1861-2011: 150° anniversario dell'unità d'Italia

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MILLENOVECENTOUNDICI. LE ARTI IN FRIULI E VENETO - 100 ANNI FA

millenovecento

MILLENOVECENTOUNDICI.

LE ARTI IN FRIULI E VENETO

100 ANNI FA

 

Mostra a cura di

Cristina Beltrami

Ufficio Comunicazione FriulAdria

 

Selezione musicale di

Elisabetta Bocchese

 

2 dicembre 2011 - 2 aprile 2012

lunedì - venerdì 8.30-13.30/14.30 -17.30

aperture straordinarie: dicembre 17.30-19.00

 

INGRESSO LIBERO

La mostra è nata con la duplice finalità di "fotografare" la situazione storico-artistica del Friuli e del Veneto attorno al 1911 e al contempo di celebrare il primo centenario di Banca Popolare FriulAdria-Crédit Agricole.

100 anni fa dunque si pone un obiettivo ambizioso: mettere a confronto due differenti generazioni d'artisti che rispondono ad altrettanti modi di intendere l'arte. Da un lato Cesare Laurenti, Alessandro Milesi, Luigi Nono che, come Ettore Tito e Pietro Fragiacomo, non tradiscono la loro matrice ottocentesca e, dall'altro la nascita di una vera secessione. A partire dal 1908 infatti, Palazzo Pesaro a Venezia ospita l'avanguardia veneta: Pieretto Bianco, Guido Cadorin, Arturo Martini, Gigi De Giudici, Gino Rossi, Vittorio Zecchin, Teodoro Wolf-Ferrari espongono sotto l'egida di Nino Barbantini, accomunati da un medesima percezione della realtà che viene subordinata alla vivacità cromatica. Sono artisti audaci che non temono di misurarsi con mezzi espressivi meno consoni e si prestano dunque alla collaborazione con i maestri vetrai muranesi, con i laboratori della ceramica di Bassano Del Grappa e alcuni, come Umberto Bellotto e Carlo Rizzarda, trasformano elevano la tecnica del ferro battuto da manufatto artigianale a vera opera d'arte.

Tra i due estremi - la Biennale e Ca' Pesaro - esistono le sfumature, gli artisti di passaggio, coloro che non prendono una posizione forte ma che elaborano la lezione dei grandi maestri in maniera personale: Lino Selvatico attraverso l'eleganza della figura, Emma Ciardi attraverso l'atmosfera del paesaggio, Vincenzo De Stefani attraverso la luminosità della campitura, Miti Zanetti attraverso il silenzio dei suoi paesaggi e Favai attraverso l'evocazione di un'umidità gotica riescono a mantenere un ponte tra due diverse generazioni. Il percorso proposto di 100anni fa si sviluppa dunque attraverso una trentina di pezzi che rendono evidente come il 1911 vada letto come un fondamentale punto d'arrivo per la Nazione da cui riprendere la corsa verso il futuro nella piena consapevolezza della propria storia e delle proprie potenzialità. 

L'aspetto storico è affidato in mostra ad alcuni totem multimediali che ripercorrono i maggiori eventi del 1911 e permettono degli approfondimenti sulle opere di maggior interesse.

Il visitatore è inoltre accompagnato da un sottofondo musicale, selezionato da Elisabetta Bocchese, che contestualizza maggiormente la mostra con le composizioni coeve di Béla Bartók, Claude Debussy, Pietro Mascagni e Igor Stravinskij.

 

MILLENOVECENTOUNDICI.

LE ARTI IN FRIULI E VENETO 

volume a cura di Cristina Beltrami

con un testo introduttivo di Giovanna Dal Bon

saggi di Cristina Beltrami, Maria Novella Benzoni, Malvina Borgherini, Laura D'Angelo, Giovanna Montani, Pierandrea Moro, Eugenia Querci, Nico Stringa, Alessandra Zamperini

ZeLedizioni, Treviso, 2011

pp.140

A latere della mostra, e inserito a pieno titolo nella collana "Segni da un territorio" voluta da FriulAdria, viene pubblicato Millenovecentoundiici. Le Arti in Friuli e Veneto, una riflessione sulla complessa situazione di un anno che segna al contempo il cinquantenario dell'Italia unita e l'atto fondativo della banca stessa.

