
MILLENOVECENTOUNDICI.
LE ARTI IN FRIULI
E VENETO
100 ANNI
FA
Mostra a cura
di
Cristina Beltrami
Ufficio Comunicazione
FriulAdria
Selezione musicale
di
Elisabetta Bocchese
2 dicembre 2011 -
2 aprile 2012
lunedì - venerdì 8.30-13.30/14.30
-17.30
aperture straordinarie: dicembre
17.30-19.00
INGRESSO LIBERO
La mostra è nata con la duplice finalità di "fotografare" la
situazione storico-artistica del Friuli e del Veneto attorno al
1911 e al contempo di celebrare il primo centenario di Banca
Popolare FriulAdria-Crédit Agricole.
100 anni fa dunque si pone un
obiettivo ambizioso: mettere a confronto due differenti generazioni
d'artisti che rispondono ad altrettanti modi di intendere l'arte.
Da un lato Cesare Laurenti, Alessandro Milesi, Luigi Nono che, come
Ettore Tito e Pietro Fragiacomo, non tradiscono la loro matrice
ottocentesca e, dall'altro la nascita di una vera secessione. A
partire dal 1908 infatti, Palazzo Pesaro a Venezia ospita
l'avanguardia veneta: Pieretto Bianco, Guido Cadorin, Arturo
Martini, Gigi De Giudici, Gino Rossi, Vittorio Zecchin, Teodoro
Wolf-Ferrari espongono sotto l'egida di Nino Barbantini, accomunati
da un medesima percezione della realtà che viene subordinata alla
vivacità cromatica. Sono artisti audaci che non temono di misurarsi
con mezzi espressivi meno consoni e si prestano dunque alla
collaborazione con i maestri vetrai muranesi, con i laboratori
della ceramica di Bassano Del Grappa e alcuni, come Umberto
Bellotto e Carlo Rizzarda, trasformano elevano la tecnica del ferro
battuto da manufatto artigianale a vera opera d'arte.
Tra i due estremi - la Biennale e Ca' Pesaro - esistono le
sfumature, gli artisti di passaggio, coloro che non prendono una
posizione forte ma che elaborano la lezione dei grandi maestri in
maniera personale: Lino Selvatico attraverso l'eleganza della
figura, Emma Ciardi attraverso l'atmosfera del paesaggio, Vincenzo
De Stefani attraverso la luminosità della campitura, Miti Zanetti
attraverso il silenzio dei suoi paesaggi e Favai attraverso
l'evocazione di un'umidità gotica riescono a mantenere un ponte tra
due diverse generazioni. Il percorso proposto di 100anni
fa si sviluppa dunque attraverso una trentina di pezzi che
rendono evidente come il 1911 vada letto come un fondamentale punto
d'arrivo per la Nazione da cui riprendere la corsa verso il futuro
nella piena consapevolezza della propria storia e delle proprie
potenzialità.
L'aspetto storico è affidato in mostra ad alcuni totem
multimediali che ripercorrono i maggiori eventi del 1911 e
permettono degli approfondimenti sulle opere di maggior
interesse.
Il visitatore è inoltre accompagnato da un sottofondo musicale,
selezionato da Elisabetta Bocchese, che contestualizza maggiormente
la mostra con le composizioni coeve di Béla Bartók, Claude Debussy,
Pietro Mascagni e Igor Stravinskij.
MILLENOVECENTOUNDICI.
LE ARTI IN FRIULI E VENETO
volume a cura di Cristina Beltrami
con un testo introduttivo di Giovanna Dal Bon
saggi di Cristina Beltrami, Maria Novella Benzoni,
Malvina Borgherini, Laura D'Angelo, Giovanna Montani, Pierandrea
Moro, Eugenia Querci, Nico Stringa, Alessandra Zamperini
ZeLedizioni, Treviso, 2011
pp.140
A latere della mostra, e inserito a pieno titolo nella collana
"Segni da un territorio" voluta da FriulAdria, viene pubblicato
Millenovecentoundiici. Le Arti in Friuli e Veneto, una
riflessione sulla complessa situazione di un anno che segna al
contempo il cinquantenario dell'Italia unita e l'atto fondativo
della banca stessa.
