Aliquote e Scaglioni Irpef 2018: Ecco quali Sono

Si continua a parlare molto di tasse nel nostro Paese, una discussione innescata in particolare dalla proposta di Flat Tax lanciata da Matteo Salvini nel corso dell’ultima campagna elettorale e ormai all’ordine del giorno dopo il varo del contratto di governo tra il partito da lui guidato e il Movimento 5 Stelle.  Per cercare di capire meglio di cosa si tratti, occorre però partire dalle aliquote Irpef attualmente esistenti in Italia.

Irpef è l’acronimo di Imposta sul reddito delle persone fisiche e si tratta di uno dei bastioni su cui si fonda il sistema di tassazione nel nostro Paese. In pratica ogni cittadino italiano è tenuto a versare una percentuale del proprio reddito allo Stato, all’interno di un sistema che in questo momento è di carattere progressivo. La progressività è sancita a livello costituzionale e si ottiene innalzando la percentuale con il salire del reddito del contribuente.

Gli scaglioni Irpef per il 2018

In questo momento, gli scaglioni Irpef, ovvero le percentuali da applicare caso per caso, sono cinque:

  1.  23% sino a 15mila euro;
  2. 27% sino a 28mila euro;
  3. 38% sino a 55mila euro;
  4. 41% sino a 75mila euro;
  5. 43% oltre i 75mila euro.

Va anche ricordato come l’Irpef si calcoli sui redditi una volta che all’imponibile sia stato applicato il principio della deducibilità e detraibilità degli oneri fissati per legge. Se i lavoratori dipendenti e i pensionati pagano alla fonte, vedendosi trattenere il corrispettivo da versare sulla busta paga o sul cedolino, i lavoratori autonomi lo fanno all’atto della compilazione del modello Unico, ovvero quando sono chiamati a dichiarare il proprio reddito.

Il problema dell’evasione

Perché la discussione sulle tasse è sempre rovente in Italia? A renderla tale è in particolare il tema legato all’evasione, che nel nostro Paese assume livelli clamorosi, tali da farne un vero e proprio caso a livello europeo. Basti pensare che secondo l’ultimo rapporto formulato da Eurispes, l’evasione sottrarrebbe all’Italia circa 270 miliardi di euro ogni anno. Una cifra che non solo viene sottratta alla collettività, ma che costringe le autorità governative a mantenere molto alta la pressione fiscale su chi non può sfuggire al suo dovere di contribuente, ovvero lavoratori dipendenti e pensionati. Con il logico corollario di polemiche.

La Flat Tax

Proprio in questo quadro si è andata ad inserire la discussione sulla Flat Tax, ovvero la formula proposta da Matteo Salvini nel corso delle ultime elezioni e diventata negli ultimi mesi un vero cavallo di battaglia della Lega. In pratica, con la tassa piatta, questa la traduzione italiana di Flat Tax, si andrebbe a smantellare il principio della progressività della tassazione, imponendo un livello contributivo pari per tutti, indipendentemente da quanto si guadagni.

Aliquote Scaglioni IRPEF

Aliquote Scaglioni IRPEF

La proposta ha naturalmente destato grandi polemiche, in quanto, come rilevato dagli economisti andrebbe a favorire chi guadagna molto, lasciando in pratica invariata o quasi la situazione per la parte inferiore della piramide contributiva. Lo stesso Salvini, ha dal canto suo confermato questo evidente dato di fatto, affermando però come il vantaggio che deriverebbe dalla parificazione delle aliquote andrebbe a riflettersi sui consumi. In pratica, la speranza dei proponenti è che il denaro che rimarrebbe nelle tasche dei contribuenti più ricchi vada a tradursi in maggiori consumi e, quindi, in un potenziamento del ciclo economico.

Perché è importante quest’ultimo aspetto? Come è noto, dopo la crisi economica innescata dallo scoppio della bolla dei mutui subprime nel 2008, il nostro Paese stenta a rimettersi in carreggiata. La gelata dei consumi è andata a saldarsi alle politiche di austerity messe in campo per cercare di riportare sotto controllo i conti dello Stato.

Secondo i calcoli fatti da alcuni economisti, l’avvio della Flat Tax comporterebbe un buco nei conti statali per svariate decine di miliardi di euro, che devono dunque essere reperiti per finanziare la riforma fiscale. Di fronte a questo dato di fatto, i fautori della Flat Tax affermano che in un paio di anni l’appiattimento delle aliquote andrebbe ad autofinanziarsi proprio con il rilancio dei consumi, tale da tradursi in nuove entrate. Una ricetta che ad esempio ha avuto fortuna in Russia, ove è stata introdotta all’inizio del nuovo millennio.

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