Il volume dunque inquadra la realtà storico-artistica attraverso nove saggi affidati a competenti studiosi di ciascun argomento: Pierandrea Moro apre la sequenza dei saggi con un inquadramento storico e sociale del territorio nazionale nel 1911. Alessandra Zamperini ed Eugenia Querci si concentrano sulla presenza degli artisti veneti e friulani alle due grandi Esposizioni celebrative romane del 1911, rispettivamente una d'arte antica a Castel Sant'Angelo e l'altra d'arte contemporanea allestita in imponenti edifici effimeri. Sempre in chiave veneto-friulana, Monica Molteni prende in esame la celebre mostra sul ritratto che Ugo Ojetti organizzò a Firenze nella primavera del 1911 con un successo strepitoso. Nel 1911 viene inaugurato anche Palazzo Cossetti a Pordenone, attuale sede della banca, e partendo dal progetto di Giovanni Sardi Malvina Borgherini indaga la situazione dell'architettura locale attorno all'inizio del Novecento. La situazione della scultura è letta in una maniera originale da Nico Stringa che immagina il percorso del giovane Arturo Martini in un Veneto che stava profondamente mutando la propria fisionomia culturale ed artistica. Sempre rimanendo nell'ambito della scultura Giovanna Montani e Laura D'Angelo ricostruiscono la vicenda del monumento equestre a Vittorio Emanuele II, opera di Enrico Chiaradia, scultore friulano insensatamente dimenticato. Il saggio di Maria Novella Benzoni e Cristina Beltrami riassume il quadro delle arti applicate - i vetri muranesi, i ferri battuti, la ceramica, la tessitoria… - che, proprio in questo scorcio di secolo si misurano con l'estetica del Liberty. Non poteva mancare poi uno sguardo, sempre a cura di Cristina Beltrami, sulle Biennali veneziane che a partire dal 1895 sono l'evento internazionale del territorio veneto. Infine il volume si chiude con un esaustivo quadro cronologico accompagnato da curiose immagini d'epoca: un anno ricco di eventi, l'Italia dà il via all'impresa libica, le donne cominciano a indossare i pantaloni, al Louvre viene rubata la Gioconda …

Il 1911 dunque come data cruciale, in cui l'Italia intera, dopo cinquant'anni di esistenza, tira le somme di un'unità complessa e faticosamente raggiunta: vede la fine del gigantesco cantiere del Vittoriano con il monumento equestre del Re firmato dallo scultore friulano Enrico Chiaradia. Roma mette in scena «la più varia ed importante mostra d'arte che si sia finora avuta in Italia» (da "Emporium", aprile, 1911), con dipinti, sculture ma anche oggetti dei maggiori artisti veneti viventi. Con uno sguardo al passato viene allestita una grande mostra d'arte antica a Castel Sant'Angelo con capolavori del Cinquecento veneto; mentre Ugo Ojetti, influente critico del "Corriere della Sera", organizza una mostra dedicata al Ritratto Italiano. Il prestigio dei prestiti - tra cui molti veneti da Tiziano ad Hayez -  e la scelta di un tema accattivante decretano il successo della mostra che, nel 1911, raggiunge quasi i 4000 visitatori al giorno, per un incasso complessivo di 378.000 lire. L'Italia stava cambiando aspetto nell'architettura - che stava abbandonando il linguaggio liberty per una pulizia formale sempre maggiore che avrebbe condotto al razionalismo - quanto nell'affermazione del design che da arte applicata diveniva seriale.

Il 1911 fu dunque un importante punto d'arrivo da cui però l'Italia comincia a guardare al futuro come una nuova partenza, una sfida, nella piena consapevolezza della propria storia. 

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