Inflazione Ue oltre le attese: Ftse Mib -0,84% ed euro ai minimi

L'inflazione di settembre ha superato le previsioni in tutti i quattro grandi Paesi europei, e i mercati l'hanno prezzata subito: nella seduta del 30 settembre il Ftse Mib ha perso lo 0,84%, il Dax lo 0,79%, mentre a Wall Street il Dow Jones arretrava dello 0,86%. Il vero movimento, però, è sul cambio: l'euro è scivolato fino a 1,1312 dollari, il livello più basso da maggio 2025, con una perdita fino allo 0,5% nella seduta. Per chi guarda le quotazioni, il messaggio è chiaro: la sorpresa sul carovita non è un dato isolato, è una tesi di mercato.

Le borse europee e lo spread italiano

La giornata si è chiusa in rosso per i principali listini del continente, con il Ftse Mib tra i peggiori a -0,84%. A Francoforte il Dax ha lasciato sul terreno lo 0,79%, mentre il Dow Jones segnava -0,86%. Il quadro dei prezzi in Italia resta accompagnato da uno spread a 101,80, il valore indicato nel riquadro di mercato della seduta.

A pesare non è stata un'unica notizia, ma la combinazione dei dati diffusi nell'arco della settimana. I numeri peggiori sono arrivati dalla Spagna, con l'inflazione armonizzata al 5% annuo dal 4,6% di agosto. In Francia i prezzi sono saliti al 3,4% dal 2,6%, in Germania al 3,3% dal 2,9%, in Italia al 4,2% nazionale (dal 3,3%) e al 4,1% armonizzato. Venerdì 2 ottobre Eurostat pubblicherà il dato complessivo dell'area, atteso al 3,7% dal 3,2% di agosto.

L'euro ai minimi da 16 mesi

La debolezza della moneta unica è il dato che più racconta la reazione dei mercati. Il cross euro-dollaro è sceso fino a 1,1312, un minimo che non si vedeva da maggio 2025, con un calo fino allo 0,5% nella seduta. A spingere il biglietto verde sono le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi della Federal Reserve.

Per l'inflazione europea questo movimento non è neutro. Un euro più debole aumenta il costo in valuta locale delle materie prime acquistate in dollari, aggiungendo pressione sui prezzi delle importazioni. L'effetto finale dipende dalla durata del movimento e dalla capacità delle imprese di trasferire i maggiori costi ai clienti: è un elemento che si affianca, non sostituisce, ai dati su energia, inflazione di fondo e salari.

Cosa prezzano gli swap sui tassi Bce

Sul fronte della politica monetaria, il mercato ha già scritto la sua scaletta. Il tasso sui depositi è al 2,50% dopo i rialzi di giugno e settembre, e le quotazioni degli swap riportate da FinanzaOnline indicano una probabilità di circa il 27% per un rialzo da 25 punti base nella riunione del 29 ottobre. Per il 17 dicembre la probabilità implicita di un aumento sale a circa il 90%.

La curva, nel complesso, incorpora circa 29 punti base di stretta entro dicembre. Il calcolo derivato è immediato: sommando i 29 punti base al tasso sui depositi di 2,50%, il mercato prezza un livello attorno al 2,79% entro fine anno. Oltre 60 punti base sono poi prezzati entro marzo 2027, uno scenario compatibile con un primo rialzo entro fine 2026 e ulteriori aumenti nei mesi successivi.

Inflazione in Europa: energia spinge i prezzi, BCE sotto pressione
Grafico digitale con pattern a candele che illustra i trend di mercato. Foto di Rafael Minguet Delgado su Pexels

La presidente della Bce Christine Lagarde ha ribadito lunedì che l'inflazione è destinata a salire, ma che per ora non emergono segnali di un radicamento delle pressioni nei salari. È la ragione per cui la lettura della riunione di ottobre resta aperta.

Attese e consensus: dove le fonti divergono

Sul dato francese le ricostruzioni non coincidono: MilanoFinanza indica un'attesa di consensus al 3,1%, mentre FinanzaOnline riporta un 3,2% previsto. È il tipo di scarto che dipende dal panel di analisti interrogati, non dal dato rilevato, ma cambia la lettura dello "scostamento" rispetto alle attese.

Diversa, e più rilevante, è la divergenza sull'Eurozona. Il consensus di mercato indicato da FinanzaOnline è al 3,7% per settembre; MilanoFinanza riporta la stima di Citi a 3,8%, oltre le attese. In quest'ultimo caso il dato sarebbe superiore di circa lo 0,2% rispetto alle previsioni della Bce.

Un ultimo dettaglio utile a pesare i segnali: l'inflazione di fondo. In Germania la misura nazionale resta stabile al 2,4%; in Italia sale solo da 1,5% a 1,7%; in Spagna la componente core risale dal 2,9% al 3,1%. Un aumento dell'indice generale molto più marcato di quello sottostante è coerente con pressioni concentrate sull'energia. Una sorpresa anche sulla componente core renderebbe più difficile sostenere questa tesi, e per i mercati farebbe la differenza tra un rialzo a dicembre e uno già a ottobre.

Il quadro reale dietro i movimenti

Sul piano dei fatti l'accelerazione italiana ha un responsabile preciso: i beni energetici sono passati da un +17,1% a un +22,3% annuo, con il gas di città e naturale sul mercato tutelato a +47,2% e i prezzi dei carburanti in forte rialzo — diesel +34,9%, gasolio da riscaldamento +38,5%, benzina +21,8%. Da ottobre è annunciato un aumento della tariffa elettrica regolamentata del 37,3%.

Per gli analisti il quadro non è ancora generalizzato. Paolo Pizzoli, senior economist di Ing, lo definisce "meno allarmante di quanto suggerisca il dato aggregato, ma non del tutto rassicurante", spiegando che "il picco di settembre sembra dovuto soprattutto allo shock energetico piuttosto che a una ripresa generalizzata delle pressioni sui prezzi domestici". Giada Giani, economista di Citi, aggiunge un elemento di cautela sulle stime: "Il trasferimento dell'aumento dei prezzi del gas è più difficile da monitorare rispetto a quello del petrolio, e quindi più suscettibile di generare sorprese inflazionistiche".

Per il lettore che segue i mercati, la sintesi operativa non è una direzione di prezzo, ma un incrocio di date: il 2 ottobre esce il dato Eurozona, il 29 ottobre si riunisce la Bce, il 17 dicembre arriva la riunione con le nuove proiezioni. È su queste tre scadenze che il mercato ha costruito la sua scaletta di rialzi — non su un giudizio già chiuso.

Fonti

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