Le borse asiatiche chiudono tutte in rosso l'11 settembre 2026, ma il ribasso non è uniforme. Il Nikkei 225 di Tokyo perde l'1,93% e scivola a 64.011,34 punti, mentre a Shanghai l'indice composito lascia sul terreno l'1,18% chiudendo a 3.888,11. A guidare le vendite sono i livelli record del prezzo del petrolio e il rendimento del Treasury decennale USA, che si avvicina alla soglia del 5%: una combinazione che colpisce soprattutto i titoli tecnologici e legati alla crescita. I futures sui listini europei, intanto, restano in tenuta.
Tokyo paga il conto più salato, con i semiconduttori in prima fila
Il mercato giapponese registra la perdita più pesante della giornata e il dettaglio settoriale spiega dove si è concentrata la pressione: i titoli dei semiconduttori hanno subito i maggiori ribassi, seguendo il trend negativo di Wall Street. L'apprezzamento dello yen ha poi aggravato la posizione delle aziende esportatrici, in vista della riunione di politica monetaria della Banca del Giappone prevista per questo mese. Ecco il quadro completo delle principali piazze asiatiche:
| Indice | Variazione | Chiusura |
|---|---|---|
| Nikkei 225 (Tokyo) | -1,93% | 64.011,34 |
| Topix (Tokyo) | -0,65% | 4.028,30 |
| Shanghai Composite | -1,18% | 3.888,11 |
| Shenzhen Component | -1,08% | 13.471,26 |
| Hang Seng (Hong Kong) | -0,60% | — |
| Seul | -1,70% | — |
| Sidney | -0,90% | — |
Il divario tra Nikkei e Topix dice dove si è venduto
Il Topix, l'indice più ampio di Tokyo, chiude a -0,65% con 4.028,30 punti. La distanza tra i due listini giapponesi è quindi di 1,28 punti percentuali (1,93 meno 0,65): in termini relativi, l'indice ampio ha perso circa un terzo di quanto ha perso il Nikkei (0,65 su 1,93, pari al 33,7%). Il calcolo indica una vendita concentrata sui titoli a maggiore capitalizzazione e a più alta sensibilità ai tassi, non una fuga generalizzata dal mercato giapponese. Lo stesso schema si ripete a Sidney, che chiude in ribasso dello 0,90%, e a Seul, che lascia sul terreno l'1,70%.

Shanghai e Shenzhen: il nesso con il greggio è esplicito
In Cina la pressione arriva direttamente dal petrolio. L'aumento del costo del greggio ha riacceso i timori sull'inflazione e sull'andamento dei tassi di interesse, elementi che hanno penalizzato le piazze cinesi. A Shanghai l'indice composito chiude a 3.888,11 punti (-1,18%), a Shenzhen il component index arretra dell'1,08% a 13.471,26 punti. A Hong Kong l'Hang Seng limita il calo allo 0,60%: la piazza hongkonghese è la meno colpita tra quelle rilevate, con una perdita pari a circa la metà di quella di Shanghai.
Per chi guarda l'Asia prima dell'apertura europea
Il dato rilevante per un operatore europeo è che la debolezza asiatica non si sta trasmettendo ai futures sui listini europei, che restano in tenuta. Il canale di trasmissione del rischio, in questa sessione, passa per due variabili: il rendimento del Treasury decennale in avvicinamento al 5% e il prezzo del greggio. ANSA rileva che gli operatori non hanno guardato alla leggera frenata del petrolio delle ultime ore, segno che il mercato sta prezzando il livello raggiunto più che la correzione intraday. Il fattore geopolitico resta quello indicato dalle fonti: l'escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e i timori sulla sicurezza energetica nello Stretto di Hormuz.
Il punto di equilibrio della giornata è tutto qui: il Nikkei perde quasi il triplo del Topix, e i listini cinesi arretrano più di Hong Kong. Non è un ribasso di mercato, è un ribasso selettivo che colpisce tecnologia, semiconduttori ed esportatori giapponesi. Con il decennale USA a un passo dal 5% e l'attesa per i nuovi dati sull'inflazione americana ancora aperta, il canale di trasmissione della pressione resta quello dei titoli growth, non dei listini nel loro complesso.






