Di Nico Perrone
Rubbettino Editore
Che il Conte
di Cavour, maestro della tessitura diplomatica, avesse mandato un
carico di fucili a Napoli, non lo aveva detto nessuno. Destinatario
di quelle armi era stato il ministro di polizia borbonico, don
Liborio Romano. Sembra incredibile, ma lo dimostrano i documenti
pubblicati in questo libro. Liborio Romano aveva incominciato la
sua attività politica in una setta carbonara, era stato per lunghi
anni nella carceri borboniche, in esilio e a domicilio coatto. Ma
infine era riuscito a salire al rango di ministro di Francesco II.
Per consegnare Napoli a Garibaldi, senza colpo ferire, si era
servito dell'aiuto della camorra, ma con questa operazione
temeraria aveva sbarrato il passo alla conquista da parte di
Cavour. Aveva realizzato insomma un duplica tradimento, nei
confronti del suo re e nei confronti di Cavour. Il trasformismo fu
la caratteristica politica di don Liborio: alle origini dell'unità,
proprio lui ne fu l'inventore nella penisola italiana. La storia di
Liborio Romano prosegue con una trionfale elezione al parlamento
del Regno d'Italia, ma Cavour, che non lo aveva perdonato, ne
decise l'esclusione dal potere politico.