Il volume dunque inquadra la realtà storico-artistica attraverso
nove saggi affidati a competenti studiosi di ciascun argomento:
Pierandrea Moro apre la sequenza dei saggi con un
inquadramento storico e sociale del territorio nazionale nel 1911.
Alessandra Zamperini ed Eugenia
Querci si concentrano sulla presenza degli artisti veneti
e friulani alle due grandi Esposizioni celebrative romane del 1911,
rispettivamente una d'arte antica a Castel Sant'Angelo e l'altra
d'arte contemporanea allestita in imponenti edifici effimeri.
Sempre in chiave veneto-friulana, Monica Molteni
prende in esame la celebre mostra sul ritratto che Ugo Ojetti
organizzò a Firenze nella primavera del 1911 con un successo
strepitoso. Nel 1911 viene inaugurato anche Palazzo Cossetti a
Pordenone, attuale sede della banca, e partendo dal progetto di
Giovanni Sardi Malvina Borgherini indaga la
situazione dell'architettura locale attorno all'inizio del
Novecento. La situazione della scultura è letta in una maniera
originale da Nico Stringa che immagina il percorso
del giovane Arturo Martini in un Veneto che stava profondamente
mutando la propria fisionomia culturale ed artistica. Sempre
rimanendo nell'ambito della scultura Giovanna
Montani e Laura D'Angelo ricostruiscono
la vicenda del monumento equestre a Vittorio Emanuele II, opera di
Enrico Chiaradia, scultore friulano insensatamente dimenticato. Il
saggio di Maria Novella Benzoni e Cristina
Beltrami riassume il quadro delle arti applicate - i vetri
muranesi, i ferri battuti, la ceramica, la tessitoria… - che,
proprio in questo scorcio di secolo si misurano con l'estetica del
Liberty. Non poteva mancare poi uno sguardo, sempre a cura di
Cristina Beltrami, sulle Biennali veneziane che a partire dal 1895
sono l'evento internazionale del territorio veneto. Infine il
volume si chiude con un esaustivo quadro cronologico accompagnato
da curiose immagini d'epoca: un anno ricco di eventi, l'Italia dà
il via all'impresa libica, le donne cominciano a indossare i
pantaloni, al Louvre viene rubata la Gioconda …
Il 1911 dunque come data cruciale, in cui l'Italia intera, dopo
cinquant'anni di esistenza, tira le somme di un'unità complessa e
faticosamente raggiunta: vede la fine del gigantesco cantiere del
Vittoriano con il monumento equestre del Re firmato dallo scultore
friulano Enrico Chiaradia. Roma mette in scena «la più varia ed
importante mostra d'arte che si sia finora avuta in Italia» (da
"Emporium", aprile, 1911), con dipinti, sculture ma anche oggetti
dei maggiori artisti veneti viventi. Con uno sguardo al passato
viene allestita una grande mostra d'arte antica a Castel
Sant'Angelo con capolavori del Cinquecento veneto; mentre Ugo
Ojetti, influente critico del "Corriere della Sera", organizza una
mostra dedicata al Ritratto Italiano. Il prestigio dei
prestiti - tra cui molti veneti da Tiziano ad Hayez - e la
scelta di un tema accattivante decretano il successo della mostra
che, nel 1911, raggiunge quasi i 4000 visitatori al giorno, per un
incasso complessivo di 378.000 lire. L'Italia stava cambiando
aspetto nell'architettura - che stava abbandonando il linguaggio
liberty per una pulizia formale sempre maggiore che avrebbe
condotto al razionalismo - quanto nell'affermazione del design che
da arte applicata diveniva seriale.
Il 1911 fu dunque un importante punto d'arrivo da cui però
l'Italia comincia a guardare al futuro come una nuova partenza, una
sfida, nella piena consapevolezza della propria
storia.