Il titolo EssilorLuxottica chiude la seduta di Parigi in rialzo dello 0,4% a 146,4 euro, dopo aver toccato un massimo di giornata oltre quota 148: un tentativo di risalita dai minimi degli ultimi quattro anni. La partita di mercato si intreccia però con la governance. Mentre l'amministratore delegato Francesco Milleri chiede di chiudere la successione di Leonardo Del Vecchio, Leonardo Maria Del Vecchio jr sposta l'attacco sui compensi dei manager del gruppo. Il punto analitico è che le due cose non viaggiano su binari separati: Delfin detiene il 32,4% con il controllo di EssilorLuxottica, quindi il contenzioso sulla successione e sui compensi riguarda l'azionista di controllo del titolo che il mercato sta provando a valutare.
Chiusura a 146,4 euro, massimo di seduta oltre quota 148
La seduta si è chiusa con un progresso dello 0,4% a 146,4 euro, ma il picco intraday ha superato i 148 euro. Il divario tra i due livelli racconta una giornata a due velocità. Prendendo 148 come soglia indicata dalla fonte, la chiusura è inferiore di 1,6 euro; rapportando 1,6 a 148 si ottiene l'1,08%. Poiché il massimo è “oltre” 148, il ritorno dal picco è almeno di quell'ordine: il titolo ha quindi restituito terreno nella parte finale della giornata. Il riferimento resta il tentativo di risalita dai minimi degli ultimi quattro anni. In termini di lettura del dato, il +0,4% dice che la chiusura è positiva, ma il massimo oltre 148 mostra che il recupero non è stato difeso fino in fondo.
Milleri chiede di chiudere la successione, Del Vecchio jr punge sui compensi
Il numero uno del colosso dell'occhialeria ha affidato all'ANSA la sua posizione: "Desidererei che si possa chiudere la successione di Leonardo Del Vecchio, si plachino queste polemiche inutili e infondate e si lasci l'azienda continuare nel suo percorso di crescita". Sul piano personale ha aggiunto di non riuscire a capire la reazione del figlio del fondatore, "un ragazzo a cui mi lega un affetto che va molto oltre il lavoro".
La risposta di Del Vecchio jr, ripresa da Repubblica, punta invece sui compensi dei manager del gruppo. Qui il confronto tra le fonti è esplicito: ANSA lega la vicenda a mercato, Delfin, penale e arbitrato; Repubblica la concentra sul fronte Milleri-Del Vecchio jr e sui compensi. Non è una contraddizione sui fatti, ma una diversa messa a fuoco: la prima offre la cornice industriale-finanziaria, la seconda il baricentro dello scontro economico e familiare. Due piani distinti: da un lato la richiesta di archiviare il dossier successorio, dall'altro la contestazione economica sulla prima linea dirigenziale.
Il sostegno del management e del board
Milleri ha rivendicato la lettera di sostegno della prima linea dei dirigenti, in rappresentanza di tutti i dipendenti: "Al management va tutta la mia riconoscenza, li ringrazio di cuore anche a nome del vice amministratore delegato Paul de Saillant". Ha poi citato "l'attestato di piena fiducia di un board composto da indipendenti di grande valore" e le "tante manifestazioni di stima" arrivate dal mondo imprenditoriale, finanziario e istituzionale. Sul futuro del gruppo si è detto "molto confidente", ricordando risultati record riportati ogni trimestre.

Il sostegno di management, board e mondo imprenditoriale conta perché arriva mentre il titolo è ancora vicino ai minimi degli ultimi quattro anni e la governance è contesa. Milleri può rivendicare una base interna ampia; il mercato, però, ha davanti anche il dossier Delfin. È qui che i due piani si toccano: la fiducia dichiarata dentro l'azienda non cancella l'incertezza sul controllo.
La penale da 500 milioni e l'arbitrato oltre un anno
Sullo sfondo resta il nodo finanziario. Leonardo Maria dovrebbe pagare ai fratelli Luca e Paolo una penale da 500 milioni di euro per il mancato acquisto della loro quota in Delfin. La questione va verso un arbitrato che potrebbe durare più di un anno: quello stesso arco temporale è la finestra a disposizione di Lmdv per cercare un accordo con i fratelli e rinegoziare il debito con le banche.
Il dato rilevante per il lettore è temporale: se l'arbitrato può durare più di un anno, Lmdv ha quella stessa finestra per cercare un accordo con i fratelli e rinegoziare il debito con le banche. Non è solo una questione legale: è un orizzonte di almeno un anno in cui la partita sulla successione può restare aperta mentre EssilorLuxottica è quotata e controllata da Delfin. Per chi segue il titolo, significa che la variabile governance non è un evento puntuale, ma un fattore che accompagna il tentativo di risalita dai minimi.
Le partecipazioni di Delfin dietro il controllo di Essilux
La holding di famiglia detiene il 32,4% del gigante mondiale dell'occhialeria, con il controllo. Il resto del portafoglio:
| Partecipazione | Quota detenuta da Delfin |
|---|---|
| EssilorLuxottica | 32,4% |
| Monte dei Paschi | 17,5% |
| Generali | 10% |
| Unicredit | 2,7% |
| Covivio | 28% |
Il collegamento tra la tabella e il dossier è nel 32,4%: Delfin detiene il controllo di EssilorLuxottica, quindi la disputa su successione e compensi non resta confinata alla holding. Le altre partecipazioni — Monte dei Paschi 17,5%, Generali 10%, Unicredit 2,7%, Covivio 28% — mostrano che il perimetro di Delfin è più ampio del solo colosso dell'occhialeria. Per il lettore, questo significa che le tensioni di governance hanno un potenziale riflesso su un sistema di partecipazioni, non su un singolo asset.
Il mercato ha davanti un titolo che risale dai minimi ma non li ha ancora lasciati alle spalle, e un dossier di governance il cui orologio, con l'arbitrato, misura almeno un anno. La chiusura a 146,4 euro e il massimo oltre 148 dicono che il tentativo è reale ma incompleto; il 32,4% di Delfin e l'arbitrato oltre un anno dicono che la variabile governance resta parte della partita.






