Ferrari batte le attese ma il titolo vira in rosso: realizzi dopo i conti

Dopo un balzo iniziale del 4%, il titolo Ferrari ha invertito la rotta a Piazza Affari e ha chiuso la seduta del 30 luglio 2026 in calo di oltre l’1%, in controtendenza rispetto a un FTSE MIB in rialzo dello 0,6% a 51.736 punti. La frenata arriva nonostante il Cavallino abbia pubblicato conti trimestrali superiori alle stime e rivisto al rialzo la guidance per l’intero esercizio. Un classico sell the news che ha colpito un titolo reduce da mesi di corsa, su cui gli investitori hanno preferito incassare.

Numeri sopra le stime e guidance 2026 alzata

Ferrari ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi netti a 1,938 miliardi di euro, in crescita dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025 (+11% a cambi costanti). L’EBIT ha raggiunto 605 milioni, con un margine operativo del 31,2%, mentre l’utile netto è salito a 463 milioni (+9%). Sono tutti valori che hanno superato il consensus degli analisti: Mediobanca ad esempio stimava ricavi per 1,87 miliardi e un EBIT di 570 milioni.

Sulla scia di questi risultati, il gruppo di Maranello ha alzato le previsioni per l’intero 2026: ricavi attesi ora a circa 7,6 miliardi (dai precedenti 7,5), EBIT ad almeno 2,26 miliardi (da 2,22) e utile per azione rettificato ad almeno 9,68 euro (da 9,45). Rivisto in su anche il free cash flow industriale, portato ad almeno 1,55 miliardi.

A sostenere la redditività è soprattutto il mix di prodotto, sempre più orientato verso modelli ad alto margine come la 12Cilindri, la Purosangue e la famiglia 296 Speciale, insieme al contributo crescente delle personalizzazioni richieste dai clienti. L’amministratore delegato Benedetto Vigna ha parlato di «esecuzione disciplinata della strategia» e ha sottolineato che il portafoglio ordini copre già interamente il 2027.

Luce: 500 ordini in due mesi, ma il mercato già lo sapeva

Uno degli elementi più attesi della giornata era il riscontro commerciale della Ferrari Luce, la prima elettrica del marchio presentata a maggio tra non poche polemiche. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la vettura avrebbe già raccolto circa 500 ordini a luglio, centrando in appena due mesi l’obiettivo di vendita fissato per l’intero 2026. Il prezzo di partenza è di 550.000 euro.

Grafici degli utili in contrasto con un trend in calo e silhouette rossa di auto sportiva, mercato azionario Ferrari
Ferrari batte le attese sui conti trimestrali ma il titolo vira al rosso a Piazza Affari, classico sell the news dopo mesi di rally.

Vigna ha dichiarato: «Siamo molto soddisfatti di quello che sta succedendo per Luce, gli ordini sono in linea con le nostre aspettative. C’è interesse sia da parte dei clienti storici sia di quelli nuovi». Il manager ha aggiunto che Ferrari non intende «vendere» la Luce ma far sì che i clienti «se ne innamorino», senza alcuna pressione commerciale.

Il dato, per quanto positivo, era stato in parte anticipato dalla stampa già prima della pubblicazione dei conti, riducendo l’effetto sorpresa. Gli analisti di Equita (raccomandazione buy, target price 385 euro) avevano definito i 500 ordini «un ottimo risultato alla luce delle aspettative di mercato e dei dubbi sul successo del primo modello BEV nella storia di Ferrari».

Cosa ha frenato il titolo: indebitamento e realizzi

A pesare sulla performance in Borsa potrebbero essere stati alcuni dettagli del bilancio. Le consegne complessive nel semestre sono scese a 3.366 unità, in calo del 3,7% rispetto alle 3.494 dello stesso periodo 2025. La flessione è fisiologica e legata al cambio di modelli, ma potrebbe aver raffreddato gli animi.

Ancora più rilevante il dato sull’indebitamento: al 30 giugno 2026 Ferrari ha registrato una posizione finanziaria netta industriale negativa per 131 milioni di euro, contro una liquidità netta di 388 milioni al 31 marzo. In tre mesi il saldo si è deteriorato di 519 milioni, un movimento spiegato in gran parte dalla generosa remunerazione degli azionisti: nel semestre il gruppo ha destinato oltre 800 milioni tra dividendi (599 milioni) e riacquisto di azioni proprie (209 milioni). Un esborso che ha compresso la cassa proprio mentre gli investitori guardano con attenzione alla solidità patrimoniale in una fase di transizione tecnologica.

Il free cash flow industriale trimestrale è comunque salito del 39% a 276 milioni, segno che la macchina operativa continua a produrre liquidità. Tuttavia, in una seduta in cui le attese erano già molto elevate, il mercato ha scelto di prendere profitto. Dei 32 analisti che coprono il titolo, 27 restano comunque positivi con giudizio buy; il target price medio si attesta a 379,4 euro, per un rendimento potenziale di circa il 12,7% rispetto ai livelli attuali.

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