Hormuz infiamma il petrolio: WTI +7%, Milano -1,2%. Tutti i numeri della seduta

Il riaccendersi dello scontro tra Stati Uniti e Iran ha innescato una giornata di forti scosse sui mercati finanziari globali. La minaccia di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz ha fatto decollare le quotazioni del greggio e affondato le Borse: Piazza Affari cede l'1,2%, mentre il WTI mette a segno un balzo superiore al 7% superando i 75 dollari al barile. La seduta segna una rotazione settoriale netta, con i titoli energetici in forte rialzo e i consumi in affanno, in un clima dominato dall'incertezza geopolitica.

Indici globali in ribasso: la mappa delle perdite

La giornata ha visto prevalere il colore rosso su tutte le principali piazze finanziarie. A Wall Street il Dow Jones ha perso oltre 600 punti, mentre lo Stoxx 600 europeo ha ceduto l'1,61%. In Asia, il Nikkei di Tokyo ha chiuso con un calo del 2,11%.

Milano ha contenuto le perdite rispetto alla media europea, limando l'1,2%. Un dato che riflette la composizione del listino, dove il peso dei titoli oil ha parzialmente compensato le vendite sui tecnologici e sui beni di consumo. Sui mercati obbligazionari, il rendimento del Treasury americano a 10 anni ha superato il 4,57%, mentre il dollaro ha toccato i massimi dell'ultima settimana.

In Europa, lo spread Btp-Bund è risalito a 80 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,83% e il Bund tedesco tornato sopra il 3%.

Materie prime: petrolio e gas sotto pressione

Il petrolio ha registrato la fiammata più violenta. Il WTI è salito di oltre il 7%, portandosi sopra i 75 dollari al barile. Il Brent, riferimento internazionale, ha superato per un breve periodo gli 80 dollari, per poi attestarsi sopra i 76 dollari.

Sul fronte del gas naturale, il contratto europeo quotato ad Amsterdam si è attestato intorno ai 48 euro al Megawattora, dopo un picco vicino al 10%. La combinazione tra il rischio Hormuz e la decisione del Qatar di frenare sull'incremento della produzione di Gnl sta spingendo le quotazioni verso l'alto, alimentando i timori di un nuovo shock energetico per l'Europa.

La mappa settoriale: chi guadagna e chi perde

La rotazione settoriale è stata netta e ha premiato i titoli direttamente esposti al rialzo delle commodity:

Greggio e grafici finanziari divergenti, petrolio greggio in rialzo e mercati in calo sulla crisi dello Stretto di Hormuz
Il WTI sfonda i 75 dollari al barile con un balzo del 7%, mentre le borse cedono tra le tensioni tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz.
SettoreTitoli in rialzoVariazione
Oil & GasConocoPhillips+1%
Oil & GasChevron+1%
Oil & GasMarathon Petroleum+3%
TecnologiaVanEck Semiconductor ETF (SMH)+1%

Sul fronte opposto, i titoli dei beni di consumo più esposti all'aumento dei prezzi energetici hanno subito vendite pesanti:

SettoreTitoli in caloVariazione
RetailHome Depot-2%
RistorazioneMcDonald'soltre -1%
TravelBooking Holdings-4%

A Piazza Affari, Eni e Saipem hanno guidato i rialzi grazie al recupero del greggio, mentre il comparto tecnologico ha mostrato segnali contrastanti. Il VanEck Semiconductor ETF è salito di oltre l'1%, ma resta ancora il 12% sotto il suo massimo recente. Sul fronte bancario, UniCredit ha visto salire la partecipazione in Commerzbank al 47,59%, con adesioni definitive all'Ops pari al 17,6%.

Lo scenario macro e la view degli analisti

Le tensioni geopolitiche hanno incrinato una narrativa di mercato che si era fatta «sempre più compiacente», ha osservato Daniela Hathorn, senior market analyst di Capital.com. L'analista ha sottolineato come gli ultimi sviluppi abbiano ricordato agli investitori che un accordo duraturo tra Stati Uniti e Iran «è tutt'altro che garantito».

Il Fondo Monetario Internazionale ha intanto rivisto al ribasso le stime di crescita globale: il PIL 2026 è atteso al 3%, in calo dello 0,1% rispetto alle previsioni di aprile. Per l'Italia la crescita è stimata allo 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, un dato che resta fermo mentre l'Eurozona nel suo complesso rimane sotto l'1%. A sostenere l'economia italiana, secondo l'FMI, è il Pnrr che continua a supportare l'attività.

Sul fronte delle banche centrali, i mercati attendono i verbali della Fed e della Bce per capire l'orientamento sui tassi nella seconda parte dell'anno. Il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha escluso l'ipotesi di un forte rialzo dei tassi nell'Eurozona, ricordando che ai rischi inflazionistici continuano ad affiancarsi quelli di un rallentamento della crescita.

Il nodo incertezza e il fattore Trump

A pesare sull'umore dei mercati è l'imprevedibilità della comunicazione presidenziale americana. Dopo settimane di segnali distensivi, Donald Trump ha cambiato tono: «Era terminata. Non voglio più parlare con quella gente», ha dichiarato dal vertice Nato di Ankara, riferendosi alla possibilità di un accordo con l'Iran. Una dichiarazione che ha immediatamente zavorrato i listini e riportato in primo piano lo spettro di una recessione innescata dall'energia.

I mercati si trovano ora a prezzare uno scenario in cui la crescita rallenta mentre i prezzi delle materie prime corrono. La seduta del 10 luglio segue una chiusura in rialzo dell'1,09% per Piazza Affari nella giornata precedente, a conferma di una volatilità destinata a restare elevata finché il quadro geopolitico non troverà un equilibrio più stabile.

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