Monete Rare Italiane: Quali sono e Quanto Valgono

La quantità degli esemplari coniati di una moneta in un determinato anno è il primo criterio che consente di terminarne la rarità; la produzione di un medesimo taglio difatti può variare di anno in anno anche in modo considerevole. A tale parametro di valutazione vanno comunque affiancati altri fattori che potremmo definire circostanziali poiché dipendono da particolari contingenze storiche: in determinate situazioni le zecche hanno la possibilità o di ritirare del tutto dalla circolazione un certo quantitativo di monete o di usare una parte di quelle già coniate per un’ulteriore rifusione. In entrambi i casi il numero di pezzi originariamente coniati può diminuire drasticamente, rendendo rara una moneta che inizialmente non lo era.

Il secondo fattore che, indipendentemente dall’anno di coniazione, rende estremamente rari alcuni esemplari sono i difetti o le varianti derivanti da un errore o progettuale del modello o esecutivo all’atto della stessa coniazione, errore che porta alla riproduzione di monete che, immesse sul mercato con immagini sbagliate o non rispondenti alle intenzioni progettuali, vengono assai presto accaparrate soprattutto dai collezionisti divenendo sempre più difficilmente reperibili. Egualmente rilevante è l’esiguo numero delle monete coniate con impressa la scritta PROVA.

Le monete rare nella storia repubblicana

Nella storia della Lira in età repubblicana le monete di maggiore valore in quanto rare sono quelle coniate nel corso degli anni Cinquanta. Tra tutte si distingue la 5 lire del 1956 (modello diritto-delfino / rovescio-timone). Dal 1951 al 1955 le 5 lire furono coniate sempre in notevoli quantitativi; nel 1956 invece ne vennero coniati soltanto 400.000 esemplari, il che le rese ben presto rare. Oggi il loro effettivo valore in FDC, Fior di Conio, vale a dire in stato di perfetta conservazione in quanto si tratta di esemplari mai circolati e immediatamente conservati integri, oscilla tra i 1600 e i 1800 €, mentre in SPL, in splendide condizioni, anche se circolate, si attesta sui 600 € e in BB, in buone condizioni, dai 100 ai 150€.

Dopo il periodo di sospensione dal 1957 al 1965, le nuove coniazioni registrarono due varianti che resero non comuni le 5 lire del 1969 (capovolgimento del numero 1 nella data – valore circa 100 €) e del 1989 (rovesciamento del timone – valore dai 20 ai 30€). Va segnalata la prima emissione, nel 1954, delle 100 lire con la scritta PROVA, il cui valore, data la rilevante scarsità, in FDC si avvicina ai 3000 €. Nel 1956 fu realizzata la prima coniazione delle 20 lire; l’emissione, caratterizzata da un particolare bordo, ora liscio ora rigato, venne ritirata quasi per intero e fusa per altri coni. Solo poche di queste monete sopravvissero alla distruzione, essendo contrassegnate dalla dicitura PROVA; il loro valore supera attualmente i 300 €. Delle altre emissioni delle 20 lire va evidenziata la moneta con dicitura PROVA che 1968, che viene valutata intorno agli 800 €.

monete rare italiane

monete rare italiane

Di natura del tutto particolare è la vicenda legata alla coniazione nel 1957 della moneta in argento da 500 lire; essa al rovescio, in posizione centrale, rappresentava tre caravelle in navigazione. Ben presto la Capitaneria della Marina si sentì obbligata a segnalare il clamoroso errore per cui gli alberi maestri delle tre navi erano disposti non a destra, ma sinistra, cioè controvento. Nel frattempo, dopo ampie discussioni fra i tecnici e gli esperti, e dopo che 1070 esemplari erano già stati distribuiti, si decise la modificazione del conio con le vele a sinistra. Questa moneta resta comunque tra le più ammirate dell’intera coniazione italiana. I 1070 esemplari “sbagliati” sono divenuti subito oggetto di tesaurizzazione; in CFD il valore attuale oscilla tra gli 8000 e i 10000€.

Bisognerà attendere molti anni perché si ripeta un simile errore di coniazione. È’ il caso di uno stock di monete da 1 centesimo di Euro coniate nel 2002, le quali riproducevano al dritto la Mole Antonelliana al posto dell’immagine di Castel del Monte. Il valore di tale moneta, commercializzata dopo un lungo contenzioso tra la Zecca e l’azienda Bolaffi, si gira ormai tra i 2500 e i 3000 €, valore che gli esperti ritengono destinato a salire ulteriormente nel corso del tempo.