Apple si presenta alla settimana dei conti trimestrali come l’unico mega-cap a ridosso dei record, in un mercato azionario statunitense fermo da due mesi e con i rendimenti obbligazionari ai massimi. Il titolo è salito del 20% dal minimo di fine giugno e venerdì ha chiuso a meno di due dollari dal massimo storico di 335 dollari. Alphabet e Tesla hanno deluso le attese, e ora i riflettori sono puntati sulla trimestrale in uscita giovedì dopo la campana.
L’attività sulle opzioni mostra un posizionamento fuori dal comune. Venerdì sono stati scambiati 590 milioni di dollari di premi, con una netta prevalenza delle call: 442 milioni contro 148 milioni di put. I contratti call acquistati sono stati 560mila, contro 332mila put — un rapporto call/put superiore a 1,6 che segnala un orientamento rialzista molto marcato.
L’impennata della volatilità implicita e i livelli chiave
Il dato che colpisce di più è il movimento implicito stimato dai prezzi delle opzioni: 4% dopo la pubblicazione dei conti, ben quattro volte lo swing medio storico dell’1% rilevato nell’ultimo anno (dati Cboe LiveVol). È un’aspettativa di escursione che non si vedeva da tempo e che riflette l’incertezza combinata a un forte flusso speculativo.
La maggiore operazione rilevata venerdì è stata l’apertura di una posizione rialzista da 2,6 milioni di dollari su call strike 280 con scadenza metà agosto, un contratto con delta vicino a uno — di fatto un’alternativa al possesso diretto del titolo.

Sul fronte delle scadenze settimanali, lo strike 320 è quello con la maggiore open interest: 13mila call contro 5mila put, un’indicazione che gli investitori ritengono improbabile una rottura al ribasso dei minimi della scorsa settimana.
Per volume di contratti scambiati venerdì, il più gettonato è stato il 300-strike put (7.500 pezzi) ma con un premio complessivo modesto, 374mila dollari; subito dopo arrivano le call strike 340, con 5mila contratti e un premio ben più sostanzioso, 2,3 milioni di dollari. Per andare a segno, queste ultime richiedono un rialzo del 3,4% entro venerdì, sufficiente a superare il record a 335 dollari. Il contratto strike 340 quotava 4,25 dollari alla chiusura di venerdì.
Apple come “rifugio” in un mercato sotto stress
Secondo Nigam Arora, fondatore e autore della newsletter The Arora Report, «la probabilità che Apple contribuisca a stabilizzare il mercato questa settimana è piuttosto alta». Il motivo? «Gli investitori vedono Apple come un titolo difensivo perché, a differenza di molti concorrenti, non sta spendendo centinaia di miliardi in capex per l'intelligenza artificiale.»
In una fase in cui i rendimenti obbligazionari penalizzano le scommesse più speculative, il posizionamento in opzioni su Apple sembra scontare questa doppia natura: titolo growth vicino ai massimi, ma anche approdo per chi cerca solidità di bilancio. La concentrazione di call out-of-the-money, insieme ai grandi flussi su contratti in-the-money, disegna uno scenario in cui il mercato si prepara a un evento potenzialmente direzionale, con la soglia dei 340 dollari come primo vero banco di prova.






