Lagarde frena i rialzi BCE: Bund biennale al 2,59%

Il mercato stava scommettendo su altri rialzi: dopo il primo incremento dei tassi dal 2023, gli investitori prezzavano almeno un'ulteriore mossa da 25 punti base entro fine anno, con il tasso sui depositi atteso al 2,5%. L'intervento di Christine Lagarde al Parlamento europeo di Bruxelles ha ridimensionato quelle aspettative: il rendimento del Bund tedesco biennale è sceso al 2,59% e i bond dell'eurozona hanno recuperato terreno. Le dichiarazioni della presidente della BCE hanno de facto segnato un tetto al ciclo di rialzi in corso.

Bond in acquisto: la griglia a tre scenari che ha convinto i mercati

La reazione immediata sui titoli di stato dell'eurozona è stata di acquisti diffusi. I Bund a breve scadenza — i più sensibili alle variazioni attese dei tassi — hanno guidato il movimento al ribasso sui rendimenti dopo che Lagarde ha escluso l'urgenza di una risposta monetaria più incisiva. Il repricing è partito dalla griglia di scenari che la presidente ha esposto ai legislatori:

  • Shock contenuto e temporaneo: la politica monetaria può guardare oltre il movimento di breve periodo.
  • Shock rilevante ma non persistente: giustificato un aggiustamento misurato dei tassi — il caso attuale, come confermato dalla stessa Lagarde: «Per ora ci troviamo nel secondo caso».
  • Scostamento marcato e duraturo: la BCE deve intervenire con maggiore decisione per evitare il disancoraggio delle aspettative.

Francoforte continuerà a muoversi riunione per riunione, guidata dai dati, senza impegnarsi in anticipo su un percorso definito dei tassi.

Il quadro macro che spiega la cautela della BCE

Le proiezioni dell'Eurosistema di giugno 2026 delineano una crescita debole: PIL reale allo 0,8% nel 2026, all'1,2% nel 2027, all'1,5% nel 2028. Lagarde ha riconosciuto che «la guerra sta ora pesando sull'attività economica», con un rallentamento visibile soprattutto nei servizi, mentre il manifatturiero regge sostenuto dall'accumulo di scorte e dalla spesa per la difesa.

BCE, Lagarde conferma rialzi tassi opportuni per contenere inflazione
Case gotiche in una piazza storica di Stralsund, Germania. Foto di Wolfgang Weiser su Pexels

Nel primo trimestre 2026 il PIL era ancora salito dello 0,3% (al netto della volatilità irlandese), ma i dati più recenti segnalano un deterioramento della domanda interna, penalizzata dal calo della fiducia e dai rincari energetici che erodono i redditi reali delle famiglie. Per il mercato, una crescita anemica restringe lo spazio per una stretta più aggressiva.

Inflazione core al 2,6% e petrolio sotto 80 dollari: le variabili da seguire

Il contesto inflazionistico resta quello dello shock energetico del conflitto in Medio Oriente. A maggio 2026 l'inflazione dell'eurozona ha raggiunto il 3,2%, con la componente energetica rimasta sopra il 10% ad aprile e a maggio. Il calo del petrolio sotto gli 80 dollari al barile — favorito dall'avanzamento dei negoziati tra Washington e Teheran — ha contribuito ad allentare la pressione, riducendo la probabilità che lo shock raggiunga il terzo scenario prospettato da Lagarde.

L'inflazione core — che esclude energia e alimentari — racconta però una storia più complicata. A maggio 2026 ha raggiunto il 2,6%, rispetto al 2,2% di aprile, sopra le stime iniziali: un'accelerazione di 0,4 punti percentuali in un mese. Il governatore della Banca di Spagna, José Luis Escrivá, ha richiamato la necessità di vigilare sul rischio di effetti di secondo impatto sui salari. Depurando la componente energetica, il nucleo dell'inflazione resta ancora 0,6 punti percentuali sopra il target del 2%.

Finché questo divario non si chiude, le probabilità di un'altra mossa della BCE non spariscono: si spostano solo più avanti nel calendario.

Fonti

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