«Un mezzo secolo è trascorso dal giorno in cui Camillo di Cavour
otteneva che il Parlamento trasformasse in legge l'alta visione
della patria Unità, che nella coscienza del grande statista già era
salda certezza, ma in molte anime soltanto lontana speranza.» (dal
discorso inaugurale del conte Enrico di San Martino in Roma.
Rassegna illustrata dell'Esposizione del 1911, marzo 1911)
Sono dunque passati cinquant'anni dal raggiungimento dell'Unità
e, nell'organizzazione delle celebrazioni per il Giubileo della
patria, l'Italia intera è chiamata a dimostrare al resto
dell'Europa e del mondo la straordinaria crescita avvenuta dal
1861. L'evoluzione economica e sociale ha portato il paese al passo
con le altre nazioni, ma i progressi riguardavano anche la cultura
e la ricerca scientifica.
«Il 27 marzo 1861 è
data tra le più memorande nella vita della Patria nostra. La terza
Italia, nella balda sicurezza dei suoi fati, nell'audacia di
ineluttabile volontà, di fronte al Mondo intero, per bocca dei suoi
rappresentanti solennemente affermava l'essere suo, l'unità sua,
con a capo Roma, la Città Eterna, culla della sua civiltà, centro e
cuore dei suoi nuovi destini. Compirono i fati; e il cinquantenario
del memorabile giorno va degnamente celebrato, perché l'Italia
dell'oggi renda omaggiai precursori e si affermi quale essa è in
cospetto della civitlà». Così Ernesto Nathan, sindaco di Roma, e
Secondo Frola, sindaco di Torino, il 15 gennaio 1908, annunciano la
proclamazione delle feste commemorative per il 1911, Cinquantenario
dell'Unità d'Italia, che si svolgeranno a Torino e Roma. Anche
Firenze "con patriottico animo e con giusta baldanza", secondo una
annotazione della Rivista delle Esposizioni della Editrice
Sonzogno, si propone nel 1910 "per commemorare degnamente il
cinquantenario della proclamazione del Regno".
Su quella rivista è documentata l'inaugurazione
delle celebrazioni svolta a Torino il 17 marzo 1911 dal nuovo
sindaco di Torino Teofilo Rossi e dal ministro Luigi Facta, con
l'apertura della "Esposizione Internazionale" in data 29 aprile. E'
illustrata nel Catalogo ufficiale e nella pubblicazione del Touring
Club Italiano.
Le celebrazioni a Roma
sono inaugurate dal sindaco Nathan il 27 marzo, e lo stesso giorno
si apre la "Rassegna Internazionale d'arte contemporanea" a Valle
Giulia, che si può rivedere nel Catalogo ufficiale o nella Guida
Ufficiale delle Esposizioni, che fa anche riferimento alla
"Esposizione Etnografica delle Regioni" inaugurata
il 21 aprile, successivamente alla rassegna di "Topografia Romana"
aperta l'8 aprile. Per una documentazione di queste rassegne, con
tutti i riferimenti anche di carattere pubblicitario, è
fondamentale il libro Roma nel 1911 di Ugo Fleres, documentato
fotograficamente e con relativa piantina dei diversi luoghi di
esposizione.
Vi sono evidenziate le nuove
costruzioni dei ponti Flaminio e Vittorio Emanuele
II, nonché la "Retrospettiva su Roma medievale e Moderna"
a Castel Sant'Angelo, quarta mostra dell'Esposizione. Per
l'inaugurazione del Vittoriano del 4 giugno è fondamentale il libro
di Primo Acciaresi Giuseppe Sacconi e l'opera sua massima, uscita
un mese prima dell'inaugurazione; mentre la Mostra del Risorgimento
all'interno del VIttoriano può essere rivisitata nella Rassegna
illustrata ufficiale.
Le celebrazioni di
Firenze sono relative alla "Mostra del Ritratto
italiano dalla fine del XVI secolo al 1861", che si tiene da marzo
a luglio, e alla "Esposizione Internazionale di Floricoltura"
svolta a maggio. La prima è documentata nel Catalogo curato dal
comitato della mostra e in un volume di Galileo Chini, che illustra
anche la seconda esposizione. A corredo di tutte le celebrazioni
nelle tre capitali un testo prezioso è l'opera Le tre Capitali di
Edmondo De Amicis, ripubblicata dai Fratelli Treves nell'anno del
Cinquantenario insieme al testo Speranze e Glorie. E ancora, le
locandine degli eventi firmate da Adolfo De Carolis e Duilio
Cambellotti.