BCE, tassi fermi: Bund a 3,20%, euro a 1,1377. Occhi su settembre

La Banca centrale europea ha confermato il costo del denaro al 2,25%, ma i mercati hanno subito riprezzato lo scenario autunnale. Il rendimento del Bund decennale tedesco è salito di 2 punti base al 3,20%, mentre l’euro è arretrato a 1,1377 dollari, in calo dello 0,3% circa durante la conferenza stampa di Christine Lagarde. I future sui tassi dell’Eurozona hanno incorporato 48 punti base di rialzi entro fine anno — l’equivalente di quasi due interventi da 25 bp — segnalando che il mercato sconta una stretta a settembre e un secondo ritocco entro dicembre.

La reazione immediata dei mercati obbligazionari e valutari

La seduta del 23 luglio è stata dominata dalla nota della BCE e dalle parole della presidente. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. L’impatto sui listini azionari è stato contenuto, ma i mercati obbligazionari hanno reagito con una fiammata del Bund: il decennale tedesco ha toccato il 3,20%, livello che non si vedeva da alcune settimane, trainato dalle attese di un proseguimento della stretta.

Sul mercato dei cambi, l’euro ha mostrato un po’ di volatilità durante la conferenza stampa, per poi attestarsi a 1,1377 dollari. Il movimento riflette la prudenza di chi temeva un tono più morbido da parte di Lagarde e ha invece trovato un Consiglio direttivo che — pur decidendo all’unanimità — ha visto alcuni governatori chiedersi “se non fosse il caso di considerare un aumento dei tassi di interesse” già oggi.

Il petrolio oltre 100 dollari e l’ombra dell’inflazione

A rendere più tese le valutazioni dei mercati ha contribuito il prezzo del greggio. Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile proprio nei minuti in cui Lagarde parlava ai giornalisti a Francoforte, dopo che le prospettive energetiche si erano già collocate “su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno” e “ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente”. La presidente ha aggiunto che lo shock energetico “deve ancora manifestarsi appieno”, mentre le imprese segnalano l’intenzione di aumentare i prezzi di vendita.

Skyline di Francoforte con la sede della BCE inondata di luce mattutina, tassi di interesse e rendimenti Bund monitorati dai mercati finanziari
La BCE mantiene i tassi fermi al 2,25% ma i mercati scontano già rialzi a settembre, con il Bund decennale al 3,20% e l'euro in calo a 1,1377.

L’inflazione complessiva dell’area euro è scesa a giugno al 2,8% (dal 3,2% di maggio) e la componente di fondo al 2,4%. Tuttavia, il Consiglio direttivo ha ribadito che “i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo”, un passaggio che non lascia margini a un allentamento precoce della politica monetaria.

Cosa si aspettano gli analisti: le view di AllianzGI, Robeco e Allspring

Le case di investimento concordano sulla pausa di luglio ma divergono sulla traiettoria successiva.

  • Allianz Global Investors, per voce del Chief Investment Officer Public Markets Michael Krautzberger, mantiene come “scenario di base quello di un nuovo rialzo dopo l’estate” e ritiene che questa prospettiva non sia ancora pienamente incorporata nei prezzi di mercato.
  • Robeco (Martin van Vliet, Global Macro Strategist) avverte che la BCE sta guardando sempre più ai dati correnti sull’inflazione di fondo, un approccio che “aumenta il rischio di una stretta eccessiva”. Se la crescita rallenterà e l’inflazione core continuerà a scendere, “la BCE potrebbe evitare ulteriori rialzi oltre settembre”.
  • Allspring Global Investments (Rushabh Amin, Multi Asset Solutions Portfolio Manager) osserva che “il Consiglio direttivo cercherà probabilmente di mantenere aperte diverse opzioni” e che un rialzo a settembre non è scontato: richiederebbe un ulteriore significativo aumento dei prezzi dell’energia o una diffusione più ampia delle pressioni inflazionistiche.

Settembre rimane l’appuntamento chiave

“Prenderemo la nostra decisione a settembre”, ha scandito Lagarde, ricordando che entro quella data la BCE riceverà due indicatori mensili sull’inflazione, il Pil del secondo trimestre, gli indici Pmi e altre misure su salari e aspettative dei consumatori. Un “elenco infinito” di dati — lo ha definito la presidente — che servirà ad applicare la funzione di reazione dell’istituto.

Il messaggio per i mercati è netto: Francoforte non offrirà alcuna forward guidance prefissata. Tuttavia, con 48 punti base già prezzati entro fine anno, gli operatori stanno assegnando una probabilità molto alta a due rialzi da 25 pb, il primo dei quali atteso per la riunione del Consiglio direttivo di settembre. Se l’energia manterrà le quotazioni attuali e l’inflazione di fondo non darà tregua, lo spazio per una nuova stretta c’è, anche se il percorso rimane legato all’evoluzione dei dati e della geopolitica mediorientale.

Fonti

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