Firenze – Monumento a Dante Alighieri

Il Monumento a Dante Alighieri è collocato in Piazza Santa Croce, una delle principali piazze del centro storico di Firenze, dominata dall’omonima Basilica di Santa Croce. Questa zona, anticamente, era una vera e propria isola formata da due bracci dell’Arno che si separavano vicino all’attuale Piazza Beccaria, per ricongiungersi davanti alle mura che passavano all’altezza di via Verdi – via de’ Benci e i francescani, giunti a Firenze nel 1226-1228, scelsero questa zona isolata per il loro insediamento. Analogamente a Piazza Santa Maria Novella, dove predicavano i domenicani, la Piazza di Santa Croce nacque per contenere le folle di fedeli che ascoltavano le prediche dei frati dal sagrato della maestosa chiesa che, nel frattempo, era stata costruita in quello spazio sottoposto a bonifica. Essendo la piazza molto grande e di forma regolare, nel Rinascimento divenne il luogo ideale per giostre cavalleresche, feste, spettacoli e gare popolari, come il cosiddetto “calcio storico fiorentino”, che, ancora oggi, vi si tiene ogni anno nel mese di giugno. La piazza è diventata, poi, un sicuro punto di riferimento per lo svolgimento di manifestazioni speciali e talvolta concerti che si tengono nel corso dell’anno.

Dante Alighieri, poeta, scrittore, è stato, nel corso dell’Ottocento e in epoca risorgimentale, considerato come unificatore della lingua italiana e padre ideale dell’unità nazionale. Lo scultore Enrico Pazzi, già allievo del Sarti a Bologna, molto attivo a Firenze attorno al 1860 dove, nello studio di Duprè, si accosta al romanticismo del maestro, nel 1851 aveva eseguito un piccolo modello della statua di Dante con il proposito di farne una copia colossale in marmo da offrire al Municipio di Ravenna, sua città natale. Il Municipio di Ravenna aveva però rifiutato l’offerta a causa dell’enorme spesa che avrebbe dovuto sostenere anche se, successivamente, data l’ammirazione suscitata dal modello, era stato deciso di costituire un Comitato per aprire una pubblica sottoscrizione al fine di realizzare l’opera ed offrirla al Comune di Firenze affinché fosse collocata in una pubblica piazza come “espiazione dell’esilio dato al grande poeta dai suoi cittadini”.

Raccolta la somma non rimaneva che eseguire l’opera e, a tal fine, venne utilizzato un blocco di marmo di Carrara di grandi dimensioni che giunse a Firenze nell’estate del 1863. Nell’aprile del 1865 la statua fu collocata sulla base dove fu, finalmente, completata. Il Consiglio comunale aveva deliberato, con atto del marzo 1864, che, date le proporzioni e la “convenienza di collocare il Monumento al Divino Poeta presso al Tempio di Santa Croce, al Pantheon di tante glorie Italiane”, la scultura fosse collocata al centro di Piazza Santa Croce, anziché in Piazza Vecchia di Santa Maria Novella come in precedenza ipotizzato.

L’inaugurazione fu fissata per il 14 maggio 1865, in occasione del sesto centenario della nascita del poeta.

Successivamente, con delibera del 15 giugno 1967, la Giunta Municipale approvò i lavori per lo spostamento del monumento a Dante dal centro della Piazza di Santa Croce, in modo da restituire a quello spazio il suo originario valore e consentire, così, lo svolgimento del calcio storico.

Per la sistemazione definitiva fu proposta, tra le altre, la collocazione su un’apposita piazzola realizzata sulla gradinata della Basilica di Santa Croce, nell’angolo con Via San Giuseppe ma questa soluzione suscitò numerose polemiche oltre all’opposizione dei Frati francescani. Alla fine, comunque, tale sistemazione fu confermata e il progetto esecutivo, approntato dalla Divisione Belle Arti, fu approvato dalla Soprintendenza nel febbraio 1969.

La crisi dell’Amministrazione comunale comportò un ritardo nella esecuzione dei lavori il cui inizio ebbe luogo il 19 maggio 1971 protraendosi fino al settembre quando la statua venne definitivamente ricollocata. L’inaugurazione della nuova collocazione avvenne il 7 ottobre 1971.

