita organica del 5% a cambi costanti, mentre Orologi e Gioielli ha messo a segno numeri nettamente superiori alle proiezioni.

L’utile netto di pertinenza del gruppo è stato pari a 5,7 miliardi, stabile rispetto al primo semestre 2025.

Titoli del lusso tra rialzi e ribassi, trend contrastanti per i grandi marchi della moda in borsa
Performance contrastanti per il lusso in borsa: LVMH delude nonostante gli utili sopra le attese, corrono Cucinelli e Ferragamo a Milano.

La seduta sui listini: LVMH gira in rosso, il lusso sale

Il titolo LVMH ha vissuto una seduta volatile. In avvio ha toccato un guadagno del 3,1%, salvo poi scivolare in negativo nel corso della giornata, confermando la debolezza che da mesi caratterizza il settore. Da inizio anno il gruppo accumula un calo di circa il 28%, la peggiore performance del comparto, che resta penalizzato dalla frenata dei consumi in Cina, dai dazi statunitensi e dalle tensioni in Medio Oriente.

A Milano l’onda lunga dei conti ha invece spinto Brunello Cucinelli, in forte rialzo e tra i migliori del listino, seguito da Ferrari e Salvatore Ferragamo. A Parigi Kering ed EssilorLuxottica hanno chiuso in progresso, così come Hermes. A Londra gli acquisti hanno premiato Burberry.

Le view degli analisti: Barclays alza il target, Equita resta prudente

Barclays ha incrementato dell’1-1,5% le previsioni sui ricavi per il triennio 2026-2028 e ha rivisto al rialzo il target price su LVMH da 600 a 620 euro, con valutazione overweight e un potenziale di apprezzamento del 32,8%. A trainare l’ottimismo sono le attese sulla divisione Orologi e Gioielli, per la quale la banca stima ora una crescita organica del 12% nel terzo trimestre e del 10% nel quarto (dal 7% precedente). Più cauta la view su Moda e Pelletteria, con stime di crescita limate al 3,4% per il Q3.

Equita ha alzato dell’1,5% le stime sull’utile operativo rettificato per il 2026, portandosi del 2% sopra il consensus, ma ha confermato la raccomandazione hold. La sim milanese motiva la prudenza con il fatto che la sovraperformance degli utili è dipesa più dal controllo dei costi che da una spinta della top-line, e con la necessità di maggiore visibilità sulle crescite del secondo semestre 2026 e del 2027.

Tra costi sotto controllo e rassicurazioni: che cosa pesa sui corsi

La reazione del mercato racconta una storia precisa: il titolo LVMH, nonostante abbia battuto le stime a livello di utile operativo e EPS, è rimasto sotto pressione perché la sorpresa positiva è arrivata dalla disciplina sui costi piuttosto che da una accelerazione dei ricavi nella divisione più importante. Il +1% della Moda e Pelletteria, a fronte del +1,5% atteso, è bastato a raffreddare le aspettative più aggressive, specialmente in un momento in cui la domanda cinese resta un’incognita. Lo stesso management, con il presidente Bernard Arnault che ha dichiarato di affrontare la seconda metà dell’anno con “rinnovata fiducia”, ha puntato più sulla tenuta dei margini che su promesse di crescita esplosive. La giornata ha premiato chi, come Cucinelli e Hermes, gode di un posizionamento meno dipendente dal cliente cinese e di storie di crescita più lineari. Se il comparto sta davvero toccando il punto di svolta, come ipotizzano alcuni analisti, il termometro non sarà il titolo LVMH ma la capacità di nomi come Dior e Tiffany di tornare a correre senza l’aiuto delle sole efficienze interne.

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