Bankitalia frena i mercati: Ftse Mib in calo, Hormuz pesa sulle quotazioni energetiche

La Banca d'Italia alza di un decimale la stima sul Pil italiano per il 2026, portandola a +0,6% dopo la revisione Istat dei conti trimestrali, ma il bollettino economico di luglio congela l'ottimismo su una sola seduta. A Piazza Affari il Ftse Mib chiude a -0,94%, appesantito dal comparto bancario e dai timori sull'energia, con i tecnologici sotto pressione in tutta Europa. L'istituto mette nero su bianco il rischio più temuto dai trader: un'escalation sullo Stretto di Hormuz capace di innescare un nuovo shock sulle materie prime e correzioni sui mercati finanziari. Il messaggio è arrivato in una giornata in cui i listini europei già scontavano il rincaro dell'energia, con i titoli del comparto oil & gas ancora sotto i riflettori dopo il superamento di 84 dollari al barile Brent toccato nelle settimane precedenti.

L'avvertimento non è generico. Bankitalia parla di rischi «particolarmente pronunciati sulla crescita» in caso di «tensioni sui mercati finanziari» e segnala il pericolo di una «sottovalutazione delle conseguenze del rincaro dell'energia» combinata con aspettative eccessivamente ottimistiche sulla redditività del settore tecnologico. Due fattori che, insieme a condizioni di finanziamento ancora restrittive, creano un mix che i mercati azionari stanno metabolizzando con fatica.

Il nodo Hormuz e la reazione dei mercati energetici

La ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha riacceso la volatilità sui futures del gas naturale europeo, che resta più esposto rispetto al greggio alle dinamiche regionali degli approvvigionamenti. La differenza è strutturale: uno shock petrolifero si trasferisce rapidamente sui carburanti con effetti più temporanei, mentre un aumento del prezzo del gas incide sul costo dell'elettricità e sugli input produttivi delle imprese, con conseguenze più persistenti sull'intera economia.

Skyline del quartiere finanziario di Milano con grafici in calo e monete d'oro, mercati azionari sotto pressione
Le stime riviste al ribasso della Banca d'Italia e i timori sullo Stretto di Hormuz appesantiscono le quotazioni europee.

Per i mercati obbligazionari il segnale è duplice. Da un lato l'inflazione al consumo prevista al 3,1% nel 2026 spiega la cautela della BCE, che nella riunione di giugno ha alzato i tassi di 25 punti base. Dall'altro, l'istituto centrale stima un rientro dell'inflazione verso il 2% solo nel biennio 2027-2028, prospettiva che non dà ai trader obbligazionari un orizzonte chiaro di allentamento monetario a breve.

Sul fronte del credito, Bankitalia registra un aumento dei tassi sui nuovi finanziamenti alle imprese e, più contenuto, sui mutui alle famiglie. In crescita anche i rendimenti delle obbligazioni societarie, che restano superiori ai livelli pre-conflitto in Medio Oriente.

La fotografia macro: Pil Italia sotto l'Eurozona

Il confronto con l'area euro resta sfavorevole. Mentre l'Italia crescerà dello 0,6% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028, le stime BCE per l'Eurozona sono superiori: +0,8% (rispetto a +0,6% italiano nel 2026), +1,2% (rispetto a +0,4% nel 2027), +1,5% (rispetto a +0,9% nel 2028). Un divario che pesa anche considerando i 166 miliardi di euro di sovvenzioni e prestiti PNRR già erogati all'Italia, un terzo dell'intero pacchetto di aiuti europeo.

Bankitalia segnala consumi in frenata e investimenti prudenti, con il clima di fiducia sceso sotto la media storica. Le imprese prefigurano un aumento dei listini del 2,4% nei prossimi dodici mesi, mentre le retribuzioni crescono con gradualità. Lo scenario più favorevole — un calo rapido delle quotazioni energetiche grazie alla tenuta del memorandum Usa-Iran — resta sul tavolo. Ma i mercati, in questa seduta del 17 luglio, stanno prezzando lo scenario opposto.

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