La statua in marmo bianco di Carrara rappresenta Dante Alighieri, in piedi, incoronato d’alloro, mentre sorregge con la mano destra il libro della Divina Commedia ed ha vicino un’aquila con le ali semichiuse. Il basamento sempre in marmo bianco è a pianta quadrata e nella parte mediana riporta riquadri in marmo rosso di Verona. Sul prospetto anteriore è presente la seguente epigrafe: A DANTE ALIGHIERI /L’ITALIA /M – DCCC – LXV. Agli angoli della base, sopra i piedistalli, poggiano quattro marzocchi, sempre in marmo bianco, che reggono con la zampa uno scudo sul quale è inciso il titolo delle opere minori del poeta: DE VULGARI ELOQUENTIA; LA VITA NOVA; IL CONVIVIO; DE MONARCHIA. Lo zoccolo in bardiglio è circondato da bassorilievi rappresentanti gli stemmi di quaranta città. Il piede del monumento è in arenaria grigia, sagomato come il registro inferiore del basamento, ed è modellato secondo la pendenza della gradinata prospiciente la Basilica.

STATO DI CONSERVAZIONE

Il monumento, inaugurato nel 1865, fu smontato dal centro di Piazza Santa Croce, restaurato e, nel 1971, ricollocato nell’angolo sinistro della gradinata di accesso al sagrato della basilica. Durante l’intervento di restauro di fine anni ’60, eseguito con le metodologie allora in uso, le sostanze consolidanti come ad esempio i silicati, quasi certamente impiegate, interagendo negativamente con gli effetti delle escursioni termiche provocate dal clima sul monumento completamente esposto agli agenti atmosferici, hanno favorito il formarsi di fenomeni esfoliativi consistenti, anche in concorso con l’azione acida dei depositi inquinanti presenti nell’atmosfera. Nelle porzioni dilavate dalle precipitazioni atmosferiche il modellato mostrava una superficie opaca fortemente erosa e di consistenza zuccherina mentre, in tutte le porzioni in cui il particellato inquinante può accumularsi, erano presenti croste nere di spessore anche consistente. Molte parti delle superfici scultoree del basamento, in particolare le teste dei marzocchi, erano soggette ad attacchi biologici e presentavano integrazioni anche estese e tassellature.

La presenza di volatili aveva aggiunto agli strati inquinanti ulteriori depositi organici altamente corrosivi. A tutto ciò si aggiungeva il degrado meccanico prodotto da un consistente flusso turistico verso la basilica di Santa Croce, quindi

tutt’intorno al basamento, spesso utilizzato come appoggio e talvolta addirittura oggetto di arrampicate. Il piede in arenaria risultava consunto e soggetto alla classica rottura con esfoliazione della matrice litoide.

Durante lo smontaggio del monumento, nel 1968, si constatò che la testa della statua presentava una grossa lesione all’attaccatura del collo con il busto e fu eseguito un consolidamento tramite l’inserimento di perni metallici. Tutte le parti del monumento furono sottoposte a restauro prima della ricollocazione avvenuta nel 1971.

INTERVENTO DI RESTAURO

Superfici in marmo

Operazioni preliminari

Rimozione a secco dei depositi superficialiincoerenti e parzialmente coerenti (quali terriccio, guano etc.) mediante spolveratura con pennelli disetola naturale e aspiratore.

Prepulitura da effettuare spruzzando le superfici non segnate da fenomeni disgregativi con acqua demineralizzata, da asportati tamponando la superficie con spugne morbide.

Preconsolidamento delle porzioni instabili con sostanze appositamente selezionate.

Disinfezione

Applicazione di idoneo prodotto biocida, nelle zone interessate da patine e formazioni biologiche, a spruzzo, a pennello, con siringhe o impacchi e successiva rimozione mediante lavaggio delle superfici con acqua demineralizzata e spazzole

morbide e anche mediante l’uso del bisturi.

Pulitura

Assottigliamento di depositi stratificati inquinanti aderenti alle porzioni marmoree (croste nere) per via meccanica, tramite l’uso di microsabbiatrice, fino a raggiungere lo strato solfatato aderente alla superficie lapidea aggredita dal fenomeno.

