Il Kospi di Seul ha chiuso la seduta del 28 luglio con un tonfo del 10,8%, il calo giornaliero più pesante dai primi giorni del conflitto tra Stati Uniti e Iran dello scorso marzo. A Tokyo il Nikkei ha lasciato sul terreno il 3,95% a quota 62.364,92 punti, mentre il Topix è arretrato del 2,52% a 3.963,59 punti. La seduta asiatica si è trasformata in una valanga di vendite sui titoli dei semiconduttori, con Seoul sospesa in corso di contrattazioni, Taipei in calo del 4,3% e i future su Wall Street in deciso arretramento già prima dell'apertura americana.
Samsung e SK Hynix: bruciati oltre 500 miliardi in una seduta
A Seul il crollo ha due nomi precisi. Samsung Electronics ha perso il 13,4% — secondo MarketScreener, la peggiore flessione giornaliera in quasi vent'anni — mentre SK Hynix è affondata del 14,7%. Le due aziende rappresentano insieme quasi metà della capitalizzazione dell'indice Kospi.
SK Hynix paga anche la quotazione americana: il titolo negli Stati Uniti ha chiuso la sessione notturna a 143,02 dollari, scivolando per la prima volta sotto il prezzo dell'offerta pubblica iniziale di 149 dollari dal debutto di questo mese. Il produttore sudcoreano, fornitore chiave di chip HBM per Nvidia, ha visto volatilizzarsi circa 570 miliardi di dollari di valore di mercato in poco più di un mese, con un calo del 45% dal massimo storico di giugno.
A Tokyo la giornata è stata altrettanto violenta per i produttori di apparecchiature: Tokyo Electron e Nikon hanno ceduto oltre il 9%, mentre Kioxia Holdings è crollata del 18%. A Taiwan MediaTek ha perso quasi il 10%.
L'effetto Cina: CXMT debutta con un balzo del 466%
La miccia che ha innescato il selloff arriva dalla Cina. Lunedì CXMT, produttore cinese di chip di memoria, ha debuttato alla Borsa di Shanghai con un balzo del 466% dopo aver raccolto 8,6 miliardi di dollari (circa 7,5 miliardi di euro) all'IPO. Un volume di capitale che segnala la determinazione di Pechino nel settore delle memorie DRAM.
In parallelo, un'azienda statale cinese avrebbe avviato la produzione in serie di macchine per litografia DUV a immersione, tecnologia finora dominata dall'olandese ASML — il cui titolo ha perso l'8,5% sulla notizia —. Lo sviluppo non equipara i produttori cinesi alle macchine più avanzate di ASML, ma suggerisce che i controlli alle esportazioni occidentali stiano ritardando, più che bloccare, il progresso tecnologico cinese.
L'analista di Kiwoom Securities Han Ji-young ha osservato che queste notizie hanno riacceso il timore che i produttori cinesi di chip di memoria possano accelerare l'espansione della capacità produttiva, intensificando la competizione globale.
Nvidia e il nodo del finanziamento circolare
Un secondo fronte di pressione arriva dagli Stati Uniti. Le azioni Nvidia hanno ceduto il 5% nella seduta di lunedì a Wall Street e perdevano un ulteriore 1,1% nel pre-market di martedì, dopo che il Wall Street Journal ha rivelato che l'azienda sta discutendo una garanzia di finanziamento da circa 250 miliardi di dollari per un progetto di data center di OpenAI in Ohio. A questa cifra si aggiungerebbe un finanziamento fino a 350 miliardi di dollari per l'acquisto di chip da parte della stessa OpenAI.

Il Financial Times ha inoltre rilanciato la notizia di contratti di locazione sottoscritti da Nvidia per un data center in Texas sviluppato da Hut 8, con un impegno iniziale di 19,6 miliardi di dollari su 15 anni e opzioni di rinnovo che porterebbero il valore complessivo a 50 miliardi su 30 anni.
Il segnale d'allarme è arrivato dal costo di protezione del debito quinquennale di Nvidia, i CDS, salito al livello record di 79 punti base. Un indicatore che misura la percezione del rischio di credito e che, insieme al calo del titolo, fotografa un mercato che inizia a interrogarsi sulla natura circolare del finanziamento all'IA: chi finanzia chi, e con quale esposizione debitoria complessiva.
Micron cedeva il 4,4% nel pre-market, la più esposta alla concorrenza cinese nel segmento DRAM, mentre AMD arretrava del 3%.
I conti in arrivo: Microsoft e Meta mercoledì, Apple e Amazon giovedì
I selloff arrivano a poche ore da una settimana densa di appuntamenti. Secondo Invezz, Microsoft e Meta pubblicheranno i risultati mercoledì (alcune fonti indicano giovedì e venerdì, con possibili differenze legate ai fusi orari), seguite da Apple e Amazon giovedì. Gli investitori cercheranno nei dati su flussi di cassa, ricavi legati all'IA e piani di spesa in conto capitale la prova che la corsa agli investimenti resti sostenibile.
Alphabet ha già alzato l'asticella la scorsa settimana, portando le previsioni di capex fino a 205 miliardi di dollari per il 2026. Una cifra che ha riacceso i dubbi sulla disciplina fiscale nella corsa al dominio tecnologico, anche dopo utili superiori alle attese.
L'indice dei chip americano ha perso il 2,2% nella seduta di lunedì, la terza consecutiva in calo, e segna un arretramento del 21% dal massimo storico di chiusura del 22 giugno. Resta comunque in rialzo del 63% nel 2026.
Una tempesta con più epicentri
Il selloff del 28 luglio non ha un'unica causa. Mescola tre fattori: i progressi cinesi nei chip che mettono in discussione l'idea che i leader consolidati siano inattaccabili; il timore che l'espansione della capacità produttiva cinese nel DRAM convenzionale possa deprimere i prezzi globali; e la consapevolezza che il finanziamento dell'infrastruttura IA si sta facendo sempre più complesso e indebitato.
Matt Simpson, analista senior di StoneX, sintetizza così la seduta: «Al momento il KOSPI sta dettando il sentiment in Asia, e la situazione appare critica». Sul fronte opposto, Cameron Systermans di Mercer Investments invita a distinguere: «CXMT è un concorrente reale e in ascesa, ma nel segmento delle DRAM standard, mentre è probabile che sia ancora anni indietro rispetto ai concorrenti coreani nel settore HBM».
Intanto i mercati obbligazionari si muovono in direzione opposta: il Treasury decennale è sceso di due punti base al 4,65%, il trentennale viaggia in area 5,14%, e il petrolio Brent è calato ulteriormente a circa 87 dollari al barile dopo la sospensione degli attacchi americani contro l'Iran e le dichiarazioni di Trump su «buone possibilità» di un accordo. Segnali di una rotazione in corso, con il capitale che esce dai tecnologici e cerca riparo altrove.