Eliminazione tramite laser di depositi stratificati inquinanti (croste nere) aderenti alle porzioni marmoree superficialmente disgregate, quindi non altrimenti trattabili.

Pulitura della superficie scultorea tramite applicazione compresse ed impacchi di soluzioni basiche a PH controllato. È stata prevista, ove necessario, l’applicazione di solventi appositamente selezionati tramite impacco, o in soluzione gel.

Stuccatura

Verifica di tutte le stuccature esistenti e rimozione con mezzi meccanici di quelle ormai prive di funzionalità conservativa o estetica.

Esecuzione di stuccature con malta di idonea composizione e colorazione in presenza di

microfessurazioni e in corrispondenza delle giunture dei blocchi.

Consolidamento e protezione superficiale

Staffatura e/o imperniatura di porzioni di materiale decoeso e pericolante, eseguite tramite la collocazione di staffe in acciaio o in altri materiali come da disposizioni della Direzione Lavori, a protezione di porzioni pericolanti.

Consolidamento superficiale eseguito applicando sulle superfici, tramite carta giapponese, impacchi di pasta di cellulosa imbevuta di ossalato di ammonio disciolto in acqua demineralizzata.

Protezione finale della superficie marmorea, eseguita a pennello, applicando cera microcristallina fino a saturazione, quindi spannando le superfici per ottenere il risultato estetico concordato con la Direzione Lavori.

Superfici in arenaria

Operazioni preliminari

Rimozione a secco dei depositi superficiali incoerenti e parzialmente coerenti (quali terriccio, guano etc.) mediante spolveratura con pennelli di setola naturale e aspiratore.

Prepulitura effettuata spruzzando le superfici non segnate da fenomeni disgregativi con acqua demineralizzata, asportata tamponando la superficie con spugne morbide.

Preconsolidamento delle porzioni instabili con sostanze appositamente selezionate.

Disinfezione

Applicazione di idoneo prodotto biocida, nelle zone interessate da patine e formazioni biologiche, a spruzzo, a pennello, con siringhe o impacchi e successiva rimozione mediante lavaggio delle superfici con acqua demineralizzata e spazzole

morbide e, ove necessario, anche mediante l’uso del bisturi.

Pulitura

Assottigliamento delle croste nere per via meccanica, tramite l’uso di microsabbiatrice, fino a raggiungere lo strato solfatato aderente alla superficie lapidea aggredita dal fenomeno.

Asportazione di vernici, colle o altre sostanze sintetiche, mediante ripetute applicazioni di solventi selezionati disciolti in medium gel e rimossi avendo cura di salvaguardare le superfici circostanti non interessate al fenomeno.

Pulitura di superfici in arenaria eseguita mediante applicazione di pasta cellulosica addizionata con carbonato d’ammonio, interponendo carta giapponese. Terminato il tempo di contatto le sostanze inquinanti rigonfiate sono state rimosse massaggiando la superficie con spazzole e spazzolini di nylon e asportate con spugne inumidite con

acqua demineralizzata. Successivamente è stata effettuata un’attenta sciacquatura, spruzzando a più riprese la superficie trattata con acqua demineralizzata ed immediatamente tamponandola con spugne naturali e/o ovatta

di cotone puliti, al fine di asportare tutto lo sporco rimosso dall’impacco e di impedire il gocciolamento di acqua mista a depositi sulle superfici sottostanti.

Stuccatura

Rimozione di tutte le stuccature eseguite nei precedenti restauri con materiali non compatibili con il tipo lapideo originale.

Sigillatura di giunti e fessurazioni, anche a margine di perdite di materiale causate da fenomeni esfoliativi, da effettuare utilizzando malta di idonea composizione e colorazione.

Consolidamento e finitura

Consolidamento di superfici in arenaria eseguita a iniezione e pennello, limitatamente

alle zone interessate da fenomeni di pulvirulenza superficiale, tramite l’applicazione di sostanze appositamente selezionate.

Ricostruzioni di porzioni superficiali perdute eseguite con apposita malta di grassello di granulometria adeguata, pigmentata nel colore del tipo lapideo originale al fine di ottenere la perfetta omogeneità granulometrica e cromatica con l’originale.

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